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·20 febbraio 2026

Warren Buffett punta sui giornali: investiti 350 milioni nel New York Times

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L’era di Warren Buffett alla guida di Berkshire Hathaway si è chiusa con il ritorno alla sua passione: i quotidiani. Buffett, investitore statunitense tra i più influenti di sempre, è soprannominato “Oracolo di Omaha”, per la sua straordinaria capacità di prevedere i mercati.

Nel quarto trimestre, l’ultimo sotto il segno della gestione dell’imprenditore, Berkshire Hathaway ha tagliato la sua partecipazione in Amazon del 75% e investito 350 milioni di dollari nel New York Times. Un’iniezione di fiducia che spinge i titoli della “Old Gray Lady” a Wall Street, dove avanzano decisi di oltre l’1%.


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Buffett non ha mai nascosto la sua passione per i quotidiani. Da adolescente — ha raccontato più volte — ha consegnato 500.000 giornali e negli anni ha sfidato gli azionisti di Berkshire Hathaway durante l’assemblea annuale a superarlo nel lancio dei quotidiani, che ha sempre ritenuto una sua specialità. Nel corso dei decenni alla guida della sua holding, Buffett ha posseduto decine di giornali, inclusi il The Buffalo News e l’Omaha World-Herald. È stato anche grande amico della defunta direttrice del The Washington Post Katharine Graham, oltre a essere stato uno dei maggiori azionisti del rinomato quotidiano, travolto di recente da una crisi che ha costretto al taglio di 300 dipendenti.

Malgrado la sua passione, Buffett negli anni è stato costretto ad ammettere di nutrire preoccupazioni sullo stato di salute dei quotidiani, alle prese con il calo delle vendite e dei ricavi pubblicitari. Definendo stupefacente il crollo delle vendite dei giornali, Buffett disse nel corso dell’assemblea degli azionisti del 2010 che il «mondo era cambiato»: negli anni 1965-1970 «probabilmente nulla sembrava più a prova di bomba di un quotidiano. Ora però è una forma di distribuzione e informazione che ha perso la sua immediatezza».

La sua analisi non gli impedì comunque di acquistare 28 quotidiani agli inizi degli anni 2010. «Io e Charlie — scrisse nel 2012 riferendosi al suo storico partner d’affari Charlie Munger — crediamo che i quotidiani forniscano informazioni complete e affidabili e che, se adotteranno una strategia internet sensata, rimarranno validi per molto tempo».

Pochi anni dopo, però, anche Buffett notò che la crisi dell’editoria era talmente profonda che, al di là di alcuni grandi quotidiani nazionali, fra cui il New York Times, gli altri sarebbero spariti. «Solo il The Wall Street Journal, il New York Times e forse il Washington Post hanno modelli digitali abbastanza forti da bilanciare il calo delle vendite e della pubblicità», disse nel 2018. E ora Buffett, prima di fare il suo passo indietro da Berkshire Hathaway, è tornato a scegliere per investire proprio il New York Times, uno dei pochi che continua a crescere grazie agli abbonamenti digitali.

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