Zago: “Scudetto? Un’emozione indescrivibile, un momento unico. Roma è una piazza particolare. Wesley Può ancora migliorare, ha tanto da dare alla Roma” | OneFootball

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·26 marzo 2026

Zago: “Scudetto? Un’emozione indescrivibile, un momento unico. Roma è una piazza particolare. Wesley Può ancora migliorare, ha tanto da dare alla Roma”

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Antonio Carlos Zago, ex difensore giallorosso e campione d’Italia nel 2001 con la Roma, è stato ospite della trasmissione Te la do io Tokyo in onda sulle frequenze di Tele Radio Stereo. Ecco le sue parole:

E’ considerato uno dei migliori acquisti di gennaio della Roma: chi l’ha scelta?


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“Zeman. C’era una persona conosciuta lì in Brasile, gli è arrivato un dvd e si è informato. Ha visto anche alcune partite che avevo fatto nel Palmeiras, in Giappone e al Corinthias. Nel gennaio 1998 mi è arrivata la proposta della Roma e sono venuto di corsa. Anche Samuel è arrivato alla Roma con Zeman, doveva arrivare un anno prima come anche Montella. Il mister era uno che vedeva bene e sapeva di calcio”.

Aldair contro l’Inter di Ronaldo, nella gara terminata 5-4, fece molta fatica e faceva quasi il centravanti.

“Il mister ci faceva giocare alti, ma anche noi commetteva degli errori a volte. Ronaldo era infermabile. L’anno prima aveva segnato due volte all’Olimpico. In quel periodo era il più grande. Romario nei 16 metri è stato il più forte, vedeva la porta come nessuno, ma Ronaldo faceva tutto. Aveva una forza impressionante, non solo nelle partite. In allenamento gli ho visto fare cose che nessuno faceva”.

Come è stato l’approccio con Capello?

“Un po’ diverso rispetto a quello con Zeman. Zeman da fuori sembrava non parlasse con nessuno, ma con noi faceva battute. Capello no. Con Zeman non abbiamo vinto, tatticamente nella parte offensiva era tra i più forti. Capello invece era un sergente, ha cambiato Trigoria: è arrivato con una mentalità un po’ più dura. Aveva già vinto tanto e voleva cambiare qualcosa nella Roma, forse lo ha fatto visto che abbiamo vinto. Anche con Zeman eravamo uno squadrone, ma non abbiamo vinto anche per situazioni extra-calcio. Tra i due, però, voglio più bene a Zeman, un bene da morire perché mi ha dato tantissimo”.

Che fine hanno fatto Paulo Sergio e Vagner?

“Segnava tanto, era forte. Poi è andato al Bayern Monaco, era un bel giocatore. Vagner invece qui non ha mai giocato perché era matto (ride, ndr). Non è facile per un brasiliano, 20-30 anni fa, arrivare in Italia o in Europa. Oggi arrivi più pronto per giocare nel calcio europeo, Wagner in Brasile era abituato a giocare tutte le partite. I brasiliani non sanno aspettare il momento giusto per giocare. C’era Tommasi, magari non aveva il piede dei brasiliani ma correva per 3-4 giocatori: in campo ognuno ha i suoi compiti”.

Dopo lo scudetto c’era la convinzione che la Roma potesse aprire un ciclo.

“Dovevamo vincere anche l’anno dopo, nel 2002. Abbiamo sbagliato una partita, a Venezia. Quell’anno lì non ho giocato tanto, a novembre persi mio padre e mi sono perso un po’. Mi avevano promesso il rinnovo e anche quello mi ha condizionato nella concentrazione, non ero concentrato come dovevo essere. Avevamo una squadra per vincere, nel 2001-02 e nel 2002-03, anche per arrivare in finale di Champions. Purtroppo è andata come è andata e da lì in poi non abbiamo vinto più niente”.

Come è stata la vittoria dello scudetto?

“Un’emozione indescrivibile, un momento unico. Roma è una piazza particolare, abbiamo festeggiato per un anno. Festeggiavamo, ma giocavamo anche tanto. L’anno dopo infatti siamo arrivati secondi. A volte bisogna staccare per godersi quello che si è fatto. Ma anche nel 2002 eravamo concentrati e volevamo vincere a tutti i costi, poi non è andata così”.

Che rapporto c’era con Konsel e Chimenti?

“Quando sei in campo non ti accorgi di chi c’è dietro, di chi gioca in porta. Forse con Konsel eravamo un po’ più tranquilli perché aveva grande esperienza e giocava nella nazionale austriaca. Chimenti fisicamente era anche più forte di Konsel, ma non ci facevamo caso”.

Con Batistuta si era andata a completare una squadra già forte: è stata una scossa nello spogliatoio?

“Ha significato tantissimo, era in Italia già da 9 anni e sapevamo quello che faceva nella Fiorentina e nella nazionale. Ci ha dato una scossa, sì. La storia dei brasiliani che non vanno d’accordo con gli argentini vale solo tra tifosi, io ricordo feste di compleanno molto divertenti. Quell’anno poi si è visto che Totti già era un campione, era diventato un giocatore d’esperienza e che faceva la differenza. Avevamo Montella, che non partiva sempre titolare ma quando entrava segnava sempre ed era uno dei più grandi in Italia. Poi è arrivato Emerson, anche se si è fatto male subito. Nakata era un altro che manteneva la regolarità degli altri giocatori, era un giocatore completo”.

Quale è il primo ricordo di Juventus-Roma del 2001?

“Purtroppo ho saltato quella partita, ero squalificato. Quell’anno abbiamo fatto 34 partite e io ne ho giocate 32, ma quella no. Stavo guardando la partita ed ero preoccupato, sul 2-0, ma sapevo che l’avremmo potuta ribaltare. Ci credevo, quella squadra non abbassava mai lo sguardo e non si arrendeva. Ero convinto che potessimo pareggiarla o vincere, come poi è successa”.

Potevate vincere anche la Coppa Uefa?

“L’errore con il Liverpool è stato tra i più gravi che ho visto, aveva indicato rigore e poi è andato verso la bandierina del calcio d’angolo…”.

Che cosa è successo nel calcio italiano di oggi?

“Sono triste perché l’Italia non è andata a giocare gli ultimi due Mondiali, da discendente di italiani. Ieri ho comprato una maglia della Nazionale per indossarla stasera, per la partita. Non solo qui in Italia, anche in Brasile non escono più dei campioni. Magari vogliono che i giocatori giochino in una maniera diversa, c’è troppo la mano dell’allenatore e si sente la loro pressione. Magari queste cose cambiano determinate situazioni e le persone non possono esprimere quello che vogliono liberamente”.

C’è stato un periodo in cui giocava con un occhio solo.

“Ho avuto un herpes oculare e non sapevo di essere allergico a ciò che mi mettevano sull’occhio. Alla fine ho fatto il test e ho fatto questa scoperta. Ho giocato con gli occhiali, la luce mi dava fastidio ma volevo giocare. La Roma aveva bisogno di me e io ho giocato praticamente con un occhio solo”.

Che giocatore è Wesley?

“E’ il miglior terzino che abbiamo in Brasile, sarà titolare in Nazionale perché in questo momento lo ritengo pronto a fare il Mondiale. Quando è arrivato in Italia c’era un po’ da scetticismo, qui quando arriva qualcuno da fuori la gente è sempre pronta a parlare. In Brasile giocava solo a destra, Gasperini lo sta facendo giocare anche a sinistra e sta facendo benissimo. Può ancora migliorare, ha tanto da dare alla Roma”.

Ancelotti come viene percepito in Brasile?

“Dalla stampa e dai media è stato ricevuto benissimo, anche da quelli che fanno parte del calcio. La nazionale brasiliana sta passando un momento un po’ brutto e ora stanno creando una campagna favorevole per provare a vincere il Mondiale, c’è un unione tra il popolo e la nazionale”.

Che cosa ne pensa di Gasperini?

“Tra gli italiani è stato tra i più forti negli ultimi anni. Ha preso una squadra come l’Atalanta, di medio-bassa classifica, portandola nella medio-alta classifica. Ultimamente la Roma difensivamente sta commettendo degli errori impressionanti, che non doveva commettere. All’inizio era una squadra difficile a cui segnare. Non mi riferisco solo ai difensori, ma al lavoro difensivo della squadra. Speriamo che possa migliorare e che fino alla fine possa lottare per tornare in Champions League”.

Che tipo di attaccante è Malen?

“E’ bravo, ha una velocità nel girarsi impressionante. L’ho visto dal vivo, oltre che in tv: la Roma deve fare di tutto per farlo rimanere qui. Non saprei come fermarlo, dovresti leggere prima quello che fa”.

Oggi si danno i rigori molto più facilmente del passato.

”E’ cambiato troppo, sì. Ma se oggi dovessero giocare i difensori del passato si adatterebbero alla situazione attuale”.

Ha tanta stima di Mancini.

“Sì, perché è uno che lascia tutto in campo e si vede. Non sta attraversando un buon momento, ma come tutti gli altri. Io lo vedo difendere bene, è bravo di testa e a volte aiuta anche in avanti. Per me in questo momento, se la Roma vuole puntare in futuro a vincere qualcosa, lui è un bravo difensore”.

Anche lei è ricordato per alcune situazioni “accese” in campo.

”A volte ho commesso degli errori in campo, in quel secondo in cui si perde la testa, ma poi mi sono pentito. Accade a tutti, a volte non si pensa a ciò che si fa e si commettono degli errori che poi restano nella memoria di tutti. Per me fa parte del calcio e resta in campo, fuori è tutta un’altra vita”.

Quale è l’attaccante con cui ha combattuto di più?

“Batistuta, quando giocava alla Fiorentina: con lui era sempre una guerra. Anche Vieri era uno bello tosto”.

Come vivevate la situazione Montella-Capello?

“Montella insieme a Batistuta e Totti è stato tra i più importanti nell’anno dello scudetto. Quando giocava segnava, e quando non giocava ed entrava riusciva sempre a segnare. Non pensavo potesse fare l’allenatore, ma ha dimostrato di essere bravo”.

Quando riuscirà la Roma a vincere uno scudetto?

“Speriamo di poter creare una base per vincere, non è facile perché le squadre lavorano tantissimo. Gasperini, se gli diamo il tempo giusto, può dare qualcosa in più alla Roma in futuro. Sicuramente serve avere dei giocatori che arrivano a Roma e vogliono restare alla Roma. Quando io sono arrivato, alla prima intervista ho detto che ero venuto anche per vincere lo scudetto”.

Con Totti è rimasto in buoni rapporti?

“Sì, sabato sarà con lui per Operazione Nostalgia. Ci saranno tre squadre di calcio a 5: la Nazionale Italiana, quella Europea e Resto del Mondo. Sarò nel Resto del Mondo con Aldair, Hernandez, Zanetti, Pizarro, Veron forse. Ci saranno tanti campioni e sarà una bella festa”.

Sul ricordo del Presidente Sensi.

“Prima a Trigoria c’era una famiglia, avevano costruito una chiesa e il sabato ci ritrovavamo lì per la messa. Un Presidente presente, che stava sempre al fianco dei giocatori”.

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