Zanetti alla Gazzetta dello Sport»: «Il Triplete? Una notte che resterà per sempre nella storia dell’Inter. Non sono mai andato via per un motivo» | OneFootball

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·2 giugno 2026

Zanetti alla Gazzetta dello Sport»: «Il Triplete? Una notte che resterà per sempre nella storia dell’Inter. Non sono mai andato via per un motivo»

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Zanetti ripercorre le emozioni della finale di Madrid, il legame indissolubile con l’Inter e alcuni aneddoti legati alla sua straordinaria carriera in maglia nerazzurra

Intervistato da «La Gazzetta dello Sport», Javier Zanetti ha ricordato alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza all’Inter, soffermandosi in particolare sullo storico Triplete del 2010, sulla finale di Champions League vinta contro il Bayern Monaco e sul rapporto speciale che continua a legarlo ai colori nerazzurri.


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CHE RICORDO CONSERVA DELLA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE VINTA NEL 2010?

«È stata una notte magica, indimenticabile per me, per quella squadra e per i nostri tifosi. Abbiamo fatto la storia vincendo il Triplete: rimarrà per tutti noi una delle notti più belle in assoluto delle nostre vite».

QUAL È L’IMMAGINE CHE PORTA ANCORA NEL CUORE DI QUELLA SERATA?

«Al fischio finale, quando ho visto la gioia di tutti i nostri tifosi interisti. E poi andare a fare le interviste e vedere le immagini di Milano che si riempiva di persone, da Piazza Duomo in poi. Non vedevamo l’ora di tornare in Italia per abbracciare tutti i nostri tifosi».

NELLA FESTA DEL TRIPLETE C’È STATO QUALCUNO CHE HA ESAGERATO PIÙ DEGLI ALTRI?

«Tutti, tutti. C’è stata come una liberazione al triplice fischio: era stata una stagione molto faticosa, nell’ultimo mese abbiamo disputato tutte gare decisive per vincere il campionato, la Coppa Italia e poi lì a Madrid la finale di Champions. Però il lavoro ci ha ripagato».

QUAL È STATO IL SEGRETO DI QUEL TRIPLETE?

«Un gruppo di giocatori che era prima di tutto un gruppo di uomini, con grande senso di appartenenza e ricordandosi sempre la maglia che indossavamo. Era un orgoglio per tutti noi difendere i colori dell’Inter in qualsiasi parte del mondo, con un grande condottiero come José Mourinho. È stato lui a convincerci che vincere tutto era possibile: aveva ragione».

QUANDO ARRIVÒ ALL’INTER NEL 1995, QUALI ERANO LE SUE ASPETTATIVE?

«Quando sono arrivato speravo di rimanere all’Inter il più possibile. Mai mi sarei immaginato, però, che quella partita nel 1995 sarebbe stata la prima di 858 gare con la maglia nerazzurra. Per me questa società è una famiglia e lo sarà sempre: il legame è qualcosa che va oltre la questione professionale, ma abbraccia il sentimento mio e dei miei familiari. Mi auguro di poter continuare e di avere tanti altri successi».

CHE IDEA SI ERA FATTO DELL’INTER PRIMA DI INDOSSARNE LA MAGLIA?

«L’idea che avevo arrivava da mia mamma. La mia famiglia è tifosa dell’Independiente e mi raccontava le finali di Coppa Intercontinentale del 1964 e 1965 (allora si giocava andata e ritorno, ndr). Quando sono arrivato, ricordo di aver parlato di quelle partite con Giacinto Facchetti, Mazzola, Luis Suárez, Angelillo e Corso: mi raccontavano che erano state sfide durissime, soprattutto quelle in Argentina. Confrontarmi con loro è stata una cosa bellissima».

IN QUALE MOMENTO HA CAPITO CHE L’INTER SAREBBE STATA LA SUA CASA PER SEMPRE?

«Ho sempre messo sulla bilancia come mi trovavo io all’Inter. Nel corso degli anni sono arrivate richieste da club importanti, ma per me ha sempre prevalso come mi trovavo lì. Io ero felice in nerazzurro, anche nei momenti in cui non si vinceva, e mi piaceva rappresentare il club. Quindi sono sempre rimasto».

TRA I TANTI COMPAGNI AVUTI, CHI ERA IL PIÙ ESTROVERSO?

«Direi Maicon e Taribo West. Arrivavano già alla mattina col sorriso sulle labbra, facendo battute. Erano davvero divertenti».

CHI ERA INVECE IL PIÙ RIGOROSO E SERIO DEL GRUPPO?

«Ivan Cordoba, ancora oggi uno molto serio».

CON QUALE COMPAGNO O GRUPPO È RIMASTO PIÙ LEGATO?

«Con la squadra del Triplete. Abbiamo ancora una chat, siamo tutti fratelli. Con quel gruppo ci sarà sempre un legame molto importante».

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