Milannews24
·16 giugno 2026
Zazzaroni punge il Milan: «Se Cardinale funziona, altro che Steve Jobs»

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·16 giugno 2026

In casa rossonera si respira aria di rinnovamento. Il Milan ha scelto di ripartire da Ruben Amorim, per dare forma a un progetto tecnico completamente nuovo. Dopo mesi caratterizzati da incertezze e risultati poco convincenti, il club ha deciso di affidarsi a un allenatore giovane e con una precisa idea di calcio. L’esperienza vissuta al Manchester United è stata ricca di insegnamenti e ha contribuito alla sua crescita professionale nonostante alti e bassi. I sostenitori milanisti guardano con interesse all’inizio di questo nuovo capitolo. La convinzione è che serviranno tempo e lavoro per costruire una squadra competitiva. Intensità, pressing e intraprendenza saranno principi fondamentali.
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Da adesso sarà il campo a fornire le risposte definitive. Amorim dovrà guidare il Milan verso una nuova fase della propria storia, trasformando le aspettative in risultati concreti. Sulle colonne del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha analizzato la situazione con il suo consueto stile pungente, mettendo in evidenza l’enorme azzardo della proprietà statunitense.
«Pensa se dovesse funzionare: altro che Steve Jobs, Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier, Elon Musk o Shinya Yamanaka . Se il primo Milan by Zlatan riuscisse a vincere lo scudetto o, alla peggio, a risultare super competitivo, Gerry Cardinale passerebbe alla storia come il più grande inventore del Terzo Millennio, «l’uomo che, azzerando in un’ora un’intera struttura tecnica, non infilandone una per mesi e subendo rifiuti a gogo (Rangnick, Glasner), fu capace di realizzare un capolavoro». E pensa come la prenderebbero gli altri, gli avversari: il Marotta che punta tutto su stabilità, rapporti istituzionali e comunicazione, oppure De Laurentiis, i cui cambiamenti sono sempre pochi e di livello: quando ha tentato l’azzardo ha fallito di brutto. O Percassi, Saputo… O basta così: gli altri sono tutti – chi più, chi meno – nei guai, e da un pezzo» ha scritto il noto giornalista.
La provocazione mette a nudo la distanza siderale tra la filosofia gestionale del Milan di RedBird e quella più tradizionale delle altre big italiane, focalizzate su continuità e diplomazia. Se il campo dovesse dare ragione alle scelte della dirigenza rossonera, si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione culturale per l’intero sistema calcio.







































