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·12 gennaio 2026

Zielisnki ha riacceso il centrocampo dell’Inter

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Zielinski di qua, Zielinski di là: non è solo un verso alla risonanza mediatica che si è (ri)guadagnato il centrocampista polacco, è il ritornello di un moto ondeggiante con e senza palla, ma anche un inno alla sua duttilità. Non possiamo, in realtà, definire ancora Piotr un titolare dell’Inter di Chivu: questa voce spetta, numeri alla mano, ai soli Calhanoglu (20/21 in stagione dal primo minuto quando disponibile) e Barella (21 sulle 24 giocate). Zielinski conta 11 titolarità su 23 presenze stagionali (5 volte su 6 dal 1’ in Champions), ma la sensazione è che saranno sempre più costanti. La molteplicità di alternative della scorsa stagione (in 7 per 3 posti, contando Zalewski e Asllani) aveva paradossalmente prodotto una sorta di immobilismo nelle scelte di formazione.

Quest’anno, complice la situazione Frattesi e qualche acciacco di Mkhitaryan, Chivu ha saputo dosare lo spazio di Sučić e dare fiducia allo stesso Zielinski, anche nel ruolo di regista, che meno gli piace (ma che, per esempio a Genova, ha saputo ricoprire magistralmente). Non è quindi l’abbondanza di opzioni, ma la loro qualità, e l’abilità del mister a esaltare determinate caratteristiche. Lo scarso minutaggio di Frattesi, in tal senso, rappresenta un’ammissione di colpe: io, Chivu, non ne ho trovato un modo di utilizzo funzionale, quindi non lo schiero. Anche perché in quel ruolo (la mezz’ala destra, per intenderci) potrebbe trovare adattamento Andy Diouf, accentrando la propria posizione rispetto agli esperimenti da quinto, insieme a Calha e uno tra Barella e Mkhitaryan. Ma forse a Chivu, per ora, va bene così.

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