Abete esce allo scoperto: «Obbligo di italiani in campo? Ci sono norme Ue che han sempre provocato ostacoli insuperabili. Conte ct e io presidente FIGC? Ecco la verità» | OneFootball

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Calcionews24

·07 de abril de 2026

Abete esce allo scoperto: «Obbligo di italiani in campo? Ci sono norme Ue che han sempre provocato ostacoli insuperabili. Conte ct e io presidente FIGC? Ecco la verità»

Imagem do artigo:Abete esce allo scoperto: «Obbligo di italiani in campo? Ci sono norme Ue che han sempre provocato ostacoli insuperabili. Conte ct e io presidente FIGC? Ecco la verità»

Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha rilasciato queste dichiarazioni sul momento che sta attraversando il calcio italiano

Durante la presentazione del progetto nazionale “Vinciamo Insieme” al Grattacielo Piemonte di Torino, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, ha analizzato i temi più caldi e complessi che affliggono attualmente il nostro sistema calcistico, a partire dallo scarso impiego dei giovani e dalle normative in vigore.

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Il nodo dei giovani e le regole comunitarie

Sulla spinosa questione dell’obbligo di schierare talenti locali, il vertice della LND ha chiarito i limiti imposti dalle istituzioni internazionali: «Ci sono norme dell’Unione europea, il calcio non ha visto riconosciuta nessuna specificità e viene considerato un’attività come tutte le altre a livello di lavoro dipendente. Tutti i tentativi fatti nel tempo per determinare l’obbligo sull’utilizzo dei giovani hanno trovato sempre un ostacolo normativo insuperabile».

L’unica via percorribile resta dunque quella del buon senso dei club: «Dobbiamo essere attenti a non far diventare praticabile qualcosa che non lo è, perché in qualche modo contrasta con le normative europee. Dobbiamo avvalerci di una dimensione di capacità di autogestione e di scelta collegata al fatto di utilizzare maggiormente i giovani soprattutto nelle serie maggiori».

Crisi Nazionale, stranieri e il nome di Antonio Conte

Il dirigente si è poi soffermato sulla profonda crisi del calcio italiano, segnata dalla terza esclusione consecutiva dai Mondiali: «Bisogna partire dai contenuti e non dai nomi: si chiede un progetto che abbia senso per recuperare un livello di competitività che è venuto meno». Un deficit che si riflette anche nei club: «Ci dobbiamo porre un problema, una riflessione sulla Nazionale e sul calcio italiano ad ogni livello, perché c’è un problema generale e non isolato: c’è stato un arretramento del calcio italiano anche in Champions League, con l’Atalanta che è stata l’unica a raggiungere gli ottavi di finale».

Sull’elevata presenza di calciatori stranieri, Abete ha ricordato che «Una squadra di Serie C può giocare con undici stranieri e non si possono imporre obblighi, non si può imporre nulla a livello di calcio professionistico». Interpellato sull’ipotesi di Antonio Conte come nuovo commissario tecnico, ha ammesso: «Ha fatto bene e siamo stati competitivi agli Europei, è un tecnico di primissimo livello, ma non lo devo dire io».

Il futuro della FIGC: smentito il commissariamento

Infine, riguardo al futuro della FIGC e a un suo presunto coinvolgimento, ha ironizzato: «Non mi pongo il problema di tornare, il mio nome sarà stato citato per ordine alfabetico», per poi ribadire che «Serve una riflessione strategica sul calcio in Italia: non è solo questione di risultati della Nazionale».

Sulla possibilità di un commissariamento della Federazione, la chiusura è stata netta, in quanto «tecnicamente in questa circostanza non è previsto e non è possibile», precisando che tale misura scatterebbe «Solo in caso di gestione amministrativa impropria, ma non su questioni sportive».

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