Lazionews24
·30 de maio de 2026
Abodi: «Sembra un secolo fa quando vincemmo il Mondiale. Ci manca tremendamente»

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Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i giovani, è intervenuto ai microfoni di Sky Tg24 per commentare la recente esclusione dell’Italia dal prossimo Mondiale. Secondo quest’ultimo, si tratta di un evento doloroso per il movimento calcistico nazionale, ma che deve essere visto anche come un’occasione di riflessione e riorganizzazione!
Abodi ha sottolineato l’importanza di investire sui settori giovanili e sulle strutture sportive, affinché il calcio italiano possa tornare ai vertici internazionali. L’esclusione, pur negativa, rappresenta quindi uno stimolo per migliorare programmi, gestione e sviluppo del talento nel Paese. Vi proponiamo le sue dichiarazioni:
MONDIALE – «Sembra un secolo fa, invece nel 2006 vincemmo il Mondiale e io ero lì con mia figlia e mia moglie, ci manca tremendamente. Cercheremo disperatamente le maglie azzurre e l’Italia nel prossimo Mondiale… Mi auguro che questo determini uno shock della coscienza, perché non è accettabile, pur rispettando le regole dello sport, ritrovarsi per la terza volta esclusi dalla fase finale. Dopo due precedenti fallimenti, trovarsi di nuovo a giocarsi tutto in un playoff — sempre una roulette russa — contro un avversario che magari qualche anno fa sarebbe stato più gestibile, ma che oggi dimostra più voglia e un approccio differente, è inaccettabile.
Stiamo entrando in una sorta di sortilegio: il talento non si è perso, si è soltanto addormentato e trascurato, fino a esserne negato. La priorità assoluta deve essere la crescita dei giovani. Politica, assetto della FIGC, format dei campionati, Giustizia Sportiva… tutto conta, ma il fulcro resta il modello tecnico, la ricerca e l’allenamento del talento, troppo spesso sacrificato sull’altare del metodo di gioco.
Molti ragazzi non hanno un rapporto naturale e libero con il pallone, non sempre percepiscono la possibilità di giocare, saltare l’uomo e esprimersi. Se non vinciamo più i Mondiali, una delle cause è anche questa. Cercare il talento all’estero può sembrare più semplice e conveniente, ma dobbiamo creare strumenti che permettano maggiore competitività e valorizzazione del mercato interno».
GUARDIOLA – «Bisogna capire se lui voglia davvero prendersi la responsabilità dell’Italia, perché nel suo percorso di vita c’è già tanto e io credo nei suoi sentimenti. È una delle opzioni possibili, non un sogno irraggiungibile. Si tratta di un allenatore di grande rilievo: il ruolo di ct è diverso, e bisogna valutare se uno straordinario tecnico voglia diventare anche uno straordinario commissario tecnico. Per me è una sfida che prima o poi tutti vogliono affrontare.
Non penso sia una questione di soldi, ma di ambizioni e sogni. Un solo allenatore non può costruire una Nazionale da sé: serve un progetto strutturato e di alto livello, capace di emozionare e responsabilizzare. Dovrebbe essere un incentivo per ritrovare il filo dell’eccellenza che abbiamo spesso sacrificato per l’incapacità della classe dirigente, dai club alle leghe fino alla FIGC. Occorre lavorare in maniera integrata per raggiungere obiettivi concreti e collaborare: non basta aprire i cancelli per riempire gli stadi».
EURO 2032 – «Si sta procedendo: avrei voluto essere più tempestivo, ma, come accaduto per Milano-Cortina, saremo pronti per le valutazioni che potrà fare l’UEFA. Roma, Milano e Torino hanno già definito il loro percorso, mentre restano da completare due destinazioni; intanto, cantieri aperti e progetti continuano ad avanzare. L’ingegner Sessa sta lavorando a pieno ritmo: sono già stati sottoscritti i primi atti per lo stadio della Roma e nei prossimi mesi vedrete un’accelerazione che consentirà di dire che ce l’abbiamo fatta ancora una volta.
Non sarà solo un evento, ma la stabilità di un modello di stadio in grado di garantire all’Italia maggiore competitività in questo settore. Inoltre, si prevede uno stadio di riserva forse in vista di Euro 2032: a Venezia sta nascendo un impianto in silenzio, e presto scopriremo la qualità del lavoro svolto da un’intera squadra dedicata».







































