Lazionews24
·31 de julho de 2026
Abodi spinge per il rilancio del Flaminio: «Deve riprendere una vita attiva prima che sia troppo tardi»

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Lo Stadio Flaminio continua a essere uno dei temi centrali nel dibattito sugli impianti sportivi della Capitale. La struttura romana, al centro del progetto della Lazio, necessita di un intervento profondo che possa conciliare la tutela del suo valore architettonico con le esigenze di modernizzazione. A fare il punto è stato Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, nel corso di una lunga intervista concessa all’edizione odierna de Il Messaggero.
Il ministro ha sottolineato la necessità di accelerare, evidenziando come il trascorrere del tempo aumenti i rischi legati alla conservazione dell’impianto. Il Flaminio, secondo Abodi, non può continuare a rimanere inutilizzato, ma deve tornare a essere un luogo vivo e funzionale per la città.
Interrogato sulla complessa situazione dello storico impianto romano, Andrea Abodi ha espresso tutta la propria preoccupazione per una vicenda che si trascina ormai da diversi anni. Il ministro ha rimarcato come ogni ulteriore rinvio possa rendere ancora più difficile il recupero della struttura. Le sue parole:
TEMPI E RISCHI – «Sul Flaminio, la prima cosa da dire è che è frustrante parlarne nell’auspicio che tutto rimanga in piedi perché ogni anno che passa aumenta il profilo del rischio. Lo Stadio Flaminio deve riprendere una vita attiva, utile alla comunità e rispettosa del suo valore architettonico, prima che sia troppo tardi».
FLAMINIO – «Il Flaminio è lo showroom dei vincoli. Ma, penso che si debba andare fino in fondo. C’è un’esigenza e lo sottolineo: non perdere questo patrimonio e garantirne non solo la sopravvivenza ma anche lo sviluppo. Il Flaminio è una sfida reciproca, se vogliamo preservarlo, va accettata e lavorare insieme su come procedere, senza indugio».
IMPIANTO FUNZIONALE PER EURO 2032? – «Direi di sì, più come impianto di allenamento, in linea comunque con le previsioni della Lazio».
STADI TITOLARI E STADI RISERVE – «L’obiettivo è quello di poter associare a cinque stadi “titolari”, una piccola squadra di “riserve” pronte a ogni esigenza. Questi cinque stadi, che sembrano riserve, sono in realtà un patrimonio per il calcio italiano che deve servire a dare stimoli anche a quelli che non si sono candidati. E non mi riferisco solo alla Serie A, perché il tema stadi si associa culturalmente all’idea delle infrastrutture in senso generale e a un’idea di rigenerazione urbana che trova nelle grandi infrastrutture sportive un formidabile fattore di promozione».
Il possibile coinvolgimento in Euro 2032 rappresenterebbe un’ulteriore spinta per il progetto della Lazio, intenzionata a trasformare il Flaminio nella propria futura casa. La strada resta complessa, ma le parole del ministro confermano la necessità di procedere rapidamente per salvaguardare e valorizzare un patrimonio storico dello sport italiano.







































