Juventusnews24
·23 de fevereiro de 2026
Adani: «Mi chiedo se i giocatori della Juve siano da Serie A. Spalletti va confermato anche se arriva settimo»

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L’analisi di Daniele Adani negli studi della Domenica Sportiva ha scosso l’ambiente bianconero, aggiungendo ulteriore pressione su una squadra già travolta dalle polemiche dopo il clamoroso scivolone interno contro il Como. L’ex difensore non ha usato mezzi termini per descrivere la confusione tecnica e strutturale che sembra attanagliare la Juventus, mettendo in discussione la caratura stessa dei protagonisti che scendono in campo.
«Alla luce di quello che abbiamo visto, la Juve fa questi errori clamorosi in ogni partita, ha preso tanti gol in poche partite – ha esordito Adani –. Sono giocatori della Juve, a volte ci si chiede se siano anche giocatori da Serie A se commettono errori del genere». Un giudizio tranchant che sottolinea l’incredulità davanti a disattenzioni difensive indegne di un top club.
Tuttavia, il cuore della critica di Adani si è spostato rapidamente dal campo alla scrivania. L’opinionista ha evidenziato l’incoerenza gestionale degli ultimi mesi, mettendo a confronto l’attuale rendimento di Luciano Spalletti con quello dei suoi predecessori: «L’anno scorso si puntava il dito su Thiago Motta che a questo punto aveva tre punti in più ed è stato cacciato, poi ha iniziato male con Tudor e poi ha preso Spalletti che non è stato cancellato, quindi dobbiamo mettere nel mirino il gruppo dirigenziale. Manca proprio una visione che dovrebbe essere centrale in un club come la Juve. La Juve è una squadra che ogni settimana prova, non sembra avere un’idea di squadra. L’allenatore deve avere continuità anche se arriva settimo, nemmeno quinto. Bisogna gettare le basi e dare continuità se no si continua a fare i campus estivi».
Secondo Adani, il problema non è solo tattico ma di filosofia societaria. In assenza di una visione chiara e di una fiducia reale nei progetti tecnici, la Juventus rischia di restare bloccata in un limbo di mediocrità, cambiando interpreti senza mai trovare un’identità precisa. Per l’opinionista, è il momento che la dirigenza si assuma le proprie responsabilità, smettendo di trattare la stagione come un “campus estivo” e iniziando a costruire basi solide e durature.









































