Cagliarinews24
·05 de março de 2026
Albarracin: «Lavoro per esordire! A Cagliari la gente è fantastica. Rodriguez? Mi ha accolto in modo…»

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Agustin Albarracin, attaccante del Cagliari, ha parlato in collegamento con l’emittente uruguaiana Sport 890 raccontando il suo impatto con il calcio italiano e la sua avventura in Sardegna. Di seguito le sue dichiarazioni:
AMBIENTAMENTO – «Beh, la verità è che i primi giorni sono stato molto seguito, quindi non è stato così difficile come si potrebbe pensare. C’erano due dei miei rappresentanti qui con me, mi hanno aiutato con tutto, specialmente con la questione della casa, quindi mi hanno reso le cose molto più semplici».
IMPATTO CON IL CALCIO ITALIANO – «Per quanto riguarda l’aspetto calcistico, l’adattamento è stato rapidissimo. Sono arrivato e dopo soli due giorni ero già in panchina contro l’Hellas Verona, quindi non ho avuto molto tempo per pensare. Ma sono felice e sto lavorando duramente per esordire il prima possibile».
DIFFERENZA CAMPO DA GIOCO- «Credo che ci sia una grande differenza nel terreno di gioco. L’ho già detto in altre interviste: per me che gioco davanti, sono un attaccante e mi piace avere la palla tra i piedi, qui è tutto più facile. In Uruguay a volte la palla rimbalza ovunque, questa è la realtà. Qui invece scorre in modo spettacolare e questo rende anche il ritmo di gioco più veloce, credo sia tutto collegato alla qualità dei campi».
PREPARAZIONE FISICA – «Sì, qui puntano molto sul rafforzamento fisico e sull’aumentare la stazza, perché la realtà è che in campo ti vengono addosso per spostarti. Anche in Uruguay si lotta e bisogna resistere, ma qui è diverso. Ti fanno seguire un processo di adattamento affinché tu possa guadagnare qualche chilo. Lo vedo come un aspetto positivo, perché poi quando giochi ti senti superiore fisicamente».
ORE PRIMA DEL TRASFERIMENTO – «Ti dico la verità, ovviamente sono state ore difficili. Però ho persone alle mie spalle che so che vogliono il meglio per me: sia Pitombo (il mio rappresentante), sia la gente che lo circonda, sia Matías Masiero che è con me da quando ho 15 anni. Sapevo che stavano lavorando per la soluzione migliore per me. Ovviamente c’erano altre opzioni, ma quando Pitombo mi ha chiamato è stato chiaro; al momento di decidere non ci ho pensato due volte, volevo venire qui nel calcio europeo, che è quello che si sogna sempre».
RODRIGUEZ – «La verità è che mi ha ricevuto in modo spettacolare. Con Juanchi, come ho detto in qualche altra intervista, siamo “spalla a spalla”, stiamo tutto il tempo insieme nel centro sportivo, nel club, andiamo dappertutto insieme. Averlo qui è stato fondamentale, mi ha accolto benissimo».
INTEGRAZIONE – «C’è una differenza totale tra l’andare agli allenamenti da solo in un altro Paese, con un’altra cultura e altre abitudini, e l’andarci con un uruguaiano con cui condividi le stesse origini. Ci piacciono le stesse cose, quindi è tutto molto più facile e mi sto trovando davvero bene».
CAGLIARI – «Molto bene, davvero. La gente qui a Cagliari mi ha ricevuto in modo splendido. La città è molto bella; adesso siamo in inverno e fa un po’ di freddo, ma non è un freddo che ti uccide. La gente è molto carismatica, credo sia la cosa che più mi ha colpito finora».
LEGAME TRA CAGLIARI E GLI URUGUAIANI –«Sì, gli uruguaiani qui sono molto amati. La verità è che a loro piace molto tutto questo mondo. Credono molto in noi, e penso che sia per questo che continuano a portare calciatori uruguaiani: tutti quelli che sono stati qui hanno fatto bene e hanno lasciato il segno. Chiaramente, io mi preparo per fare lo stesso e portare in alto il nome del mio Paese».
CONOSCENZA LINGUA ITALIANA – «No, io ho già vissuto qui per un anno. Quando mio fratello Nicolás si trasferì allo Spezia a 19 anni, io venni qui con mio padre, mia madre e mia sorella. Poi ovviamente per questioni di lavoro mio padre e mia sorella tornarono indietro, ma io arrivai qui che avevo circa 9 anni. Me lo ricordo bene; ora che ho ricominciato a parlarlo, mi viene tutto più facile».
FACILITA’ DI COMPRENSIONE – «Sì, è molto più semplice, anche perché l’italiano non è così diverso dallo spagnolo. Certo, se ti parlano molto velocemente magari non capisci tutto, ma quando parlano lentamente e facendo delle pause, si capisce perfettamente».









































