Pagine Romaniste
·23 de julho de 2026
AMARCORD GIALLOROSSO | Roma-Juventus 4-0: la notte in cui l’Olimpico zittì la Signora

In partnership with
Yahoo sportsPagine Romaniste
·23 de julho de 2026

Ci sono notti che un tifoso romanista si porta cucite addosso per tutta la vita, come una seconda pelle. L’8 febbraio 2004è una di queste. Chi c’era, quella sera all’Olimpico, lo racconta ancora oggi con la voce che trema: settantamila cuori, le bandierine giallorosse al vento, la Curva Sud vestita a festa e uno striscione che citava Lando Fiorini.
E poi novanta minuti di puro godimento: Roma-Juventus 4-0. Non una vittoria. Una sinfonia.
Il contesto rende tutto ancora più dolce. La classifica dice Milan 48, Roma e Juventus 43: chi vince all’Olimpico si candida a inseguire i rossoneri nella corsa al titolo. Di fronte ci sono due mondi: la Roma di Fabio Capello, bella, arrogante nel gioco, costruita attorno al genio di Francesco Totti e alla follia lucida di Antonio Cassano; e l’ultima Juventus di Marcello Lippi, una corazzata che vive di risultati più che di calcio, con Buffon, Thuram, Nedved e Trezeguet. Arbitra Collina, serata umida, terreno perfetto. Il palcoscenico è pronto. Nessuno, però, immagina che stia per andare in scena un massacro sportivo.
La Roma parte come un treno, e al 13′ succede quello che nessuno si aspetta: il gol lo segna l’uomo meno atteso. Olivier Dacourt, il guerriero francese, si prende il pallone e scarica un destro da fuori area che fulmina Buffon. Primo gol in maglia giallorossa, e che gol: l’Olimpico esplode, la partita si incanala subito sui binari giusti.
E la Roma non si accontenta. Totti è in una di quelle serate in cui sembra giocare a un altro sport: il Capitano coglie un incrocio dei pali clamoroso, comanda, detta, illumina. La Juventus fatica a respirare, Lippi perde Di Vaio per infortunio prima dell’intervallo. Si va al riposo sull’1-0, ma chiunque sia sugli spalti sente che il bello deve ancora venire.

Al 52′ l’episodio che spacca la partita: rigore per la Roma. Sul dischetto va lui, er Capitano, e davanti c’è Buffon, il migliore al mondo. Non c’è storia: 2-0, e l’Olimpico diventa una bolgia. Da lì in poi è un monologo giallorosso, con la Juventus ridotta a sparring partner.
Al 71′ sale in cattedra il ragazzo di Bari Vecchia: Antonio Cassano, indemoniato, firma il 3-0 e manda in estasi il popolo romanista. E quando la Juve avrebbe l’occasione per riaprire almeno l’orgoglio, ci pensa Ivan Pelizzoli a completare il capolavoro: rigore di Trezeguet neutralizzato di piede, porta inviolata, notte perfetta. Perché sì, quella sera anche il portiere volle il suo pezzo di leggenda.
All’85′ Cassano concede il bis: doppietta e 4-0, il colpo del definitivo knockout. La corazzata bianconera è demolita, annichilita, umiliata. Ma il momento che trasforma una goleada in mito arriva all’89’, al momento della sostituzione di Totti. Igor Tudor contesta al Capitano l’uscita lenta dal campo, e Francesco risponde con il gesto che ogni romanista conserva nel cuore: la mano aperta, quattro dita alzate, e quel messaggio che non ha bisogno di traduzioni. “Zitti, so’ quattro, annate a casa”. Poesia pura, in romanesco.
Quel campionato, alla fine, lo vinse il Milan, e la Roma chiuse seconda. Ma certe partite valgono più di un piazzamento: valgono l’identità. Quel 4-0 raccontò al mondo chi era la Roma di Capello nell’ultima stagione del suo ciclo, con Emerson dominante in mezzo, Samuel e Chivu insuperabili dietro, Mancini a sgasare sulla fascia e davanti la coppia più talentuosa d’Italia: Totti e Cassano, fantasia al potere.
Per la Juventus fu l’inizio della fine dell’era Lippi bis; per noi, una serata da raccontare ai nipotini, come scrissero i giornali il giorno dopo. Perché battere la Juventus è sempre bello, ma schiantarla 4-0 davanti a settantamila persone, con un rigore parato e il gesto del Capitano a firmare il quadro, è qualcosa che capita una volta ogni generazione.
Sono passati più di vent’anni, ma ogni volta che la Vecchia Signora torna all’Olimpico, dalle parti di Testaccio e Garbatella qualcuno sorride, alza la mano e mostra quattro dita. Senza dire una parola. Perché certe notti non hanno bisogno di essere spiegate: basta averle vissute. E chi c’era, quell’8 febbraio 2004, lo sa. Zitti, quattro, a casa.
A cura de La Mente Nostalgica







































