Bonaventura dopo il ritiro dal calcio: «L’esordio in Serie A il momento più bello, sono un po’ più legato al Milan. Futuro? Magari farò il corso da allenatore…» | OneFootball

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·06 de março de 2026

Bonaventura dopo il ritiro dal calcio: «L’esordio in Serie A il momento più bello, sono un po’ più legato al Milan. Futuro? Magari farò il corso da allenatore…»

Imagem do artigo:Bonaventura dopo il ritiro dal calcio: «L’esordio in Serie A il momento più bello, sono un po’ più legato al Milan. Futuro? Magari farò il corso da allenatore…»

Bonaventura si è ritirato dal calcio giocato. Queste le dichiarazioni dell’ex centrocampista di Atalanta, Fiorentina e Milan

IL MOMENTO DI DIRE BASTA «Sapevo di aver smesso, ma ho cominciato a ricevere chiamate da amici, dal mio procuratore e da alcune società: mi sembrava giusto farlo sapere a tutti. Cosa fa capire a un calciatore di aver smesso? Quando non senti più il fuoco dentro. Quello è il momento. Inutile continuare a giocare, trascinandosi e non divertendosi più. Quando ho iniziato a sentire tutto questo ho preso la decisione. In campo mi sono sentito bene fino all’ultimo. Anzi, penso che potrei giocare ancora un anno o due. Allo stesso tempo però non vorrei abbassare il livello, magari giocare in una squadra che non mi sento. Preferisco così: ho tre figli, ho un bel da fare anche a casa».


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GLI ANNI MIGLIORI «Penso il primo o il secondo anno col Milan. Sprazzi però ne ho avuti anche con Atalanta e Fiorentina. Difficile dire un periodo: magari quando sei più giovane sei più spregiudicato, anche fisicamente, ma poi con l’esperienza diventi un giocatore migliore. Io tra i 30 e i 32 anni ho sentito più sicurezza. Un maglia con cui essere ricordato? Ho giocato tanto con Atalanta, Milan e Fiorentina: dirne una è difficile. Al Milan sono stato di più: sei anni, forse ci sono un po’ più legato. Anche Atalanta e Fiorentina però, a modo loro, sono state esperienze che mi hanno fatto crescere tanto».

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IL MOMENTO PIÙ BELLO «L’esordio in Serie A. Non ci credevo più di tanto: giocavo in Primavera, ogni tanto mi allenavo in prima squadra, ma quando ho esordito in Serie A ho cominciato a credere che forse avrei potuto fare carriera. L’allenatore a cui sono più legato? Italiano e Colantuono sono quelli con cui sono stato per più tempo, 3 anni ciascuno: sono quelli che mi hanno insegnato tanto, che mi hanno dato di più in termini di conoscenze. Ma ho avuto circa 20 allenatori: ho cercato di prendere le cose buone da ognuno».

LA SUA CARRIERA «Non c’è stato un momento particolare che mi ha cambiato la carriera, ma tanti, belli o meno, che mi hanno insegnato qualcosa. In carriera non devi farti condizionare più di tanto: devi andare avanti per la tua strada, col tuo modo di lavorare e il tuo modo di pensare. Il risultato è una conseguenza di chi sei, come ti alleni e come fai il tuo lavoro. Jack in campo raccontato da Jack? Lavoratore. Nello sport riesci ad ottenere qualcosa solo se ci metti dedizione, impegno e tutto quello che hai. Altre strade non portano a niente».

IL CARATTERE «Uno abbastanza tranquillo. Quando ero più giovane cercavo di imparare dai più esperti. Dai 26-28 anni ho cominciato a sentirmi più sicuro di me stesso, anche per affrontare situazioni in spogliatoio e dare una mano ai più giovani. E nella seconda parte di carriera ho tirato fuori un po’ di più il mio carattere. Come voglio essere ricordato? Come un appassionato di calcio, che ha lavorato tanto cercando di dare il meglio, senza scorciatoie o furbizie. Ho sempre cercato di fare del mio meglio. Il miglior consiglio ricevuto? Nel calcio devi avere pazienza, avere fiducia nel processo perché non si diventa giocatori bravi in due secondi: ci vuole tempo. E poi magari arriva tutto all’improvviso, dopo anni di lavoro. Quando si è giovani magari si vuole tutto e subito e questo può essere un errore».

I CENTROCAMPISTI DI OGGI «Negli ultimi anni ho sempre parlato coi ragazzi più giovani, quelli che magari non sapevano ancora come reagire a certe situazioni. Quando si è più esperti, penso che la cosa più importante coi giovani più che parlare sia dare l’esempio giusto. Ci sono tanti giocatori bravi in Italia, giovani che stanno crescendo. A me piace guardare i centrocampisti, come giocano e come stanno in campo. Penso che in Italia ce ne siano diversi bravi, magari al momento al top della carriera. Penso a Tonali e Barella: sono giocatori straordinari che possono ancora dare tanto al calcio e alla Nazionale».

IL FUTURO «Ora voglio stare con la famiglia e capire cosa mi dà lo stimolo di fare qualcosa. Poi vediamo. Mentre giocavo mi sono detto spesso che appena smesso avrei fatto l’allenatore. Invece adesso che non gioco più non ho più la stessa voglia, anche se sento che piano piano mi sta tornando. Magari farò il corso da allenatore: mi sembra il ruolo più adatto a me, come carattere. Non mi vedo tanto come dirigente o procuratore. La più grande soddisfazione è stata giocare per la Nazionale: è il sogno di ogni ragazzo quando comincia a giocare a calcio. Rimpianti non ne ho, ho sempre dato tutto. E anche le cose che durante una carriera non vanno come vorresti, anche di quelle ho cercato di fare tesoro per crescere e diventare un giocatore e una persona migliore».

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