Zerocinquantuno
·03 de março de 2026
Bravo Italiano, cinque vittorie di fila non arrivano per caso. Decisivi Skorupski e Odgaard, passaggio a vuoto per Bernardeschi, Cambiaghi deve incidere anche da titolare

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·03 de março de 2026

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Pisa-Bologna 0-1: ecco le note liete e quelle dolenti in casa rossoblù relativamente al match disputato ieri alla Cetilar Arena.
L’analisi semplice di una partita complessa – È arrivata un’altra vittoria pesante, eppure qualche scontento lo si trova sempre. «Abbiamo sofferto troppo», sento dire. Il fatto, però, è che per giocare bene bisogna essere in due, e di certo al Pisa non interessava farlo. È l’ultima in classifica, voleva fare risultato e del bel calcio le importava giustamente ben poco. L’obiettivo dei toscani era, semmai, spezzettare la manovra del Bologna, complicandone le trame e ricorrendo spesso ai falli. Così com’era successo contro l’Udinese, i rossoblù sono dovuti entrare nell’ordine delle idee di fare una partita di lotta e hanno retto l’urto, poi un giocatore di qualità come Odgaard ha fatto saltare il banco e indirizzato la gara in maniera decisiva. Tutto qui. Certe volte il calcio è molto più semplice di come lo si fa sembrare.
L’emorragia bloccata – Stiamo vedendo un Bologna più pratico e guardingo, una versione che funziona. Cinque vittorie consecutive, quattro delle quali senza subire gol, iniziano ad essere un campione significativo. Bollare ognuno di questi successi come un segno che la fortuna ha cominciato a girare, o puntare il dito contro la scarsa produzione offensiva, mi sembra un esercizio sterile e controproducente. Sembra che non vada mai bene niente, che ci sia sempre una ragione per contestare. Prima i rossoblù erano più belli e divertenti, sì, ma se ne criticava la permeabilità. Ora il problema è che manca lo spettacolo, che si crea poco. Quello che vedo io è che c’è stata un’emorragia di risultati, Italiano ha trovato il rimedio e adesso il Bologna ha ripreso quota in classifica e si giocherà gli ottavi di Europa League. A me non sembra poco…
La conferma della mediana a tre – Il successo è arrivato grazie ad un’invenzione di Odgaard, ma anche per quanto già scritto vorrei aprire una parentesi. Non penso si possa ridurre tutto a questo episodio, sostenendo che sia la dimostrazione di come il Bologna per segnare debba tornare a schierare un giocatore offensivo in più a discapito di un centrocampista. Dal punto di vista della creazione di palle gol, nel secondo tempo i felsinei hanno fatto ancora peggio che nel primo, quando comunque erano riusciti a fornire due chance a Castro. La mediana a tre a tre non è un problema, bensì la soluzione adottata da Italiano per far rialzare la squadra. Una soluzione che, conti alla mano, sta dando risultati, ed è bene ribadirlo.
La lungimiranza di Italiano – Attenzione: se provo a mettermi nei panni di Italiano, sono convinto che lui stesso non sia poi così contento di aver dovuto derogare ad alcune delle sue convinzioni. Il mister ama il calcio propositivo, arrembante, e infatti non sta perdendo occasione di sottolineare come il Bologna possa fare di più anche ora che i risultati sono dalla sua parte. Ma intanto ha saputo fare un passo indietro, privilegiare l’ottenimento del risultato e rinunciare ai suoi dogmi, e questo fa onore alla sua intelligenza e alla sua professionalità. Tornare a vincere serviva come il pane, in primis a lui, e quello che conta è esserci riusciti.
La spada nei momenti decisivi – Oltre ad Odgaard l’uomo del match è stato ovviamente Skorupski, che ha salvato i suoi con almeno un paio di super interventi: d’altronde è proprio questo che ci aspettiamo dal polacco, non la versione insicura di qualche settimana fa. Moro continua a sembrarmi il più in palla del centrocampo, è vero che commette qualche errore ma va detto che è l’unico a verticalizzare e a prendersi dei rischi. Per il resto si sono battuti tutti come dei leoni e in tal senso meritano dei complimenti, perché non è scontato che una squadra abituata a puntare tutto sul gioco sappia pure battagliare. Anche un giocatore come Lucumí, che talvolta eccede nell’uso del fioretto, ieri ha disputato una gara senza tanti fronzoli ed è l’emblema di come sia cambiato il Bologna nelle ultime partite.
Le ali piegate – È stata una serata no per Bernardeschi, autore di una prestazione simile a quelle che ci avevano fatto preoccupare ad inizio campionato: ha portato troppo palla ed è caduto nell’egoismo che ogni tanto lo contraddistingue. Nulla di grave, un passaggio a vuoto ci può stare. Il discorso che riguarda Cambiaghi, invece, è diverso. Da un po’ di tempo non riesce più ad incidere, e la sensazione è sempre che sappia rendersi più determinante entrando in corso d’opera. Questa però non è scusante, casomai un limite: il Bologna ha investito tanto sul ragazzo, e lui può e deve fare di più.









































