Brignoli ripensa al suo gol contro il Milan: «Sembravo Aldo in “Tre uomini e una gamba”. Vi racconto la mia passione per la musica» | OneFootball

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·03 de fevereiro de 2026

Brignoli ripensa al suo gol contro il Milan: «Sembravo Aldo in “Tre uomini e una gamba”. Vi racconto la mia passione per la musica»

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Brignoli ripensa al suo gol contro il Milan: «Sembravo Aldo in “Tre uomini e una gamba”. La mia passione per la musica». Le parole del portiere

Alberto Brignoli resterà per sempre il portiere che il 3 dicembre 2017 segnò il 2-2 di Benevento-Milan al 95′, rovinando l’esordio di Gattuso sulla panchina rossonera. Ma Brignoli non è solo quello storico gol di testa a Donnarumma. È un portiere che ha vissuto tutte le categorie, dalla Serie D alla Champions League, un appassionato di musica che si diverte alla consolle e un imprenditore che guarda al futuro. Oggi si racconta a La Gazzetta dello Sport.

DALLA D ALLA CHAMPIONS – «Per la D è facile: alla presentazione con il Montichiari, quando hanno fatto il mio nome al microfono, sono svenuto. Un bell’inizio… In campo, però, benissimo: campionato vinto con 970 minuti di imbattibilità. In C2 scelgo i momenti in una casa che chiamavamo “La Villa”: abitavo lì con alcuni compagni, come fossimo universitari. In C1, il rapporto con Davide Nicola, che mi lanciò come titolare. A Terni in B ero giovane, senza freni. In una delle prime partite uscii a vuoto su una rimessa laterale. Mi scontrai con Fabio Pisacane e combinai un disastro. Risultato: panchina per un mese e mezzo.


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Per la A, scelta obbligata: quel Benevento-Milan. Io odio colpire di testa, il pallone mi fa male. Invece andai a saltare e segnai di testa a Donnarumma, tutto storto in tuffo. Sembravo Aldo nella scena di “Tre uomini e una gamba”. Per il decennale, vorrei fare qualcosa con Gigio, magari sui social. La Conference la sto facendo ora con l’Aek ma sono la riserva di Strakosha: è l’unica competizione in cui non ho una presenza. Per l’Europa League scelgo l’esordio contro il Villarreal anche se dico la verità: se hai vissuto la Champions, mette un velo di tristezza. La mia partita della vita in Champions, l’unica di cui ho appeso una foto a casa, è Marsiglia-Panathinaikos, agosto 2023. Al Vélodrome non sentivo nulla per il rumore dei tifosi, mi sono detto “passiamo i primi 10 minuti”, invece ho preso gol al 2’. Abbiamo vinto ai rigori e io ho parato quello di Guendouzi».

MUSICA E AUTO – «Dire che sono un dj che fa il portiere è esagerato, anche se fatico a vedere due partite di fila, mentre quattro ore a mettere musica sembrano 10 minuti. Un paio di volte d’estate ho suonato a Chezz Gerdi, a Formentera, dove va Serse Cosmi. Il mister me lo dice sempre: “Se ti prendo in squadra, almeno ho qualcuno che mette musica seria”. I preferiti? Swedish House Mafia, il povero Avicii, Ilario Alicante, Joseph Capriati, Ricky Le Roy che ho conosciuto quando giocavo alla Samp, Solomun, Ben Böhmer. Poi le automobili. Chiedete a mio papà… Papà, che da giovane è stato il terzo portiere della Cremonese, era capo dei vigili nel mio paese. Io nel 2018 avevo comprato una Jaguar F-Type e un giorno di giugno sono andato dal mio amico Matteo Brighi: da Genova a Rimini in due ore e mezza. Al Comune arrivavano multe su multe e mio papà firmò per il ritiro della patente. Diciamo che non è stata l’unica volta…».

IL FUTURO – «Fino a 29 anni sono stato impulsivo, poi ho imparato a vedermi in terza persona e tutto è cambiato. Vorrei giocare ancora 2-3 anni ma lavoro già sul dopo. Ho fondato una società con il mio amico Michele e Federico Macheda: si chiama Auvi ed è già operativa, grazie al grande aiuto di mia moglie. L’idea è supportare il giocatore in tutto, come non fa nessuno. È nata da brutte esperienze personali, fiscalmente ho preso delle belle botte».

I MAESTRI – «Tra i tanti incontrati, Cassano è a posto, ha modi non convenzionali e a volte sbagliati, ma dice cose giuste. Buffon con me è stato gentilissimo, non dimenticherò mai che, quando arrivai alla Juve da sconosciuto, mi disse: “So chi sei”. De Zerbi mi ha insegnato a interpretare la partita, a leggere la tattica. Il simbolo del campione, però, per me è Lorenzo De Silvestri. Un uomo che riconosce i suoi limiti e ci lavora: questo per me è un campione. Tanti altri sono mediocri, pensano “sono già forte” e non crescono mai».

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