Sampnews24
·13 de julho de 2026
Cacciatore: «Ricordo i discorsi di Mihajlovic, mi vengono ancora i brividi. Cassano? Ti faceva vincere le partite da solo»

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Fabrizio Cacciatore torna a parlare della sua esperienza alla Sampdoria, ricordando alcuni degli allenatori e dei compagni incontrati durante la propria carriera. Nel corso di un’intervista concessa a Fanpage, l’ex terzino blucerchiato ha raccontato diversi episodi legati agli anni trascorsi a Genova, passando dalle particolari indicazioni di Luigi Delneri alla forza motivazionale di Sinisa Mihajlovic, fino agli aneddoti su Antonio Cassano.
DELNERI – «Delneri lo capivo o lo interpretavo? Bella domanda. Diciamo che se ci giocavi vicino, forse qualcosa capivi, ma se eri dall’altra parte del campo, avevi bisogno dell’aiuto da casa.. Semioli lo imitava benissimo, una volta fece la sua imitazione ad una cena di squadra, il mister non smetteva più di ridere».
MIHAJLOVIC – «Tra gli allenatori ho avuto grandi maestri come Conte e Mihajlovic, che sono stati davvero fondamentali. Li accomunava la capacità di tirar fuori qualcosa che non credevi neanche di avere. Magari eri a terra fisicamente, non ce la facevi più, ma bastava che loro parlassero e ti rialzavi per fare quella corsa in più che ti faceva vincere le partite. Ricordo i discorsi motivazionali di Sinisa, mi vengono ancora i brividi. Ti metteva in cerchio o ti riuniva nello spogliatoio e, finito quel discorso, eri pronto per spaccare il mondo».
CASSANO – «Era un fenomeno in campo, ma anche fuori, solo che non era semplice da gestire. Se lo lasciavi fare, ti massacrava, ti prendeva di mira e ti faceva impazzire. All’inizio, chiedeva sempre la palla e, se non gliela passavi, s’infuriava. Più la chiedeva e più io non gliela davo. Quando ha capito che lo facevo apposta per non farmi mettere i piedi in testa, allora ha smesso. E io dal quel momento, appena possibile, la davo a lui, perché sapevo che era uno dei pochi che ti poteva far vincere le partite da solo».
CACCIATORE – «Cassanate ce ne sono state tante, alcune non si possono raccontare. Ricordo quando entrava in campo con la macchina o quando costringeva tutti a cercare gli orecchini sul campo di allenamento perché li perdeva. Oppure quando alcuni compagni facevano finta di dover fare stretching per non fare il torello, perché ti faceva impazzire. So di ragazzi della Primavera che non volevano salire perché non reggevano lo stress. Trovami un ragazzo che non sogni di allenarsi con la Prima Squadra. Ecco, alla Samp di Cassano succedeva anche questo. E, poi, era uno spettacolo quando spingeva per finire in fretta l’allenamento perché non voleva perdersi “Uomini e Donne”. Antonio è davvero il numero uno».







































