Calcionews24
·30 de novembro de 2025
Cagliari, Conti racconta: « Astori? Eravamo molto legati, mi sento ancora con i suoi fratelli. Un ragazzo speciale. Nainggolan? Era davvero inarrestabile»

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La Gazzetta dello Sport ha dedicato ampio spazio ai ricordi di Daniele Conti, storico centrocampista e simbolo del Cagliari. L’ex capitano, classe 1979 e figlio d’arte di Bruno Conti, ha ripercorso in un’intervista i momenti più significativi della sua lunga carriera, segnata da passione, sacrificio e un legame indissolubile con la Sardegna.
Cresciuto calcisticamente nella Roma, Conti approda al Cagliari nel 1999, appena ventenne. Da quel momento diventa una colonna portante della squadra rossoblù, indossando la maglia isolana fino alla stagione 2014/15. La sua avventura in Sardegna si trasforma in una vera e propria storia di appartenenza, con il centrocampista che diventa leader e riferimento per compagni e tifosi.
Nel corso della sua carriera professionistica, Conti ha collezionato 470 presenze, impreziosite da 52 gol e 32 assist: cifre che raccontano meglio di ogni parola il suo peso specifico nella storia del club. Ancora oggi, il suo nome evoca rispetto e affetto tra i sostenitori del Cagliari, che lo considerano un punto fermo della propria identità calcistica.
PAPA’ BRUNO – «Assolutamente. Avere un papà così è stato scomodo. Devi andare al doppio degli altri per toglierti l’etichetta del raccomandato e del “figlio di”. A Roma poi, ancora peggio. Io in giallorosso ho esordito in Serie A, ma poi sono stato contento di andare via. Avevo bisogno di fare il mio percorso».
ZERO RIMPIANTI – «Il Cagliari è sempre stato la mia Nazionale. Potevo andare a Napoli, a Firenze, in Germania. Di possibilità ne ho avute veramente tante. Un anno mi chiamò Ranieri che voleva portarmi al Monaco. “Ma come faccio a lasciare questa gente”, gli dissi. Sapevo che lui poteva capirmi».
ASTORI – «E’ stata dura. Io e Davide eravamo molto legati, mi sento ancora con i suoi fratelli. Un ragazzo speciale, pieno di passioni. Era una persona vera come piacciono a me. Sarà l’indole del capitano…».
NAINGGOLAN – «Una furia, Radja era davvero inarrestabile. Arrivò da noi giovane, ma molto consapevole dei suoi mezzi. Faceva ancora tanti errori, però. Quanti discorsi gli ho fatto: era come fosse un fratello minore. Non volevo che sprecasse l’immenso talento che aveva e cercavo di farglielo capire».









































