Calcionews24
·20 de março de 2026
Cagni: «Il calcio di quest’anno non mi è piaciuto, l’unica eccezione è il Como. VAR? Bisogna semplificare le cose, sta creando diversi problemi» – ESCLUSIVA VIDEO

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Gigi Cagni, noto allenatore con diverse esperienze in Serie A, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24. Le sue dichiarazioni:
Partiamo dalla gara di ieri sera tra Roma e Bologna: l’ha sorpresa il passaggio del turno dei felsinei e cosa ne pensa del rendimento della Roma, crollato nell’ultimo mese?
«La partita è stata molto bella. Fortunatamente fanno un calcio antico perchè in quello moderno bisogna fare il Tiki Taka… Calcio antico che però diverte. Forse dovremmo rivedere un pò le cose. A prescindere da questo, io a inizio anno sulla Roma di Gasperini ho detto che sarebbe stata dura però col tempo, perchè quando prendi un allenatore devi fare una programmazione, le cose sarebbero migliorate. In questo primo anno penso che abbia fatto di più di quello che si aspettasse, la realtà è questa. Non ha una rosa importantissima sotto l’aspetto numerico, poi ha avuto infortuni importanti come Dybala e altri giocatori. Ieri sera si è capito che la squadra fosse stanca, giocando sempre gli stessi diventa difficile. Per quanto riguarda il Bologna, quest’anno è stato abbastanza altalenante ma è vero anche che hanno fatto dei cambiamenti e ci si deve adattare. Ieri sera hanno giocato bene e la qualificazione è meritata anche se la Roma non ha fallito niente ed essendo arrivata ai supplementari avrebbe anch’essa meritato di passare».
L’ultimo turno di campionato, col passo falso del Milan a Roma con la Lazio nonostante il pareggio dell’Inter, ha per lei chiuso il discorso scudetto? Si aspettava la sconfitta dei rossoneri?
«Il Milan ha avuto un’occasione grossa e l’ha persa. Questa però non era un’annata nella quale il Milan doveva lottare per lo scudetto. Anche il Milan quest’anno era in costruzione. Le due più attrezzate erano sicuramente l’Inter e il Napoli, per me una delle due avrebbe vinto lo scudetto sicuro. L’Inter ha 8 punti di vantaggio, mi sembra un buon margine visto che appunto il Milan ha perso un’occasione grossa e non credo ce ne saranno di più da qui alla fine anche perchè se una squadra ha fatto più di 60 gol e ne ha presi un ventina fino ad oggi non è che cambia il rendimento all’improvviso nel finale di stagione. Quello che non è stato all’altezza è stato il Napoli che ha avuto però un’annata difficilissima dal punto di vista degli infortuni, purtroppo per Conte. Adesso, vedendo anche la formazione che schiererà oggi, è un’altra musica perchè giocatori come De Bruyne, Angussa, McTominay, Lobotka cambia tutto. Questi sono 4 giocatori che sono mancati molto quindi è inevitabile che non potesse lottare per lo scudetto. L’Inter penso che lo vincerà».
Secondo lei il Milan sul mercato dove dovrebbe intervenire per colmare il gap con l’Inter?
«Credo sia un problema più generale del calcio italiano: mancano i centravanti. Sono tutti alla ricerca di questo ruolo che sembra non ci sia più, soprattutto in Italia e soprattutto italiani. Quindi c’è qualcosa che non funziona in questo senso. A tutte le squadre tranne il Napoli, che ha trovato Hojlund che si sta rivelando un ottimo attaccante, mancava proprio questo. La verità è che il calcio di quest’anno a me non è piaciuto perchè è stato un calcio senza ritmo, un calcio nel quale si vede poco tirare in porta. L’unica eccezione, e ne parlo proprio per questo, è il Como. Il Como è una squadra che diverte, è una squadra che guarda caso ha messo come obiettivo primario la tecnica individuale che vuol dire avere tutti i giocatori individualmente molto bravi a livello tecnico e anche molto giovani. Questo vuol dire ritmi alti, verticalizzazioni, tiri in porta… E poi c’è un numero che mi ha sorpreso e che non pensavo fosse così: è una delle difese migliori. Quindi vuol dire che ha trovato il mix giusto per giocare a calcio, il calcio che piace a me. Le altre non lo hanno ancora trovato».
Proprio in relazione a quanto ha appena detto, lei dove si schiera nell’annosa diatriba tra giochiesti e risultatisti, ammesso che questa differenza esista realmente?
«Il discorso è che non si può fare solo bianco o nero, esiste il grigio. Personalmente, è chiaro che non puoi vincere se non giochi bene. Devi avere un calcio che sia propositivo e tecnicamente forte e il Como ha questa filosofia. Poi ci sono delle partite in cui devi pensare al risultato. Non sei nelle condizioni di poter fare cose diverse e devi avere anche questa mentalità. Non è una brutta cosa giocare un calcio sporco. Io sono per il risultato giocando bene ma se non posso guardo al risultato perchè questo è. Poi c’è da aggiungere che lo sportivo italiano è quello che preferisce il risultato… E’ l’unico paese dove si cambiano 50 allenatori all’anno in tutte le categorie, forse anche di più».
Citando il pesante passivo passivo subito dall’Atalanta contro il Bayer Monaco, crede che la differenza tra l’Italia e l’Europa sia solo a livello di ritmo di gioco o influisce anche la diversa qualità dei calciatori singoli?
«Bisogna partire dalla cosa più importante che una squadra dovrbbe avere: la tecnica, soprattutto nelle categorie superiori. Secondo me oggi però il calcio è moderno solo dal punto di vista fisico. Più mezzi di preparazione, i calciatori sono più forti fisicamente. Se non hai la tecnica però questa forza fisica non basta. Allora il discorso da fare è questo: ma se tu hai un campionato con ritmi bassi come quello italiano degli ultimi anni è chiaro che la differenza in Europa, dove ci sono partite anche brutte tecnicamente, da questo punto di vista si nota. La mentalità è quella giusta, raramente ti annoi vedendo le partite inglesi, tedesche, francesi e spagnole. Poi in Spagna c’è anche una tecnica di base superiore perchè lì nascono con questa mentalità. Però questa è la realtà dei fatti. Noi siamo indietro, lo vediamo anche dalla Nazionale. Oggi ci saranno le convocazioni di Gattuso e non mi sembra che Gattuso abbia grande difficoltà a fare le scelte perchè il numero di giocatori buoni in Italia è quello lì. Poi se te leggi i giornali noi abbiamo difficoltà a livello psicologico al pensiero di dover giocare contro l’Irlanda. Dov’è questo calcio moderno se l’Italia si preoccupa dell’Irlanda? ».
Lei crede che la Nazionale riuscirà a qualificarsi ai Mondiali?
«Io non voglio pensare che la Nazionale non vada al Mondiale anche questa volta, non lo posso pensare perchè sarebbe veramente una debacle. Però io sono uno che vede sempre il 50% positivo: qualunque cosa succeda, comunque serve. Le sconfitte ti fanno crescere quindi non è un problema. Io penso che andremo al Mondiale però in caso contrario non sarebbe una cosa per cui diventerei matto perchè sarebbe una conseguenza… Da lì forse qualcuno capirebbe cosa bisogna fare. Se non andiamo al Mondiale noi bisogna capirlo che stiamo sbagliando qualcosa. Ieri in questo senso c’era un’intervista di Gravina che diceva di tornare a fare la tecnica individuale. Arrivano un pò in ritardo ma arrivano anche loro delle volte».
Chiudiamo col VAR: lei crede che il suo inserimento e l’utilizzo che se ne fa in Italia abbia influito negativamente sul discorso dei ritmi bassi di cui abbiamo parlato prima?
«Il mio pensiero, da sempre è questo: se io ho una cosa da risolvere e continuo a cambiare, a mettere delle cose sempre in più, pensando di risolverle, secondo me sbagli. Delle volte bisogna essere capaci a togliere, non a continuare ad aggiungere. Questo perchè mi sembra, parlando del VAR, che si stia facendo molta molta confusione e quindi vuol dire che bisogna cambiare qualcosa. Siamo in tempo, si può fare. Noi facciamo sempre tutto con le persone che secondo me non dovrebbero avere il comando. Ripeto: bisogna semplificare, non far diventare le cose più difficili. Sono le cose semplici che rendono. Invece noi continuiamo a complicare. E allora adesso vediamo cosa succede perchè poi la responsabilità è di chi dirige. Gli arbitri probabilmente hanno delle difficoltà, non sono in un periodo buono anche se pure l’arbitro di ieri sera in Europa non è che fosse nulla di eccezionale. E poi, e chiudo, il tempo secondo me non lo perde l’arbitro che fischia più o fischia meno. Io sono stufo di vedere giocatori che prendono un calcetto e si rotolano per un quarto d’ora per terra ad urlare. Che soglia del dolore hanno i giocatori di oggi? Con gli urli che fanno dovrebbero andar fuori e non rimanere in campo… Due minuti fuori e si va avanti».
SI RINGRAZIA GIGI CAGNI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA









































