Cardinale e il Milan delle macerie: quando la rivoluzione diventa demolizione – VIDEO di Alberto Petrosilli | OneFootball

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·04 de junho de 2026

Cardinale e il Milan delle macerie: quando la rivoluzione diventa demolizione – VIDEO di Alberto Petrosilli

Imagem do artigo:Cardinale e il Milan delle macerie: quando la rivoluzione diventa demolizione – VIDEO di Alberto Petrosilli

Un club storico non può essere gestito come una startup in crisi: Cardinale sta distruggendo dalle fondamenta il Milan

Se la ricostruzione degli ultimi giorni fosse confermata nei fatti, ci troveremmo davanti a una delle pagine più inquietanti della storia recente del Milan. Via l’allenatore, via i dirigenti di riferimento, via coloro che, nel bene o nel male, rappresentavano l’ossatura decisionale del club. Una vera e propria epurazione che lascia una domanda inevitabile: chi sta guidando il Milan?


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Perché una società può decidere di cambiare. Può scegliere di voltare pagina. Può persino azzerare un progetto sportivo. Ma ciò che non può fare è distruggere tutto senza mostrare immediatamente una direzione chiara.

Il problema non è il cambiamento. Il problema è il vuoto.

Quando si licenziano le persone, bisogna avere già una soluzione

Chi governa un club della storia e del prestigio del Milan dovrebbe sapere che ogni decisione produce conseguenze. Se si decide di mandare via allenatore, dirigenti e figure chiave, bisogna presentare contestualmente una nuova struttura, una nuova organizzazione, un nuovo progetto.

Invece, la sensazione che arriva all’esterno è quella di una società che procede per strappi, per reazioni, per improvvisazione.

Un grande club non può vivere nell’incertezza permanente.

I tifosi non chiedono miracoli. Chiedono competenza. Chiedono programmazione. Chiedono una visione.

E oggi quella visione appare sempre più sfocata.

Il Milan non è un laboratorio finanziario

Da troppo tempo il Milan sembra essere trattato come un esperimento aziendale anziché come una grande istituzione sportiva.

C’è una differenza enorme tra amministrare un bilancio e guidare una squadra di calcio.

Il calcio vive di competenze specifiche, di uomini di campo, di dirigenti che conoscono il mercato, gli spogliatoi, le dinamiche di una stagione. Pensare che tutto possa essere ridotto a tabelle, algoritmi e consulenze esterne significa non comprendere fino in fondo cosa rappresenti il Milan.

Questo club è storia, identità, cultura calcistica.

Non è un semplice asset finanziario da ottimizzare.

L’ossessione per i “cacciatori di teste”

Tra gli aspetti più sorprendenti di questa gestione c’è anche il ricorso continuo a consulenti esterni e cacciatori di teste per individuare profili da inserire nel club.

Ora, nessuno mette in discussione l’utilità di strumenti manageriali moderni. Ma qui si parla del Milan, non di una multinazionale che deve assumere un dirigente commerciale.

Possibile che una società con una tradizione calcistica centenaria debba affidarsi ai cacciatori di teste per capire chi possa guidare il proprio futuro sportivo?

Possibile che non esistano reti di conoscenze, competenze interne, uomini di calcio capaci di individuare i migliori profili?

La sensazione è che si sia persa completamente la dimensione sportiva del problema.

Perché il rischio è evidente: si finisce per cercare il curriculum perfetto invece della persona giusta.

E nel calcio le due cose non coincidono quasi mai.

Un patrimonio che merita rispetto

Il Milan ha attraversato momenti difficili nella sua storia. Ha conosciuto crisi, retrocessioni, rifondazioni.

Ma quasi sempre c’era una bussola.

Oggi, invece, ciò che preoccupa non sono soltanto le decisioni prese. È l’impressione che manchi una rotta.

Un club senza allenatore, senza punti di riferimento dirigenziali e senza una strategia chiaramente comunicata è un club che naviga a vista.

E il Milan non merita di navigare a vista.

Merita leadership.

Merita competenza.

Merita rispetto.

Perché quando si smantella tutto senza offrire immediatamente una prospettiva credibile, non si sta costruendo il futuro: si sta alimentando il caos.

E allora viene spontaneo pensarlo, da tifosi o semplici appassionati di calcio:

Povero Diavolo, che pena mi fai.

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