Champions League, ridateci il gioco del calcio: da 9 gol in una partita a 2 rigori leggeri. Milan-Juve è da rivalutare? L’analisi approfondita | OneFootball

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·02 de maio de 2026

Champions League, ridateci il gioco del calcio: da 9 gol in una partita a 2 rigori leggeri. Milan-Juve è da rivalutare? L’analisi approfondita

Imagem do artigo:Champions League, ridateci il gioco del calcio: da 9 gol in una partita a 2 rigori leggeri. Milan-Juve è da rivalutare? L’analisi approfondita

Champions League, l’andata delle semifinali di coppa è l’essenza del calcio televisivo e non di quello vero: 11 gol in 2 partite, rigori molto generosi. Il confronto con l’ultimo Milan-Juventus di Serie A

Finita l’andata delle semifinali di Champions League, con la vittoria del Psg sul Bayern Monaco e il pareggio fra Atletico Madrid e Arsenal, occorre fare un’analisi approfondita circa quanto accaduto nelle rispettive partite europee e poi fare un confronto con l’ultimo Milan-Juventus di campionato tanto criticato da qualsivoglia organo di stampa. Emergono due tipologie di gioco estremamente diverse: da una parte transizioni veloci quasi da videogame con uno contro uno costanti a tutto campo e dall’altra sterilità di produzione offensiva, tanto forse troppo equilibrio e pochissime occasioni da gol. Ma siamo così sicuri che quanto offerto nella tornata di Champions League sia il calcio vero, quello a cui vogliamo ambire?

La risposta è no, ma coinvolge sia la Serie A che l’attuale format della Champions League e i motivi sono presto spiegati. La competizione europea rappresenta ad oggi la punta di diamante dei progetti Uefa, motivo per cui si è deciso volontariamente un modello altamente televisivo, che permette di vedere tanti gol dalla League Phase alle sfide cruciali da dentro o fuori. Crea un calcio che attira tifosi occasionali, non interessati alla partita in sé ma quanto più allo spettacolo che essa genera.


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L’osannato 5-4 del Psg sul Bayern Monaco, con ribaltamenti di fronte dal primo all’ultimo minuto, sembra il copione di un film di azione. Vantaggio tedesco, rimonta dei francesi che addirittura chiudono il primo tempo sul 3-2. Distanza ancor più corposa nel secondo, ben 3 gol di differenza con il Psg vittima poi di un rilassamento. Ma proprio qui rientrano in gioco i ragazzi di Kompany: due gol nel giro di pochi minuti che rimettono il risultato estremamente in bilico in vista del ritorno. Una gara ricca di giocate e giocatori di livello assoluto, insindacabile, ma anche piena di errori difensivi e disattenzioni da una parte e dall’altra. E nell’altra sfida di Ucl com’è andata?

Equilibrio sì, rigori pure: così lo sport di contatto smette di esistere

Se Bayern e Psg hanno portato ad un match ricco di emozioni e gol, nell’altra sfida della Champions League, Atletico Madrid e Arsenal hanno rallentato questo aspetto: il risultato di 1-1 finale è stato determinato da due calci di rigore alquanto generosi, da segnalare anche un terzo assegnato dal direttore di gara e poi scongiurato grazie all’intervento del Var. Tanto equilibrio in campo, due squadre organizzate difensivamente ma con giocatori meno abili nel saltare l’uomo rispetto alla partita del martedì. Caratteristiche differenti, merito di allenatori molto “italianizzati” nel modo di interpretare il calcio.

A rompere l’equilibrio di una partita tosta, ci ha pensato l’ingenuità di Hancko e la furbizia di Gyokeres, ma soprattutto un sistema che permette di regalare calci di rigore ad ogni minimo contatto in area, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza spettacolare dell’evento. Al vantaggio dell’attaccante svedese ha risposto il sigillo, sempre dagli 11 metri, di Julian Alvarez. Tocco di braccio fuori sagoma di Ben White non visto dall’arbitro, il Var richiama l’attenzione ed ecco assegnato il secondo calcio di rigore della serata: anche in questo caso episodio dubbio, il pallone ha prima scheggiato il ginocchio del difensore inglese.

Come chiudere al meglio un’altra serata di Champions se non assegnando il terzo rigore della partita? Ebbene al minuto 78, il solito Hancko pesta il piede a Eze, per Makkelie non ci sono dubbi, è rigore: il Var interviene per la seconda volta e dopo una lunga, estenuante revisione, il direttore di gara opta per l’annullamento del panalty. Forse il più evidente fra i tre assegnati. Anche i telecronisti restano alquanto attoniti. Visto quanto emerso dalle semifinali di Champions League, andrebbe rivalutato il big match fra Milan e Juve? In parte sì ma serve contestualizzare.

Lo scialbo Milan-Juventus sfigura se paragonato alla Champions? Gare agli antipodi dal punto di vista spettacolare, vincono tattica e minimizzazione del rischio

Un vero appassionato di calcio non dirà mai di amare partite che terminano con punteggi tennistici, questo piace a chi si sofferma sulla superficie e non intende approfondire. E allora lo 0-0 di Milan-Juventus dove si posiziona in questo scenario? Dal punto di vista dello spettacolo è stata, senza dubbio alcuno, una gara povera di occasioni di gol, in cui l’organizzazione difensiva ha avuto la meglio sulla volontà di attaccare l’avversario (Milan in primis). L’unico giocatore che pareva fuori contesto è stato Conceicao, in grado di saltare perennemente il diretto marcatore e creare superiorità numerica. Non è un caso che il vantaggio bianconero, poi annullato, sia nato proprio da una sua giocata sulla destra.

Per il resto abbiamo ammirato tanti duelli in mezzo al campo, agonismo più elevato rispetto agli altri precedenti: due squadre attente a non prendere gol, a cui probabilmente bastava non uscire sconfitte. Pochi tiri e dribbling è vero, livello dei singoli sensibilmente più basso ancor più vero, ma almeno la sensazione di non essere su un videogame dove ogni ribaltamento di fronte coincide con un gol, cosa che invece la Champions League ha dimostrato.

Riflessione finale, è meglio la Champions così o la scialba Serie A?

La verità come sempre sta nel mezzo, non è possibile vedere né una partita senza tiri in porta con blocchi bassi e un solo giocatore su 22 che prova a rompere gli schemi come spot del calcio italiano, né una semifinale di Champions League tra due delle squadre più forti del globo in cui pare non esserci la minima idea di cosa significhi stabilità difensiva o quantomeno equilibrio fra gli stessi reparti. Attacchi fenomenali, filtro a centrocampo inesistente, difese costantemente in difficoltà. Modi di interpretare il calcio, ma in tutto questo lo sport stesso sta perdendo la sua vera essenza.

Vincono le televisioni, contente di incollare i tifosi agli schermi, vince la Uefa che può valorizzare il prodotto. In Serie A vincono tatticismi e mentalità difensivista, poca voglia di provare a proporre qualcosa di differente. Chi ci perde? I veri appassionati, come sempre. Coloro che in fin dei conti tengono in piedi l’intero sistema: dagli stadi agli abbonamenti, ormai divenuti cosa d’élite.

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