Inter News 24
·11 de junho de 2026
Chivu si confessa: «Non ho rosicato per i derby persi. All’inizio mi chiedevo se fossi in grado di allenare l’Inter ma ora la musica è cambiata»

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·11 de junho de 2026

Cristian Chivu è il primo protagonista del podcast di Ivan Zazzaroni Tutto in piazza per il Corriere dello Sport. Una lunga chiacchierata nella quale il tecnico romeno ha ripercorso la sua stagione all’Inter, conclusa con un doblete storico, e non solo. L’allenatore nerazzurro ha analizzato i momenti chiave dell’anno, soffermandosi sulla crescita del gruppo e sulla gestione della pressione in una piazza così importante.
SULLE VITTORIE DI QUESTA STAGIONE – «No, per me poco, si poteva fare meglio. Sto scherzando (ride, ndr)».
AL PARMA ALLENAVA PER NON RETROCEDERE – «Io alleno per vincere, non è andata male. Anzi».
SULLA CHIAMATA DELL’INTER E LA RISPOSTA DEL PARMA – «Avevo già pianificato tutto, si sapeva chi sarebbe andato via e i profili su cui puntare. Poi è successo quello che è successo. Ma non mi sono montato la testa, io ero abituato a cambiare la rosa nel settore giovanile, a valorizzare i giocatori».
ADESSO DEVE CONTINUARE A VINCERE – «Lo so, è cambiata la musica».
SUL RINNOVO CON L’INTER – «Perché dovete parlare di contratti? Io sono felice, allenare l’Inter è gratificante. I capelli bianchi sono arrivati, è un anno e quattro mesi che dormo poco. Mia moglie non mi riconosce più, i miei figli li vedo solo a cena».
SUL MOMENTO DIFFICILE IN AUTUNNO – «Per me no, le aspettative sono diverse ma la crescita l’ho sempre vista nel quotidiano. Se perdi una partita, qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestire certe situazioni. Fino a novembre ne avevamo perse tante per essere l’Inter, è vero, ma qualcosa si intravedeva».
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SU AUSILIO – «Lui si presentava ogni mattina tranquillo ad Appiano. Il sostegno non è mai mancato, né a me né alla squadra. E’ stata una cosa determinante. Si parlava del fatto che non vincevamo mai gli scontri diretti, siamo stati bravi a non perdere punti con le altre».
SUI DERBY PERSI – «Ho rosicato zero. Per me è una partita di calcio persa, la cosa più importante è come reagisco alla sconfitta e cosa faccio nella gara successiva, anche perché non ti puoi permettere di andare a rosicare per una partita persa, non hai tempo. Lo so che i giocatori sono arrabbiati e incazzati, ma lo sono anch’io, però non vado a fare il figo di turno. Abbiamo perso una partita, basta, si volta pagina e si riparte da zero. Funziona anche quando vinci, bisogna che le cose vadano così».
SULLA SCELTA DELL’INTER NEL PUNTARE SU DI LUI – «Cosa ho provato? È un bel misto di tutto. Devo essere onesto, non faccio il figo: all’inizio mi chiedevo se fossi in grado di farlo, di portare a buon fine la fiducia che mi è stata data in questa società. O se fossi stato in grado di gestire una determinata tipologia di calciatori».
IL PESO DI ALLENARE L’INTER – «Perché un conto è allenare giovani ambiziosi, che hanno voglia di ascoltare; un conto è allenatore giocatori già evoluti. È difficile entrare nella loro testa, dire loro determinate cose e cosa devono fare. Devi avere la sensibilità giusta per farlo e non sapevo se fossi in grado. Sì, avevo allenato il settore giovanile e avevo allenato al Parma, dove i ragazzi sono stati meravigliosi. Ma erano anche in una situazione molto più complicata rispetto a quella dell’Inter. Poi, tutte quelle che sono le pressioni da fuori, quello che vuol dire allenare l’Inter, quello che si crea intorno a questa squadra da sempre, per un pareggio o per una partita persa a volte anche per niente. È stressante perché devi gestire tutto. Fare l’allenatore è la cosa più semplice, allenare e giocare la partita».







































