Inter News 24
·16 de abril de 2026
Conferenza stampa Chivu pre Inter Cagliari: «Bastoni domani non sarà convocato, ecco quando tornano Lautaro e Bisseck». Poi emoziona tutti con la storia del giovane Filippo Serantoni

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·16 de abril de 2026

La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter Cagliari, match valevole per la trentatreesima giornata del campionato di Serie A 2025/26: queste le parole del tecnico nerazzurro. La conferenza avrà inizio alle ore 14:30, noi di InterNews24 la seguiremo live.
COSA SERVIRA’ DOMANI COL CAGLIARI? – «Noi avevamo fatto le prestazioni anche prima, poi ovvio che si giudica sempre il risultato. Proveremo a fare la prestazione anche domani, consapevoli che manchino 6 partite fino alla fine del campionato. Poi della Coppa Italia se ne parlerà nei prossimi giorni. Dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto, mantenere lo spirito giusto e la nostra ambizione per aggiungere altri 3 punti alla nostra classifica».
TENUTA MENTALE DELLA SQUADRA E FOCUS SULL’OBIETTIVO INDIPENDENTEMENTE DALL’AVVERSARIO – «Il focus abbiamo sempre cercato di portarlo in campo. Direi che abbiamo avuto alti e bassi, in alcune partite abbiamo fatto molto bene perché abbiamo capito al volo, in altre meno. Per vari motivi, per mancanza di energia, per mancanza di qualche giocatore che avrebbe spostato l’inerzia da una parte favorevole a noi. E’ quello che abbiamo cercato di fare nelle ultime due partite. Una volta finite le inside delle nazionali, con una carica e responsabilità importanti per tutti i giocatori che hanno dovuto fare i playoff, una volta finita quella, nonostante la delusione per chi non ce l’ha fatta, ci si è calati subito negli obiettivi della nostra squadra».
LA MIA BATTUTA SULLA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS. L’INTER L’UNICA SQUADRA OBBLIGATA A VINCERE LO SCUDETTO E LE ALTRE NO? – «Se non capiamo l’ironia è meglio che iniziamo a fare altro. Tante cose sono narrata in maniera sbagliata o in base a quelli che sono gli obiettivi, le amicizie o i doveri di difendere l’uno o l’altro. La mia era una battuta ma dentro c’è la realtà. Si è sempre parlato di qualificazione Champions, allora mi sono messo anch’io a dire determinate cose da questo punto di vista, che sono reali. L’ho detto col sorriso sulle labbra, poi magari qualcuno l’ha presa troppo sul serio. Ci vuole ironia, il calcio non è la vita! Poi ci sono squadre che hanno un atteggiamento giusto che gli permette probabilmente di arrivare fino in fondo e a vincere e poi ci sono quelle altre squadre che hanno fatto di tutto per provare a vincere, ma ne vince solo una! Non bisogna cascare a prendersela male se la squadra del cuore o l’amico del cuore non ce la fa».
COME STA BASTONI? SIA FISICAMENTE CHE MENTALMENTE – «La farei anche finita a parlare di Ale, si parla di lui da un mese a questa parte e non lo si fa elogiandolo… Ci sarebbe anche da elogiare per quello che è l’uomo, il giocatore, che ha dato la disponibilità alla Nazionale nonostante abbia passato molti giorni in stampelle, ci ha messo la faccia e bisogna dargli credito perché ha provato a dare il proprio contributo. Poi giustamente un ragazzo che ha un problema fisico, perché tutt’ora quella caviglia non è al 100%, e bisogna accettare il fatto che in un mese si è allenato poco. Però è vero che siamo a fine aprile e fare un ricondizionamento fisico serve a poco. Bisogna dargli fiducia, farlo sentire importante, consapevoli del fatto che non sia al 100%. Noi lo ringraziamo perché ci mette la faccia e la disponibilità. Non sta bene, domani non sarà convocato. Rimarrà fuori sia per riprendersi dal problema alla caviglia e sia per rifare qualcosina che gli permetterà di alzare anche la condizione atletica».
MAROTTA MI HA CONFERMATO LA SUA FIDUCIA, A CHE PUNTO DI CRESCITA SONO? – «Miglioro e imparo tutti i giorni, sono il primo che quando si sveglia ogni mattina si guarda allo specchio e si fa autocritica. Errori ne ho fatti, imparo e miglioro, dal punto di vista professionale e soprattutto umano. Per come mi devo comportare con i ragazzi. Io devo andare a rimettere un paio di cerotti, fare due coccole e due abbracci, si pensa in modo superficiale di tutto quello che si racconta in giro, solo per fare i titoli e perché la negatività vende. Si vive in una cultura dell’imballaggio che disprezza i contenuti, io devo andare lì a cercare di farli sentire importanti, amati e degli esseri umani, non sono dei robot».
LA STORIA DI FILIPPO SERANTONI, IL RAGAZZO DELLE GIOVANILI DELL’INTER TORNATO IN CAMPO DOPO UN BRUTTO INCIDENTE, E COL CASCHETTO – «E ha fatto gol! Devo iniziare a dirvi che sono stato uno dei primi a sapere dell’accaduto la scorsa estate, uno dei primi a chiamarlo. Anch’io ero appena arrivato all’Inter e ci ho tenuto a parlare col ragazzo, col padre e tutta la famiglia, è stato invitato qua qualche mese fa a incontrare noi. Mi ha fatto piacere vedere un ragazzo con tanta ambizione, voglia e col sorriso sulle labbra, con la voglia di tornare in campo così come avevo fatto anch’io all’epoca. Gli ho dato qualche consiglio sul tipo di casco da usare, su cosa fare… Di avere coraggio, non pensare all’accaduto. L’importante è essere felice e avere la passione per il lavoro che si fa. Mi ha fatto piacere rivederlo in campo col caschetto, avevo visto una foto e ho visto che usava la stessa marca del mio caschetto. Gli consiglierei di tagliarsi le orecchie e di farle uscire così sente meglio cosa dicono i compagni e l’allenatore. Ho visto un ragazzo felice, al di là del gol e del palo, credo che la gioia più bella sia tornare a fare quello che ha sempre desiderato di fare, giocare a pallone. Gli consiglio di mantenere il sorriso, il piacere per il gioco e il rispetto per ciò che la vita ti regala».
COME STANNO LAUTARO E BISSECK – «Bisseck ha già iniziato a lavorare in campo e tra qualche giorno inizierà a lavorare in gruppo con noi. Lautaro, rispetto a quelli che sono i tempi che ci sono stati detti, è in regola. Credo che settimana prossima anche lui andrà in campo a fare qualcosina in più. Si tratta di giorni: Bisseck due e Lauti 7-8».
LA PERCEZIONE CHE GLI ALTRI HANNO DI ME – «Posso essere tutto ma di sicuro non sono un fesso. La vita mi ha insegnato che devo adattarmi in base al momento, alla narrativa e al ruolo che ho, di leadership di questo gruppo. Se all’inizio dicevo determinate cose in determinati modi, sono cambiate strada facendo perché è cambiato tutto e io mi sono adeguato. E’ cambiata l’aspettativa, perché siamo partiti con la gente che diceva che saremmo dovuti finire ottavi, con un allenatore inesperto che tra 5 giorni sarebbe stato esonerato, e si faceva anche la conta e i nomi di chi lo avrebbe sostituito. Invece si è andati avanti grazie ad un gruppo di uomini che dall’inizio hanno avuto l’ambizione di essere competitivi e hanno cercato di rispettare cose gli era stato chiesto. Strada facendo le cose sono cambiate. Tutto nasce dal post Juve, che diventa una gogna mediatica sotto tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda l’Inter e anche per quanto riguarda un giocatore dell’Inter, e lì la narrazione cambia. Ma io non sono mai stato polemico, questa è la mia coerenza, non ho mai messo maschere. Ho sempre cercato di non parlare di arbitri e non l’ho mai fatto, ho sempre cercato di mantenere un equilibrio in tutto quello che ho detto, e se a questo punto della stagione siamo quello che siamo e a qualcuno non gli va bene quello che dico, allora non è un problema mio. Voglio chiarire anche cosa avevo detto nella conferenza stampa pre Juve, che l’avete riportata un po’ sbagliata. Io ho detto “quando vedrò un allenatore che dirà di aver avuto un episodio a favore allora potrei iniziare a parlare anche io di arbitri”, ma non ho mai detto che sarei stato io a farlo per primo».
SE MI INFASTIDISCE IL FATTO CHE VENGA SMINUITO QUESTO CAMPIONATO DICENDO CHE SIA IL PIU’ BRUTTO DEGLI ULTIMI ANNI? – «E’ troppo facile cambiare pensiero in base alla classifica. Fino a qualche giornata fa o qualche mese fa era tutto competitivo, poi in base a come cresce il punteggio in classifica diventa attraente o mediocre. Questo non è un nostro problema. Io vorrei essere mediocre per tutta la mia vita, così primo in classifica, con la certezza di un lavoro fatto bene e di una società che mi sostiene».
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