PianetaBari
·15 de maio de 2026
Cosa aspettarsi da Bari-Südtirol

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·15 de maio de 2026

Una delle stagioni più negative della storia del Bari sta arrivando al suo epilogo: il playout contro il Südtirol dirà se i biancorossi sapranno almeno salvare la categoria o se andranno incontro a una drammatica retrocessione che, oltre a rappresentare una pesante onta nella storia calcistica della città, rischia di rendere ancora più nero un futuro già pieno di incognite. L’esito del doppio confronto non cambierà certo le valutazioni complessive su un campionato che resterà comunque fallimentare, ma il peso specifico di questa partita sul futuro impone di sospendere ogni discorso più ampio per le prossime due settimane e di concentrarsi solo sui 180 minuti.
È un discorso che ha fatto suo anche buona parte della tifoseria, che per la gara d’andata di questa sera — in cui sarà fondamentale vincere, visto che nel doppio confronto il Bari avrà un solo risultato su tre — ha deciso di tornare a sostenere la squadra sugli spalti. Il dato della prevendita parla chiaro: si va oltre quota 20.000, segnale di come la piazza abbia scelto di mettere da parte, almeno per un giorno, il malumore di un’intera annata per stringersi attorno ai biancorossi. Di fronte ci sarà un avversario difficile da decifrare: pochi mesi fa, quando ha affrontato i galletti in campionato, sembrava lanciato verso i playoff, ma è poi sprofondato con un finale di stagione disastroso e arriva qui con una situazione psicologica e mentale tutt’altro che rosea.

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Non si può non partire da qui. Parlare del momento di forma dell’avversario non vuole ridimensionare il valore di una squadra che, per gran parte del campionato, ha dimostrato di essere superiore al Bari. Resta il fatto, però, che certe sfide si decidono anche sul piano mentale, e da questo punto di vista è innegabile che le due vittorie biancorosse — pur da prendere con le pinze, vista la gara sporca con l’Entella e il valore relativo di quella contro un Catanzaro senza obiettivi — diano un pizzico di morale in più al gruppo di Longo. I dati del Südtirol nella parte finale di stagione, al contrario, raccontano un crollo verticale: zero successi nelle ultime dieci uscite, appena quattro pareggi e diversi ko pesanti, dal 6-1 con lo Spezia allo 0-3 casalingo subito dal Mantova.
Una caduta libera che a Bolzano davvero pochi pronosticavano. Basti pensare che fino a un paio di mesi fa gli altoatesini guardavano alla zona playoff come a un obiettivo concreto, distante appena tre punti, dopo una serie di risultati che sembravano aver consegnato a Castori la migliore versione possibile del suo gruppo. Da lì in poi, però, qualcosa si è inceppato. Lo ha ammesso nei giorni scorsi anche il direttore sportivo Paolo Bravo, riconoscendo che la squadra, con la salvezza ormai data per acquisita, si sia fatta cogliere da un eccesso di tranquillità che ha finito per pesare sulle prestazioni. A completare il quadro arrivano poi le indiscrezioni che, sotto il silenzio stampa imposto in queste ore, filtrano da Bolzano: un rapporto non più disteso tra Castori e parte dello spogliatoio, al punto che nelle scorse settimane si è arrivati persino a valutare l’ipotesi di un esonero prima del playout.

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Detto tutto questo, sarebbe un errore enorme sottovalutare gli uomini di Castori. In primis perché, anche nel pieno delle difficoltà, il Südtirol ha un’identità tattica precisa, quella stessa identità che al Bari è mancata per tutta la stagione. Il 3-5-2 ne è la traduzione più immediata: centrocampisti ed esterni lavorano senza sosta per sporcare le linee di passaggio e chiudere gli spazi, costringendo l’avversario a forzare la giocata o a rifugiarsi in lanci lunghi che la retroguardia, fisicamente solida, assorbe con relativa facilità. Una volta riconquistata la sfera, la transizione è immediata e priva di fronzoli, con la ricerca ossessiva della verticalizzazione verso le punte di riferimento: Merkaj e Pecorino, attesi dal primo minuto anche stasera, capocannonieri di squadra con nove reti ciascuno.
Il piano gara è chiaro: lancio lungo, spizzata aerea o protezione della palla per favorire l’inserimento a rimorchio dei centrocampisti sulle cosiddette seconde palle. I numeri stagionali confermano questa idea di calcio. Nessuna squadra di Serie B, ad esempio, ha commesso più falli degli altoatesini. Dati che restituiscono l’immagine di un’identità di gioco fisica, ruvida, costruita per spezzare il ritmo agli avversari più che per dettarlo.

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Su tutto questo si innesta poi un dato che pesa, e che è impossibile non citare: Castori, per il Bari di Longo, è una vera e propria bestia nera. In otto precedenti tra i due tecnici il marchigiano non ha mai perso, con tre vittorie e cinque pareggi a referto. Un tabù che — al di là di ciò che, statistica alla mano, possa davvero valere in un contesto specifico come un playout — restituisce comunque l’idea di quanto il calcio di Castori, fatto di partite sporcate, ritmi spezzati e duelli, abbia storicamente messo in difficoltà l’idea di gioco di Longo. Proprio per questo, più dei precedenti, sarà l’atteggiamento tattico e mentale con cui il Bari scenderà in campo a fare la differenza.
E qui resta l’incognita modulo. Le ipotesi oscillano tra il 3-4-2-1, con Pagano e Rao alle spalle di Moncini, e un 3-5-2 più muscolare a specchio sul Südtirol. Non è del tutto archiviata, infine, l’opzione di una difesa a quattro, anche se l’assenza pesantissima di Verreth — recuperato dalla squalifica ma non convocato — sembra spingere Longo verso una soluzione con un centrocampo più folto. Qualunque sia la scelta finale, la sensazione è che in una partita di questo peso il Bari dovrà soprattutto trovare quella compattezza, quell’attenzione e quella solidità che gli sono mancate per gran parte della stagione: ingredienti che, in una gara da un solo risultato utile, valgono molto più di qualsiasi sistema di gioco.
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