Costacurta boccia Leao: «È uno showman enigmatico, il Milan non è da scudetto ma Allegri è un grande allenatore e vi spiego perchè» | OneFootball

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Milannews24

·16 de janeiro de 2026

Costacurta boccia Leao: «È uno showman enigmatico, il Milan non è da scudetto ma Allegri è un grande allenatore e vi spiego perchè»

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Costacurta, leggenda del Milan, ha criticato duramente Leao ed elogiato le grandi doti di Massimiliano Allegri: le dichiarazioni

L’intramontabile Alessandro “Billy” Costacurta, pilastro della storia milanista e oggi voce autorevole di Sky Sport, si è concesso a una lunga intervista al Corriere dello Sport. In dialogo con Ivan Zazzaroni, l’ex difensore ha ripercorso la sua carriera, analizzato i maestri della panchina e commentato con la consueta schiettezza l’attualità rossonera e il talento di oggi.


L’Intervista: Billy Costacurta a cuore aperto

Sul podio delle presenze milaniste (663 partite): «È un dato che mi lusinga profondamente. Trovarsi dietro a icone come Paolo Maldini e Franco Baresi, che considero tra i primi venti calciatori della storia mondiale, è un onore. Mi rende orgoglioso precedere altre leggende, come Rivera, pur avendo collezionato oltre seicento presenze nonostante i miei limiti».


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Sui limiti tecnici e la fortuna di trovarsi al Milan: «Non ero forte di testa e avevo quello che chiamiamo pe’ nde ghisa, il piede di ferro. Però compensavo con la velocità e la capacità di leggere le situazioni in anticipo. Ho avuto la fortuna di arrivare al Milan nel momento perfetto. Maldini e Baresi erano nati rossoneri; io sono durato a lungo anche quando arrivavano campioni come Nesta, Stam o Cafu. Persino a 35 anni riuscivo a ritagliarmi i miei spazi».

Sull’importanza di Filippo Galli come modello: «Pippo era fortissimo, frenato solo dagli infortuni. Sacchi mi disse subito di non guardare Franco o Paolo, ma di osservare lui: come riusciva a stare al loro livello pur senza doti naturali straordinarie. È diventato il mio idolo per applicazione e concentrazione. Insieme ad Arrigo, Pippo è stato fondamentale: loro mi hanno protetto e corretto, proprio come facevano Baresi e Maldini in campo».

Sulla rivoluzione tattica di Sacchi e Capello: «Sacchi mi ha insegnato a stare in campo; prima di lui, nemmeno il grande Liedholm lo aveva fatto. All’inizio i suoi consigli sembravano fiscali — come posizionare il piede o come stare di fianco all’attaccante — ma mi hanno cambiato la carriera. Capello ha poi completato il lavoro, incidendo sulla mia mentalità e sulla costanza di rendimento».

Sui più grandi allenatori della storia: «Metterei Ancelotti e Guardiola sul gradino più alto. Subito dopo Cruijff, per come ha trasformato il gioco, e ovviamente Sacchi. Arrigo è stato il Leonardo Da Vinci del calcio, l’ispiratore di un vero Rinascimento sportivo, non solo in Italia».

Il giudizio su Allegri e Mourinho: «Max Allegri è un maestro nel leggere i tempi di gioco e i calciatori; sa come soffrire e uscire dalle difficoltà. È un allenatore che ti offre tracce chiare, anche se non lo inserisco tra i primi cinque di sempre. Mourinho, invece, non mi ha mai conquistato. Rispetto chi ha fatto il Triplete, ma non mi è mai piaciuto veder giocare le sue squadre: non credo abbia mai davvero migliorato i gruppi che ha allenato».

Sul Milan attuale e l’enigma Leao: «Non credo che questo Milan sia da scudetto, ha la coperta troppo corta. Per le caratteristiche dei difensori è obbligato a difendere basso. Su Leao… non sono mai stato un suo estimatore. Ho giocato con tanti Palloni d’Oro che si mettevano al servizio della squadra. Leao è un “enigmatico showman”. Non capisco se ciò che fa sia fine a sé stesso; per come intendo io il calcio, non sa ancora giocare davvero di squadra».

Sulla novità Cristian Chivu in panchina: «Chivu mi intriga molto. È intelligente e camaleontico nel modulare la tattica durante la partita. Mi piacciono molto anche le analisi che offre in diretta con noi a Sky, ha le doti per diventare un grande allenatore».

Sulla distinzione tra gestore e allenatore di campo: «Pochi sanno fare bene entrambe le cose. Guardiola, ad esempio, ha bisogno del lavoro quotidiano del club e forse in Nazionale farebbe fatica. Conte invece è riuscito a eccellere in entrambi i contesti. Spalletti, come Sacchi o Gasperini, ha bisogno del day by day per entrare nella testa dei giocatori. Metto Antonio davanti agli altri due in questa capacità di adattamento».

Sulla passione per la tattica e il calcio estero: «Amo vedere i raddoppi e le strategie per evitare i cross, cosa in cui Tassotti e Maldini erano maestri. In Inghilterra si crossa troppo perché i difensori si fidano della loro fisicità. Mi diverto molto guardando squadre come il Marsiglia di De Zerbi, il PSG di Luis Enrique o il Bournemouth di Iraola: lì si vede il grande lavoro degli allenatori».

Sui difensori del futuro e il talento Palestra: «Mi piace molto Palestra. A Cagliari gioca da quinto, ma lo vedo come un eccellente terzino destro in una difesa a quattro. Sospetto che Baldini lo perderà per la Nazionale maggiore già a marzo…».

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