Dai 900 milioni della Serie A ai 3,4 miliardi della Premier: perché la Lazio e i club italiani incassano ancora meno | OneFootball

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·20 de abril de 2026

Dai 900 milioni della Serie A ai 3,4 miliardi della Premier: perché la Lazio e i club italiani incassano ancora meno

Imagem do artigo:Dai 900 milioni della Serie A ai 3,4 miliardi della Premier: perché la Lazio e i club italiani incassano ancora meno

Il calcio italiano ha un seguito enorme, la Serie A conta 710 milioni di fan nel mondo mentre l'audience tv globale ha sfiorato i 2,8 miliardi. Eppure il divario economico con le altre grandi leghe europee si fa sentire eccome.

In Inghilterra, in Spagna e in Germania i club guadagnano non solo del pallone, ma anche da tutto ciò che sta attorno. L'Italia, in questo, ha ancora dei passi da gigante da fare. La FIGC stima che ci siano 30 milioni di italiani appassionati al calcio e che il settore abbia un impatto da 12,4 miliardi di euro sul PIL. Quindi, il problema non è certo la mancanza dei fan, anzi, è che i club monetizzano peggio rispetto ai grandi concorrenti europei. Non a caso, la Premier League e le altre leghe sono molto seguite dagli italiani. Per tanti tifosi biancocelesti, le partite del Chelsea a Londra si inseriscono perfettamente in un weekend costruito attorno al calcio inglese, basta acquistare i biglietti su Hellotickets per vivere in prima persona le grandi emozioni dei club europei. Non è affatto insolito che i fan organizzino delle trasferte per andare a vedere le grandi squadre, è un ottimo modo per socializzare, per esplorare nuovi stadi e nuove città e anche per godersi il calcio di alto livello al di fuori dei confini nazionali.


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Il problema non è il tifo, ma il modo in cui il calcio viene venduto

Il punto è semplice: i club italiani incassano meno perché trasformano meno valore in ricavi ricorrenti. Nei top club europei il matchday continua a crescere e il commerciale è diventato la prima fonte di entrata. Nella Money League 2025 i ricavi da stadio hanno superato i 2 miliardi di euro e quelli commerciali hanno toccato i 4,9 miliardi, pari al 44% del totale.

In pratica, il gap nasce soprattutto da queste cose:

  1. gli stadi italiani rendono meno di quelli moderni e gestiti come hub aperti tutto l'anno;
  2. i diritti tv della Serie A valgono molto meno di quelli della Premier League;
  3. sponsor, retail e licensing hanno un peso inferiore rispetto alle big europee;
  4. troppi bilanci dipendono ancora da Champions League e plusvalenze.

Non è un caso se la FIGC parla apertamente di potenziale inespresso. Tra il 2007 e il 2024 in Europa sono stati costruiti 226 nuovi impianti, mentre l'Italia si è fermata a 6 e ha intercettato appena l'1% degli investimenti complessivi. In Serie A l'età media degli stadi è di 56 anni e solo una piccola parte degli impianti del calcio professionistico non è pubblica.

La Lazio riempie l'Olimpico ma trasforma troppo poco quella spinta in ricavi

La Lazio è un caso molto chiaro. Nella stagione 2024/25 ha portato allo stadio più di 44 mila spettatori medi in campionato, quindi la base di tifo c'è e si vede benissimo. Però i ricavi da gara si sono fermati a 22,9 milioni, mentre quelli da sponsor e pubblicità a 20,8 milioni. La voce che pesa davvero resta quella televisiva, con 94,4 milioni. Appena la Champions esce dall'equazione, il bilancio cambia faccia: rispetto al 2023/24 i ricavi tv sono scesi di quasi 48 milioni e il totale è calato del 33%.

Il Tottenham, anche senza coppe europee nel 2023/24, ha chiuso con 105,8 milioni di sterline da matchday e 255,2 milioni di sterline da ricavi commerciali. Il Real Madrid, nello stesso periodo, ha toccato 251 milioni di euro di ricavi da stadio. La Lazio, invece, resta in un contesto in cui lo stadio non produce la stessa quantità di hospitality, premium seating, eventi extra calcio, shopping e servizi.

I diritti tv tengono in piedi i conti, ma la Serie A parte con un handicap enorme

Il secondo punto è la televisione. Nella stagione 2024/25 la Serie A ha distribuito circa 900 milioni di euro netti ai club. Nello stesso periodo, la Premier League ha distribuito più di 3,4 miliardi di euro, circa il triplo. E il dato più impressionante è un altro: il Southampton, ultimo nella classifica inglese dei proventi tv, ha incassato 130,1 milioni di euro, quasi il 60% in più rispetto all'Inter, che in Serie A era prima con poco più di 81 milioni.

Per la Lazio questa differenza pesa ancora di più perché il club, come molte società italiane di seconda fascia alta, non ha margini abbastanza larghi da assorbire una stagione senza Champions. Quando la quota UEFA sparisce o si riduce, il sistema non riesce a compensare con stadio e commerciale. E così i conti diventano più fragili.

Recuperare terreno non è impossibile, ma servono scelte molto più concrete

La buona notizia è che il margine per crescere esiste davvero. La FIGC stima che i 31 progetti di nuovi stadi o riqualificazioni già in programma possano generare 5,1 miliardi di investimenti, 6,1 miliardi di impatto aggiuntivo sul PIL, circa 80 mila posti di lavoro e 562 milioni di effetti economici diretti in più tra ticketing, turismo e sponsorizzazioni.

Per chiudere il gap, insomma, non basta vendere un giocatore in più o centrare una qualificazione europea. Serve uno scatto più profondo: stadi che lavorino tutto l'anno, ricavi commerciali più forti, marchi più internazionali e una filiera sportiva che valorizzi meglio anche il talento prodotto in casa. Finché il calcio italiano non alzerà il valore di ciò che produce ogni giorno, la Lazio e molte altre resteranno dietro ai grandi club europei.

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