Calcio e Finanza
·29 de julho de 2026
Dalla mancata consultazione alla preferenza per Conte: prime crepe nel rapporto Serie A-Malagò

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Il rapporto tra la Lega Serie A e Giovanni Malagò, apparso fin qui solidissimo, mostra le prime incrinature. Come riporta La Gazzetta dello Sport, a mettere in discussione la sintonia tra i club e il presidente federale non è tanto il profilo del nuovo commissario tecnico, quanto il metodo con cui la scelta è stata comunicata.
L’appoggio della massima serie era stato determinante per l’elezione di Malagò al vertice della FIGC. Un sostegno che i club sentono oggi non adeguatamente ripagato. La nomina di Roberto Mancini sulla panchina azzurra sarebbe infatti maturata senza un reale confronto preventivo con le società, che si sono trovate di fronte a una decisione già presa.
Il disappunto è stato espresso durante il Consiglio federale di ieri dal presidente della Lega Ezio Simonelli, collegato da remoto ma con un intervento arrivato comunque netto. Il punto sollevato riguarda la prerogativa del presidente federale di scegliere il Ct, affiancata però dal dovere di ascoltare le componenti del sistema, a partire proprio dalla Serie A.
Nella sua replica Malagò avrebbe ricordato come il ragionamento su Andrea Pirlo fosse stato condiviso con i club, mentre la virata su Mancini sarebbe stata imposta dagli sviluppi delle ultime ore. Al malumore di Simonelli si sono uniti gli interventi degli altri consiglieri federali espressione della Lega, Giuseppe Marotta per l’Inter, Giorgio Chiellini per la Juventus e Stefano Campoccia per l’Udinese. Un disagio che sarebbe condiviso anche da Lega Pro e Lega Dilettanti.
Dietro il malessere resterebbe anche la preferenza di diversi club per Antonio Conte, indicazione che non avrebbe trovato ascolto ai piani alti della federazione. Non è piaciuta inoltre ai club la cautela mostrata da Malagò sui tempi di preparazione della squadra in vista della Nations League, in un momento in cui la Serie A chiederebbe invece rapidità nelle decisioni. «Dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo – ha dichiarato il presidente federale –. C’è un campo che va arato».
Al momento non ci sono margini concreti per una escalation, che entrambe le parti vogliono assolutamente evitare in questo momento, come testimoniano le parole di Simonelli. Resta però una delusione diffusa tra i club di Serie A e non solo, che potrebbe trasformarsi in un dissenso più esplicito qualora la distanza con la presidenza federale non venisse colmata nei prossimi mesi e, soprattutto, se i risultati del Mancini-bis non fossero all’altezza.







































