Deschamps svela un retroscena su Ancelotti: «Quando eravamo alla Juve voleva che lo chiamassi così, ma non ci riuscivo» | OneFootball

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·26 de março de 2026

Deschamps svela un retroscena su Ancelotti: «Quando eravamo alla Juve voleva che lo chiamassi così, ma non ci riuscivo»

Imagem do artigo:Deschamps svela un retroscena su Ancelotti: «Quando eravamo alla Juve voleva che lo chiamassi così, ma non ci riuscivo»

Deschamps ha svelato come Ancelotti ai tempi della Juventus voleva chiamato Carlo, ma l’ex centrocampista non è mai riuscito ad accontentarlo

Il 1999 rappresenta un capitolo affascinante e complesso nella gloriosa storia della Juventus, un periodo di transizione che ha visto incrociarsi i destini di grandi campioni e futuri maestri della panchina. Al centro di questa narrazione troviamo un carismatico Deschamps, pilastro del centrocampo bianconero, che si trovava a navigare in una stagione particolare sotto la guida di un giovanissimo Carlo Ancelotti. La Vecchia Signora stava cercando una nuova identità: Zinédine Zidane lottava con fastidiosi problemi al ginocchio che ne condizionavano il rendimento, mentre un acerbo Thierry Henry faticava a trovare la sua collocazione tattica in un calcio italiano ancora molto rigido.

In quel contesto, l’allenatore emiliano, appena trentanovenne e reduce dall’esperienza di Parma, cercava di instaurare un clima di grande empatia e collaborazione con lo spogliatoio. Tuttavia, per un professionista rigoroso come Deschamps, abbattere completamente le barriere della gerarchia non era un’operazione immediata. Il francese ricorda perfettamente l’approccio informale che Ancelotti cercava di promuovere per cementare il gruppo. Rivolgendosi ai suoi giocatori, l’allenatore chiedeva un rapporto diretto, quasi amicale, volto a smussare gli angoli del comando autoritario.


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Nonostante l’apertura umana del tecnico, il centrocampista transalpino avvertiva il peso del ruolo e la solennità della maglia che indossava. Analizzando quel periodo, Deschamps ha recentemente rievocato quegli scambi di vedute sottolineando come la sua educazione sportiva gli imponesse un certo distacco formale. L’aneddoto più celebre riguarda proprio il modo di rivolgersi al mister: «Voleva che lo si chiamasse Carlo, che lo si trattasse da pari, ma io non ci riuscivo». Questa dichiarazione di Deschamps mette in luce l’enorme rispetto che nutriva verso la figura dell’allenatore, indipendentemente dalla giovane età di Ancelotti o dalla sua estrema disponibilità.

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