Juventusnews24
·25 de julho de 2026
Douglas Costa svela: «Ho rifiutato l’Inter per la Juve. Vorrei che i bianconeri tornassero a far paura a tutti. Attaccante? Scelgo ancora Vlahovic»

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Una carriera interamente vissuta con il pallone tra i piedi, partita dalle giovanili del Gremio fino ad arrivare all’attuale avventura vissuta da Douglas Costa all’Al-Ittifaq guidato dall’ambizioso Pietro Laterza. L’esterno d’attacco brasiliano non ha ancora perso la fame di grandi sfide e, quando guarda al passato, rivive con gioia le emozioni provate durante gli anni trascorresi alla Juventus. Inserito nel ritiro pre-stagionale nella vicina Bardonecchia, il calciatore ha parlato legame profondo rimasto con il calcio italiano.
Pur trovandosi a poca distanza dal capoluogo piemontese per la preparazione estiva, l’ala verdeoro non ha avuto l’occasione di far tappa nella sua vecchia città, ma il sentimento verso la piazza torinese resta immutato: «No, non sono riuscito a fermarmi lì, ma ho dei bellissimi ricordi di Torino, perché ho vissuto tra i momenti più belli della mia carriera. Ho imparato ad amare l’Italia», ha dichiarato ai microfoni di Tuttosport.
I primi contatti con la dirigenza bianconera risalgono a prima dell’estate 2017, quando il giocatore vestiva ancora la maglia del Bayern Monaco. L’operazione nacque in seguito alla sfida di Champions League del 2016 e si concretizzò rapidamente anche grazie alla spinta dell’amico e connazionale Alex Sandro.
Douglas Costa ha ricordato gli albori di quella trattativa: «È stata una cosa veloce, ma è nata qualche tempo prima. Agnelli e Paratici mi parlarono già al termine di Juve-Bayern Monaco di Champions League del 2016. Poi sono andato in Australia con Alex Sandro, a fare un’amichevole col Brasile. Lui aveva sentito che l’Inter voleva portarmi in Italia, in eff etti sapevo che fossero interessati a me. Così Alex Sandro mi chiese: “Ma tu verresti alla Juve?”. Io non ho mai avuto dubbi, anche perché con Ancelotti al Bayern Monaco avrei giocato menos, il mister era stato molto chiaro con me. Così mi chiamò Paratici e fu tutto molto rapido, ma del resto quando chiama la Juve non puoi dire di no».
A spingere l’esterno verso la Serie A fu anche la volontà di conquistare una convocazione con il Brasile in vista dei Mondiali in Russia del 2018, integrandosi in un reparto offensivo già stellare ma privo di un elemento con le sue doti di dribbling: «L’anno dopo ci sarebbe stato il Mondiale in Russia e volevo esserci a tutti i costi. A quella Juve stellare mancava solo un giocatore che saltasse l’uomo. C’erano Mandzukic, Higuain e Dybala, ma mancava uno con le mie caratteristiche».
Il periodo di inserimento negli schemi di Massimiliano Allegri ha richiesto una prima fase di adattamento tattico, rivelatasi poi fondamentale per il salto di qualità mentale dell’esterno: «All’inizio ho fatto un po’ di panchina, poi mi ha messo dentro quando ho capito il calcio italiano. Mi sono trovato benissimo e mi sono innamorato dell’Italia, anche i compagni sono stati veramente di supporto. Allegri mi ha fatto capire che per giocare dovevo restare sempre sul pezzo, non staccare mai la spina, è stato molto prezioso per farmi cambiare mentalità».
Tra i grandi campioni incrociati nello spogliatoio bianconero, un posto speciale spetta a Cristiano Ronaldo, leader carismatico e professionista esemplare: «Da quasi 15 anni era già una garanzia per i gol che faceva. Era un giocatore troppo facile da gestire: scherzava tanto quando era il momento, ma in campo era una macchina. Sono felicissimo di aver avuto l’opportunità di giocare con lui. Sicuramente è stata una grande fortuna».
La Juventus odierna sta attraversando una fase di profondo rinnovamento dopo la mancata qualificazione alla Champions League. Riflettendo sulla situazione attuale, il brasiliano spera in un rapido ritorno ai vertici: «Vorrei che la Juve tornasse a far paura a tutti. Bisogna sistemare un po’ le cose e ritrovare da subito lo spirito vincente».
In merito alle manovre di mercato per l’attacco, tra profili accostati come Kolo Muani, Sorloth, Pellegrino e la conferma di Vlahovic, il giocatore non ha dubbi su chi debba essere il punto fermo del reparto avanzato: «Il serbo, per quello che ha già dimostrato con la Juve. Quando sta bene può fare veramente la differenza».
Un giudizio positivo va anche alla guida tecnica affidata a Luciano Spalletti: «Le sue squadre giocano un bel calcio: mi sarebbe piaciuto essere allenato da uno come lui».
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