Calcionews24
·21 de maio de 2026
Farioli: «Ho già girato l’Europa, in Champions parto da zero»

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Francesco Farioli è passato alla storia come l’unico allenatore italiano ad aver vinto un campionato di prestigio: la Primeira Liga. Lo ha fatto alla prima stagione in Portogallo, dopo avere sfiorato il titolo nell’esperienza precedente con l’Ajax, crollato nel finale, dove ha pagato una grande rimonta sul Psv. Definirlo l’uomo del momento non è sbagliato, anche perché ha solo 37 anni. Il Corriere dello Sport lo ha incontrato.
CAMPIONE DI PORTOGALLO «Ma non sono diventato biondo né alto 1,95. Sono la stessa persona e non credo di aver fatto un lavoro migliore rispetto alla scorsa stagione. Anzi, credo di aver fatto qualcosa di più e di meglio all’Ajax. La differenza è che ogni singola parte del Porto è andata esattamente nella stessa direzione, con lo stesso desiderio. E ha fatto la differenza. E ora…».
ADESSO FARA’ LA CHAMPIONS «La Champions, sì: uno sport diverso. Sento di dover ripartire e spingermi oltre perché le aspettative saranno ancora più alte. Il primo passo, però, sarà la Supercoppa di inizio agosto».
IL PORTO ERA IN CRISI «A Villas-Boas ho detto sì in tre minuti davanti a un caffè. Cercavo persone con le mie stesse motivazioni e lo stesso spirito: vendetta non è la parola giusta, ma voglia di ribaltare un fallimento o qualcosa andata storta. E poi, sono abituato a entrare in situazioni non proprio comode: molti cambiamenti, problemi di budget, la necessità di ridurre gli stipendi…».
MOURINHO «Un anno fa, prima dell’ultima partita con il Twente, mi mandò un vocale per darmi qualche suggerimento e si è creato un rapporto: mi ha spiegato la città, la sua gente. Stringergli la mano prima di sfidarlo, senza dirci una parola ma con enorme rispetto, è stato davvero emozionante. Ha scritto la storia. Quando vinceva all’Inter avevo 20 anni, l’ho menzionato nella mia tesi di laurea».
IL MESTIERE DI ALLENATORE «Per me significa essere aperti all’evoluzione. Allenatori come Mou o Villas-Boas hanno dimostrato che non esiste un’unica strada per raggiungere altissimi livelli: contano la qualità delle esperienze che vivi, la curiosità con cui affronti il percorso e la capacità di continuare a evolverti senza sentirti mai arrivato».
NOSTALGIA DELL’ITALIA «Mi mancano la famiglia, gli amici, la Toscana. I luoghi del cuore. Anche perché quest’anno non mi sono mai mosso dal Portogallo: devo ancora ritirare il passaporto alla questura di Montecatini!».
ESPERIENZE DIVERSE «La parola giusta è proprio intensità. Faccio fatica a realizzare quante esperienze, quanti cambiamenti e quante emozioni siano stati concentrati in così pochi anni. Italia, Turchia, Olanda, Francia, Portogallo. Dal Karagümrük al Porto. Ambienti, lingue, culture e pressioni completamente differenti, ma io non ho mai cercato zone di comfort e ho sempre scelto contesti che mi obbligassero a crescere velocemente. Ma ho ancora tantissimo da imparare, costruire e migliorare».
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