Fiorentina, parla Ndour: “Il no alla Juve, i segreti di Mbappé e la svolta con Grosso al Viola Park” | OneFootball

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·15 de julho de 2026

Fiorentina, parla Ndour: “Il no alla Juve, i segreti di Mbappé e la svolta con Grosso al Viola Park”

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Il centrocampista della Fiorentina, Cher Ndour, si è confessato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Il talento classe 2004 ha ripercorso le tappe di una carriera precoce e cosmopolita, spiegando i motivi del suo ritorno in Italia alla corte della Viola, i retroscena dello spogliatoio del PSG e le sue ambizioni in vista della nuova stagione sotto la guida di Fabio Grosso.

Gli inizi, il no alla Juventus e gli anni d’oro al Benfica

Quali sono state le tappe principali della giovinezza di Cher Ndour e perché rifiutò la Juventus a 13 anni?

Il centrocampista azzurro racconta il suo legame profondo con l’oratorio e con i vivai di Brescia e Atalanta, spiegando senza rimpianti la scelta di non trasferirsi a Torino da giovanissimo: «Ho iniziato nel campetto sotto casa, tra i quattro e i cinque anni giocavo con quelli più grandi, poi io e altri quattro siamo finiti al Brescia». «Finivo gli allenamenti e andavo all’oratorio: lì giochi per te stesso, sei più libero mentalmente e tiri fuori la creatività». «Non mi pento mai delle scelte che faccio. In quel momento era giusto restare all’Atalanta, dove ero entrato nel vivaio a 10 anni. Ero troppo piccolo per trasferirmi in convitto. La Juventus poi l’ho battuta ai rigori in semifinale di Youth League col Benfica e quest’anno ho segnato allo Stadium: la gioia più grande insieme alla rete all’Inter, forse un pizzico in più per la rivalità storica tra le tifoserie».


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Come è nata la scelta di trasferirsi all’estero, prima al Benfica e poi al PSG?

Cresciuto in una famiglia multiculturale, Ndour non ha avuto paura di lasciare l’Italia precocemente per cercare nuovi stimoli e confrontarsi con campioni del calibro di Kylian Mbappé: «Essere cresciuto con un mix di culture differenti mi ha aiutato a prendere decisioni che a 16 anni non sono così scontate, come andare all’estero. Sono molto aperto mentalmente, mia madre all’inizio non era entusiasta poi mi ha assecondato». «Per carattere io tendo a sedermi, ho bisogno di stimoli. Il Benfica lavora bene con i giovani, ho detto sì anche grazie ai miei genitori che mi hanno seguito. I primi mesi sono stati duri, c’era il Covid e facevamo tutto in videochiamata». «A 18 anni mi sono ritrovato in uno spogliatoio pazzesco, è stato come fare la carriera su Fifa. Ero timoroso ma mi hanno accolto tutti bene, a cominciare da Donnarumma. Mbappé in allenamento è identico a quando gioca: va a duemila e fa gol da ogni posizione. Luis Enrique mi ha impressionato: poca palestra e poco lavoro aerobico, tutta tecnica».

Il progetto Fiorentina: Grosso, Paratici e l’obiettivo riscatto

Cosa ha convinto Ndour ad accettare la Fiorentina e qual è il suo rapporto con Grosso e Paratici?

Dopo diverse esperienze europee, il centrocampista ha trovato a Firenze l’ambiente ideale per consacrarsi, complice la grande stima della dirigenza viola e del nuovo allenatore: «15 anni e mezzo all’estero mi hanno fatto crescere come persona e maturare. Parlo 4 lingue e ho giocato in 4 campionati diversi. La Fiorentina è un grande club, ha un centro sportivo di altissimo livello e punta sui giovani». «Mi rende orgoglioso. Ringrazio Paratici per la fiducia, è la conferma che Firenze è la scelta giusta». «Non abbiamo ancora parlato in privato, ma è giovane e ha idee molto propositive. Dobbiamo seguirlo e fare bene. Siamo una squadra giovane, vogliamo costruire qualcosa di bello a lungo termine».

Quali sono le caratteristiche tattiche preferite di Ndour e il bilancio dell’ultima stagione?

Il giocatore analizza il suo ruolo ideale in campo, le difficoltà superate dalla squadra nell’ultimo campionato e i suoi margini di miglioramento: «Quando facevamo le gare a fine allenamento tutti mi dicevano che ho una bella sassata. Il mister mi ha dato fiducia, ora voglio diventare più decisivo, fare assist e rischiare di più la giocata». «Non più di 6-6,5, perché la squadra viene prima di tutto e non abbiamo fatto bene». «Non ho mai pensato che non ce l’avremmo fatta ma la situazione era drammatica: eravamo forti ma ultimi. Col cambio di modulo c’è stata la svolta». «Mezzala nel 4-3-3, destra o sinistra è uguale». «So ascoltare e sono consapevole di avere difetti. Il mio punto debole è il colpo di testa: sono alto ma non lo sfrutto».

Il capitolo Nazionale: l’esordio e la scelta dell’azzurro

Perché Cher Ndour ha scelto la Nazionale italiana rifiutando il corteggiamento del Senegal?

Nato e cresciuto in Italia, Ndour non ha mai avuto dubbi su quale maglia indossare, coronando a giugno il sogno del debutto in prima squadra: «L’Europeo è stata un’esperienza fantastica. Con Alberto Bollini ho un bellissimo rapporto, ero stato tutto l’anno con l’Under 20, lui mi ha cercato con grande insistenza e mi ha fatto venire voglia di partecipare. lo sono nato e cresciuto in Italia, le mie radici sono qui al 90%. Due anni fa siamo andati in Senegal ed è nata questa opportunità, ma avevo già scelto». «Il debutto è stato un orgoglio ma solo un punto di partenza, ringrazio Silvio Baldini per avermi chiamato. Spero di esser convocato a settembre».

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