#Folgaria2026 Day 4 | Focus on Leorat Bega | OneFootball

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·15 de julho de 2026

#Folgaria2026 Day 4 | Focus on Leorat Bega

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Folgaria - Quarta giornata di allenamento al centro sportivo 'La Pineta' di Folgaria per i gialloblù, che hanno svolto una doppia seduta. Nel report di oggi spazio alle immagini e alle parole del nuovo centrocampista gialloblù Leorat Bega, che si è raccontato ai nostri microfoni.

Il programma di domani, giovedì 16 luglio, prevede una doppia seduta di allenamento, alle ore 10 e alle 17.30.


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Benvenuto a Verona, Leorat. Quali sono le tue prime sensazioni dopo essere diventato un giocatore dell’Hellas Verona? "Prima di tutto, grazie per l’accoglienza. È un onore essere qui. So che mi è stata data una grande opportunità e sono davvero molto felice, soprattutto considerando il percorso da cui arrivo. Essere qui con i nuovi compagni, iniziare a conoscerli… è qualcosa di speciale. All’inizio è normale essere un po’ timido, non parlo subito con tutti, ma so che piano piano mi ambienterò. Sono davvero molto contento di essere qui".

Raccontaci il tuo percorso: sei nato a Ginevra, hai iniziato a giocare in Svizzera e hai vissuto esperienze in diversi Paesi. Quali sono state le tappe più importanti della tua carriera finora? "Ho iniziato a giocare a Ginevra, dove sono rimasto fino ai 18 anni. Poi mi sono trasferito in Germania. È stata una bellissima esperienza perché era la prima volta che andavo all’estero e lì ho imparato tantissimo. Però credo che il periodo che mi ha insegnato di più sia stato quello in cui sono rimasto senza calcio: per due anni vedevo i miei ex compagni giocare mentre io ero fermo. È stato durissimo, ma è proprio lì che ho sviluppato la mentalità più forte. Penso di aver imparato più in quei due anni che in qualsiasi altro momento".

Nel 2022 hai deciso di fermarti per due anni dal calcio professionistico. Puoi raccontarci quella scelta e come hai vissuto quel periodo lontano dal tuo sogno? "Come dicevo, è stato davvero molto difficile. A un certo punto della mia vita ho dovuto fermarmi per problemi personali e, in quel momento, il calcio non era più la mia priorità. Due anni sono stati lunghissimi: vedere gli altri andare avanti mentre io non facevo nulla, soprattutto non potevo giocare a calcio, la cosa che amo di più al mondo. È stato un periodo molto duro, ma ho lavorato tanto per tornare. Oggi sono qui e sono davvero felice".

Sei nato in Svizzera, ma hai origini kosovare. Che influenza hanno avuto le tue radici nella tua crescita personale e nel tuo percorso da calciatore? Puoi parlarci della tua famiglia? "Prima di tutto mando un saluto alla mia famiglia. È stata fondamentale per me. Mi ha trasmesso valori importanti, soprattutto dal punto di vista educativo. La cultura kosovara ti insegna il rispetto per gli altri, la disciplina e il valore del lavoro. Tutto questo lo devo ai miei genitori".

Sei stato il primo acquisto dell’Hellas Verona di questa stagione. Cosa ti ha convinto ad accettare la proposta del Club? "Come ho già detto, l’Hellas Verona è un grande Club italiano. Quando mi hanno chiamato, nonostante avessi anche altre offerte, ho detto subito alla mia famiglia che volevo venire qui. Il progetto era perfetto per me, perché so che questo è un Club che lavora molto bene. Mi hanno spiegato cosa vedevano in me e non ho avuto il minimo dubbio: ho accettato immediatamente".

Cosa conoscevi dell’Hellas Verona prima del tuo arrivo? Seguivi già il campionato italiano? "Seguivo già il campionato italiano, conoscevo quindi anche l’Hellas Verona. In particolare, seguivo Antoine Bernede, che aveva giocato in Svizzera prima di trasferirsi in Italia. Guardavo quello che faceva e quello italiano è sempre stato un campionato che mi ha attirato".

Come ti descriveresti come calciatore? Quali sono le tue caratteristiche principali e in quale ruolo preferisci giocare? "Sono un giocatore alto, con una buona presenza fisica, ma nonostante la mia statura mi considero anche tecnico e bravo con il pallone. Non ho una preferenza particolare sul ruolo: posso giocare da 6, da 8 o da 10. Per me la cosa più importante è essere in campo, divertirmi e dare tutto per i miei compagni".

C’è un giocatore a cui ti ispiri? "Paul Pogba. L’ho sempre considerato un giocatore fortissimo in tutto quello che faceva. È sempre stato lui il mio punto di riferimento".

Il passaggio dalla seconda divisione svizzera alla Serie A italiana rappresenta un salto importante. Quali pensi siano le principali differenze tra il calcio italiano e quello svizzero? "La differenza con la Serie B svizzera penso sia soprattutto l’intensità fisica. Il campionato italiano è molto intenso, si corre tanto e il ritmo è molto elevato. È questa la differenza principale. Lo noto già negli allenamenti: qui tutto va molto più veloce rispetto alla Svizzera. Sono qui solo da cinque giorni, quindi è normale avere bisogno di un po’ di tempo, io però lavoro ogni giorno per essere all’altezza e sono convinto di aver fatto la scelta giusta".

Come sta andando il tuo inserimento nel gruppo? C’è un compagno con cui hai legato particolarmente in questi primi giorni? "Sta andando molto bene. Tutti mi hanno accolto benissimo. Io ho un carattere un po’ riservato e non vado subito verso le persone, quindi mi serve un po’ di tempo. Però sento che tutti cercano di mettermi a mio agio: l’allenatore, lo staff e i compagni. Con Antoine è stato più semplice fin da subito perché, anche se non ci conoscevamo personalmente, lo seguivo già quando giocava a Losanna".

Fuori dal campo, chi è Leorat Bega? "Sono una persona semplice, che non si complica la vita. Mi piace scherzare con gli altri, ma sono anche sempre disponibile se un compagno ha bisogno di aiuto. Mi piace stare bene con tutti".

Quali sono le tue passioni al di fuori del calcio? Hai praticato altri sport? "Quando avevo smesso di giocare a calcio ho praticato MMA per uno o due mesi. Oltre al calcio seguo soprattutto l’MMA e il tennis. Sono gli sport che mi piacciono di più".

Sei bravo a giocare a tennis? "No, a tennis non tanto! Nell’MMA me la cavo meglio".

A proposito di passioni, da dove nasce il tuo look così particolare? "Quando ero piccolo mio fratello aveva notato che avevo i capelli un po’ ricci. Mi diceva sempre che, se li avessi lasciati crescere, avrei avuto uno stile tutto mio. L’ho ascoltato e oggi tutti mi parlano dei miei capelli. Direi che aveva ragione".

Tra musica, cinema e libri, quale preferisci? "Musica, cinema e libri, in questo ordine".

E quale genere musicale ascolti di più? "Mi piace il gruppo PNL".

Prima di scoprire la cucina italiana, qual è la tua cucina preferita? "Quella albanese".

E il tuo piatto preferito? "La flia. Non so se qui la conoscano".

Sai cucinarla? "No, quella la prepara mia mamma".

Quante lingue parli? "Francese, albanese, un po’ di inglese e un po’ di tedesco. Datemi uno o due mesi e penso che parlerò anche italiano".

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