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·19 de junho de 2026

Hakan Sukur, ex Toro: “Nemico pubblico in Turchia”

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Sukur, ex Toro, privato di tutti i suoi beni

La storia di Hakan Şükür continua a far discutere anche a distanza di anni dalla fine della sua carriera. L’ex centravanti, oggi lontano dalla Turchia, resta una figura estremamente controversa nel suo Paese, dove — secondo quanto riportato da Tribuna.com — sarebbe considerato un vero e proprio “nemico pubblico”, con il rischio di arresto in caso di rientro.

Una condizione che rende paradossale anche solo il suo nome: in Turchia, infatti, secondo la stessa ricostruzione, persino nominarlo pubblicamente potrebbe comportare conseguenze legali o politiche.


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Una vita lontana dal suo Paese

Sukur vive da anni lontano dalla Turchia e la sua posizione personale si è progressivamente complicata dopo il ritiro dal calcio giocato e alcune scelte successive alla carriera sportiva.

L’ex attaccante, che oggi conduce una vita riservata fuori dal suo Paese d’origine, è diventato nel tempo una figura rimossa dal racconto pubblico ufficiale turco, in un contesto politico e sociale molto delicato. L'ex attaccante del Toro ha lavorato come tassista e ha aperto una panetteria negli Stati Uniti.

Il ricordo della parentesi al Torino

Prima di diventare una leggenda del calcio turco, Sukur ha vestito anche la maglia del Torino.

La sua esperienza in granata risale alla stagione 1995/96, quando arrivò in Serie A per una breve parentesi: poche presenze (5 con 1 gol) ma sufficienti per inserirsi nel lungo percorso europeo dell’attaccante, che poi esplose definitivamente con il Galatasaray e con la nazionale turca. In Italia ha vestito le maglie di Inter e Parma.

Con la Turchia, infatti, Sukur è ancora oggi il miglior marcatore della storia della selezione.

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Hakan Sukur - Torino

Una carriera tra record e contrasti

Sul campo, il suo nome resta legato a numeri e primati: gol storici, partecipazioni ai grandi tornei internazionali e una carriera tra le più prolifiche del calcio turco.

Fu protagonista anche del Mondiale 2002, con la Turchia capace di raggiungere uno storico terzo posto, uno dei momenti più alti della sua generazione.

Una figura ancora divisiva

Oggi, però, la narrazione su Sukur è completamente cambiata rispetto ai tempi del campo.

La sua figura è diventata simbolo di una frattura profonda tra passato sportivo e presente politico, con conseguenze personali molto pesanti che lo hanno portato a vivere lontano dalla Turchia e dai riflettori.

E anche il suo nome, un tempo osannato negli stadi, è ormai diventato un tema sensibile nel dibattito pubblico del suo Paese.

Sukur è il miglior marcatore di sempre della nazionale. Tuttavia, le autorità lo perseguitano e non può rischiare di entrare nel Paese: nella migliore delle ipotesi verrebbe arrestato e incarcerato, ma potrebbe anche essere giustiziato, essendo accusato di aver istigato un colpo di Stato e di aver insultato il presidente Recep Erdogan. Sukur aveva sostenuto il Governo, poi ha definito Erdogan un dittatore e un truffatore.

Sukur vive negli Stati Uniti da 10 anni: ha gestito un caffè, venduto libri e lavorato come autista Uber, tutto questo perché le decine di milioni di dollari guadagnati nella sua carriera sono congelati in Turchia. Deve quindi trovare altri modi per mantenersi.

Tutto andava bene fino al 2019, con Hakan che lavorava nel locale, ma poi i sostenitori di Erdogan hanno iniziato a presentarsi regolarmente e ha dovuto lasciare l’attività.

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