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·08 de maio de 2026

Inchiesta San Siro, la resistenza del Dg del Comune: niente password, analisi ferme

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Le indagine sulla compravendita di San Siro sono ancora ferme. Infatti, nonostante la sentenza del Tribunale del Riesame, che ha confermato la correttezza e legittimità del sequestro, gli investigatori non possono ancora accedere al materiale contenuto nello smartphone e nel computer aziendale del direttore generale del Comune di Milano, Christian Malangone.

Come riporta l’edizione odierna de Il Giorno, Malangone, tra gli indagati per presunti illeciti legati alla vendita dello stadio di San Siro e delle aree limitrofe a Inter e Milan, continua infatti a rifiutarsi di fornire le password. Una resistenza che potrebbe essere superata soltanto attraverso il lavoro di informatici, su incarico della Procura, che però richiederebbe tempi lunghi ed esiti incerti. L’analisi dei dispositivi resta quindi arenata, mentre Malangone potrebbe fare ricorso contro la sentenza del Riesame, una volta lette le le motivazioni.


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Altri indagati, invece, hanno già fornito le password di pc e telefoni sequestrati ed è in corso l’acquisizione di documenti e chat di interesse investigativo, tra cui anche le conversazioni con lo stesso Malangone. Chat che, nel caso dell’ex assessore Giancarlo Tancredi, dell’ex vicesindaca Ada Lucia De Cesaris e della dirigente Simona Collarini, erano già state in parte acquisite nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica.

I pm Filippini, Cavalleri e Polizzi, nell’indagine sulla vendita dello stadio che ipotizza i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio puntano soprattutto sull’analisi dei telefoni, perché è dalle conversazioni che la Procura potrà capire se gli attori in causa avessero stretto accordi illeciti. Il difensore di Malangone, l’avvocato Domenico Aiello, aveva dato battaglia contro i criteri della ricerca, a suo dire troppo ampi e su un arco temporale di sette anni. «Le oltre 140 parole scelte dalla Procura – chiarisce il legale – non delimitano il perimetro della ricerca: lo azzerano. Un sequestro onnicomprensivo: chi indaga avrebbe a disposizione il 98,36% delle mail presenti nella posta di Malangone».

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