Calcionews24
·11 de junho de 2026
L’addio di Comolli alla Juve e il conto delle scelte sbagliate – VIDEO di Andrea Bargione

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·11 de junho de 2026

L’era di Damien Comolli alla Juventus si chiude tra scelte di mercato contestate, decisioni tecniche contraddittorie e una gestione organizzativa che ha limitato la capacità operativa del club nei momenti decisivi della stagione.
La gestione di Comolli verrà ricordata soprattutto per l’approccio fortemente centralizzato e per la fiducia eccessiva in modelli e algoritmi che avrebbero dovuto ridurre il margine d’errore.
Il risultato pratico è stato un mercato costoso e poco funzionale: acquisti di profili offensivi come Jonathan David e Loïs Openda sono stati accolti come colpi di prospettiva, ma si sono rivelati investimenti dal rendimento deludente.
I due attaccanti, pagati cifre importanti, non hanno garantito continuità né la capacità di incidere nei momenti chiave, lasciando la squadra senza il riferimento offensivo che serviva. La sensazione diffusa è che le scelte siano state prese più su basi numeriche che su una visione tecnica condivisa con l’allenatore.
Un altro capitolo controverso è la gestione dell’allenatore: la conferma di Igor Tudor a inizio stagione è apparsa a molti come una scelta incomprensibile, soprattutto alla luce delle esigenze tecniche espresse dalla squadra.
L’esonero arrivato qualche giornata dopo e la successiva nomina di Luciano Spalletti hanno trasformato la stagione in una continua rincorsa a obiettivi tattici e di identità. La decisione di confermare Tudor e poi sostituirlo ha avuto un costo sportivo e psicologico: la squadra ha perso tempo prezioso e la coerenza del progetto è stata compromessa.
La nomina di Marco Ottolini come direttore sportivo, avvenuta solo a gennaio, ha ulteriormente complicato le cose. Entrare a stagione in corso ha limitato la sua capacità di incidere sul mercato estivo e sulla programmazione: operare solo nella finestra invernale significa avere meno margine di manovra e meno tempo per costruire relazioni e trattative.
Di conseguenza, molte esigenze tecniche rimaste aperte — in primis la richiesta di un centravanti — non sono state soddisfatte.
Il rapporto con Spalletti è stato segnato da tensioni pubbliche e private. L’allenatore aveva chiesto rinforzi concreti a gennaio, in particolare un attaccante capace di incidere subito; la società non è riuscita a soddisfare questa richiesta, alimentando frizioni che hanno influito sul rendimento della squadra.
Le discussioni tra dirigenza e tecnico hanno messo in luce una mancanza di allineamento strategico: quando l’allenatore chiede soluzioni immediate e la struttura non le fornisce, il campo paga il conto.
In sintesi, l’addio di Comolli riflette un fallimento di metodo più che di singole scelte: centralizzazione decisionale, fiducia eccessiva negli algoritmi, tempistiche sbagliate per le nomine e scarsa sintonia con l’allenatore hanno prodotto una stagione deludente.







































