Lazio Inter, Luis Alberto: «Difesa e velocità le armi di Coppa. E attenti a Pedro» | OneFootball

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·12 de maio de 2026

Lazio Inter, Luis Alberto: «Difesa e velocità le armi di Coppa. E attenti a Pedro»

Imagem do artigo:Lazio Inter, Luis Alberto: «Difesa e velocità le armi di Coppa. E attenti a Pedro»

Il Mago Luis Alberto, protagonista dell’ultima finale vinta nel 2019: «Noi eravamo più forti, ma Sarri è un valore aggiunto». Le sue parole

Da un paio d’anni Luis Alberto regala la sua arte in Qatar. Con la Lazio ha vinto tre trofei e a La Gazzetta dello Sport racconta il suo particolare interesse per la finale con l’Inter di domani sera.


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PROMESSA «E lo farò, non scappo: amo la Lazio, è stata la mia vita e nel mio cuore, nel profondo, sono ancora lì all’Olimpico. Sarà sempre parte di me».

DOVE NASCE IL LEGAME «Hanno avuto fiducia in me quando nessuno ci credeva. Dopo i primi cinque mesi volevo smettere, ero andato nel pallone, luce spenta. Ne sono uscito grazie a un mental coach e a Igli Tare, che filmava i miei allenamenti e li mandava al mio agente. All’inizio parlava male, non capiva come mai non riuscissi a fare quello che so fare, poi, dopo un incontro a casa mia, ci siamo chiariti. Dopo quel giorno, i video hanno iniziato a essere differenti: “Vedi? Questo è il Luis Alberto che conosco…”».

IL RICORDO DELL’ULTIMA COPPA ITALIA NEL 2019 «Lo scatto dopo il gol liberatorio di Correa all’ultimo minuto, sotto la curva nord, tutti insieme. Mai più fatto uno sprint così in vita mia».

LA LAZIO DI OGGI «Noi eravamo una famiglia, tutti amici. Per certi aspetti non credo sia più replicabile. Si era creata una magia difficile da raccontare. Io e Milinkovic giocavamo a memoria, Immobile segnava bendato, Leiva gestiva… e Radu me ne diceva di tutti i colori perché rientravo poco in difesa. Sentirci era quasi comico: mi insultava per tutta la partita. La verità è che mi sono divertito come un bambino. Le stagioni 2017-18 e 2019-20 sono state le migliori».

ERA IL PIU’ FORTE DELLA SERIE A «Non sta a me dirlo. Di sicuro io ero nel “prime”».

UNA BIG L’HA CERCATA «Una sì, non dico quale. E poi il Siviglia, che spero non retroceda. Ma non mi hanno mai lasciato andare. Era come litigare con la ragazza di cui sei innamorato».

IL FEELING CON SIMONE INZAGHI «Ad Auronzo, in ritiro, estate 2017. È stato un padre, mi convinse a fare il regista: giocai tutto il precampionato in quella posizione, poi mi schierò dietro Ciro in finale di Supercoppa. Lì è iniziata la mia storia. Simone mi diceva sempre di giocare libero e sereno, sapeva come prendermi».

ANDARE VIA DALLA LAZIO «Un lutto sportivo enorme, difficile da sopportare. Ci ho messo un po’ a elaborarlo».

SARRI «All’inizio non ci potevamo vedere. Un paio di volte sono volati stracci, male parole, insulti vari. Ma il nostro rapporto è iniziato lì: io ho capito lui e lui ha capito me. Amo chi mi dice le cose in faccia. Il nostro legame andava oltre. Senza di lui non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo».

LA CONTESTAZIONE «Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardi noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Giocavamo senza pressioni e con la gente alle spalle. Ricordo Caicedo e il pareggio storico con l’Atalanta, da 3-0 a 3-3. Siamo rimasti imbattuti non so per quanto. Con l’Olimpico vuoto si perse la magia».

LA FINALE DI COPPA ITALIA «L’Inter punterà a dominare il gioco e a segnare parecchio. Amo Zielinski poi, è incredibile. Chiunque abbia giocato con lui ti dice che è un fenomeno, come Calhanoglu. Della Lazio mi piace Taylor, gioca a due o tre tocchi e sa fare anche gol. Ma se devo dire uno che può tirar fuori il colpo… dico il mio amico Pedro».

LA LAZIO SA SEGNARE POCO. «Ma sa difendere: la chiave può essere questa infatti. Una buona ripartenza, la velocità di Maldini o Pedrito… e il gol. E poi c’è super Motta, un predestinato: magari parasse altri quattro rigori come in semifinale. Quando l’ho visto contro l’Atalanta ho esultato come un pazzo».

SE LA LAZIO LA CHIAMASSE (Ride) «Non mi chiamano. Ma magari torno da mister…».


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