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·21 de março de 2026

Lazio, scoperta la tipografia anti-Lotito: «Striscioni e manifesti: organizzazione militare per far cedere il club»

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I carabinieri hanno individuato a Marino, comune della città metropolitana di Roma, una possibile centrale operativa della campagna ostile nei confronti del presidente della Lazio Claudio Lotito.

Si tratta, come riportato dall’edizione romana di La Repubblica, di una tipografia già perquisita perché ritenuta collegata ad ambienti della tifoseria biancoceleste, in un indagine che, secondo gli inquirenti, va oltre la semplice protesta calcistica.


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I magistrati parlano di una “capacità organizzativa” particolarmente strutturata, ritenuta compatibile con i metodi tipici dei gruppi ultras e, in particolare, con l’eredità degli Irriducibili legati alla figura di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. Un’impostazione che richiama dinamiche già emerse in passato e che suggerisce un’azione coordinata.

Al centro dell’inchiesta ci sono striscioni, manifesti, adesivi e una serie di pressioni reiterate, comprese telefonate anonime anche a sfondo minatorio. L’ipotesi investigativa è che tali iniziative fossero finalizzate a costringere Lotito a cedere il controllo della Lazio o a intervenire sulla struttura societaria, con possibili riflessi anche sul mercato di una società quotata.

Gli investigatori del Nucleo Investigativo di Roma, prosegue il quotidiano, hanno concentrato l’attenzione su luoghi considerati snodi organizzativi, come appunto la tipografia, ritenuta uno dei punti in cui veniva materialmente prodotta la campagna comunicativa contro il presidente. Un elemento che rafforza la tesi di un’azione pianificata e non episodica.

Le accuse, contestate ad almeno cinque persone, riguardano una serie di atti ritenuti intimidatori: minacce anche di morte diffuse tramite social network, affissioni, telefonate ed email indirizzate a Lotito o a suoi collaboratori. Gli indagati avrebbero inoltre diffuso notizie false, nel tentativo di alimentare una pressione mediatica e ambientale.

La vicenda presenta analogie con quanto accaduto tra il 2005 e il 2006, quando la magistratura parlò di una campagna intimidatoria volta a costringere Lotito a vendere le quote del club. Anche allora si arrivò a condanne che coinvolsero esponenti di rilievo della Curva Nord.

Nel filone più recente, gli episodi si intensificano a partire dal 2024: dagli striscioni esposti in piazza del Parlamento con la scritta “Lotito libera la Lazio”, a quelli comparsi davanti alla sede di Forza Italia e agli uffici del senatore, fino agli adesivi nei pressi della sua abitazione e ai manifesti con messaggi elettorali ostili. A ciò si aggiungono le telefonate minatorie e una campagna diffamatoria online, in cui si ipotizzavano scenari come una presunta vendita del club o addirittura l’intenzione di provocarne la retrocessione per ottenere benefici economici.

In questo contesto si inserisce anche la protesta della curva, che per mesi ha disertato lo stadio, con la sola eccezione della partita contro il Milan. Proprio in quell’occasione, il divieto di esporre una scenografia con la scritta “Libertà” aveva riacceso la tensione. Secondo gli inquirenti, conclude La Repubblica Roma, anche quell’episodio potrebbe rientrare in una strategia più ampia, orchestrata da pochi ma capace di coinvolgere una parte significativa della tifoseria, con modalità che richiamano modelli organizzativi già visti in passato.

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