FiorentinaUno
·21 de abril de 2026
Lesioni cerebrali e malattie neurodegenerative: la ricerca punta sulla tecnologia dei palloni

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·21 de abril de 2026

Il tema delle malattie neurodegenerative nel calcio continua a suscitare crescente preoccupazione, ma una nuova ricerca apre prospettive inedite. Secondo uno studio condotto dall’Università di Loughborough, con il supporto della FA e riportato dalla BBC, l’impatto dei colpi di testa sul cervello potrebbe essere ridotto intervenendo direttamente sulla progettazione dei palloni.
Gli scienziati hanno analizzato le onde di pressione generate da diversi tipi di palloni utilizzati nell’arco degli ultimi cento anni, scoprendo risultati sorprendenti: in alcuni casi, le sollecitazioni prodotte risultano paragonabili a quelle osservate in contesti militari, come spari o esplosioni. A seconda del modello, l’impatto sulla testa può variare enormemente, arrivando a essere fino a 55 volte più intenso.

Lo studio condotto sui palloni di calcio: (Via Onefootball)-Fiorentinauno.com
Un dato rilevante è che non esiste un modello di pallone più sicuro di un altro. I modelli moderni, infatti, non garantiscono necessariamente una maggiore protezione rispetto a quelli in cuoio utilizzati in passato. A incidere sono piuttosto fattori come la struttura del pallone, la velocità del colpo, la tecnica del giocatore e persino le condizioni ambientali, ad esempio se il pallone è bagnato o asciutto. Anche piccoli cambiamenti nel materiale o nella pressione interna possono modificare in modo significativo il trasferimento di energia verso il cervello.
Il dottor Ieuan Phillips, responsabile dello studio, ha spiegato:
Questi risultati aprono la strada a nuove soluzioni nella progettazione dei palloni e nei protocolli di test, con l’obiettivo di ridurre il trasferimento di energia verso il cervello.
Secondo i ricercatori, infatti, il lavoro non si limita alla sola analisi scientifica, ma punta anche a influenzare direttamente la produzione degli equipaggiamenti utilizzati nel calcio professionistico.
Sulla stessa linea Charlotte Cowie, responsabile medico della FA:
Si tratta di dati innovativi che contribuiscono a comprendere meglio un tema estremamente complesso e che richiede un approccio multidisciplinare.

Lo studio e le opinioni degli esperti su possibili lesioni e malattie neurodegenerative nel calcio: (Via Onefootball)-Fiorentinauno.com
I risultati dello studio sono stati condivisi anche con FIFA e UEFA, nell’ottica di una collaborazione internazionale sempre più stretta. Negli ultimi anni, soprattutto in Inghilterra, il tema è diventato centrale nel dibattito sportivo e medico, anche alla luce dei numerosi casi di demenza registrati tra gli ex calciatori, inclusi alcuni membri della nazionale campione del mondo del 1966. Questo scenario ha alimentato nuove domande sulla sicurezza del gioco e sulla necessità di intervenire non solo sulle regole, ma anche sugli strumenti stessi del calcio moderno.
L’obiettivo finale della ricerca è quindi duplice: da un lato migliorare la comprensione degli effetti neurologici dei colpi di testa ripetuti, dall’altro sviluppare soluzioni concrete che possano ridurre il rischio a lungo termine per i giocatori, senza snaturare la natura del gioco.


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