Liverani: «Con Lotito fu una trattativa assurda! L’ambiente mi voleva, lui no. Mi ha fatto male…» | OneFootball

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·23 de fevereiro de 2026

Liverani: «Con Lotito fu una trattativa assurda! L’ambiente mi voleva, lui no. Mi ha fatto male…»

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Fabio Liverani, ex giocatore della Lazio, ha concesso un’intervista ai taccuini de “La Rosea”. Le sue dichiarazioni

Fabio Liverani, ex giocatore della Lazio, oggi allenatore della Ternana, ha rivelato i dettagli del suo addio ai biancocelesti in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Il tecnico ha spiegato che inizialmente aveva l’intenzione di rinnovare il suo contratto con la Lazio, ma la situazione cambiò quando comprese che Claudio Lotito non aveva un buon rapporto con i giocatori della gestione Cragnotti.


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Nonostante il suo desiderio di rimanere, Liverani decise di rifiutare l’offerta di prolungamento del contratto, comprendendo che le strade si sarebbero separate. Questa decisione segnò la fine del suo percorso con il club capitolino, aprendo un nuovo capitolo della sua carriera, che lo ha visto, successivamente, intraprendere la strada da allenatore. Vi riportiamo di seguito le sue dichiarazioni:

PRESIDENTI«Preziosi, Zamparini, Lotito… diciamo che li ho avuti tutti. Ma ho un grazie da spendere per ognuno, anche se per motivi diversi. Sul mio addio alla Lazio, però, vorrei chiarire una cosa».

LOTITO«Quella con Lotito è stata una trattativa assurda, durata 10 mesi. Io dovevo rinnovare, ma lui non vedeva di buon occhio tutti noi che arrivavamo dalla gestione Cragnotti. Alla fine prima accettai e poi ci ripensai, lui ci rimase male. Avevo capito che l’ambiente mi voleva, mentre lui no».

ARRIVO BIANCOCELESTE«Quando sono arrivato mi venne dato del romanista. Girava una foto di me che esultavo con i tifosi giallorossi. Venivo giudicato per il tifo, non per l’uomo o il giocatore che ero. Mi ha fatto male leggere tanti insulti, anche su muri e striscioni. “Liverani n…o”, “Liverani spia” e tante altre cose atroci sparse per la città. Pensavo soprattutto a mia mamma, mi dispiaceva che leggesse certe cose».

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