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·07 de abril de 2026

L'ordine dei Friedkin: Roma da rifare. Addio al gruppo storico e Gasp sotto esame

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In casa Roma è arrivato il momento delle scelte drastiche. La sconfitta di San Siro contro l’Inter non ha soltanto complicato la corsa agli obiettivi stagionali, ma ha incrinato definitivamente le certezze su cui si era costruito il progetto tecnico. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, la proprietà, infatti, avrebbe maturato la convinzione che l’attuale rosa non sia all’altezza dei traguardi fissati, aprendo così alla prospettiva di una rifondazione profonda a partire dalla prossima estate.

In questo contesto tornano attuali anche le parole di Gian Piero Gasperini, pronunciate alla vigilia della sfida contro l’Inter, quando il tecnico aveva difeso il valore del gruppo sottolineando come, senza quella base, il rischio fosse addirittura quello di scivolare nella parte destra della classifica. Un pensiero che però sembra entrare in contrasto con l’orientamento dei Friedkin, sempre più intenzionati a intervenire proprio sul nucleo storico della squadra.


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A Trigoria, l’undicesima sconfitta in campionato (quindici considerando anche le coppe) è stata vissuta come un punto di non ritorno. Già in passato, dopo il ko di Como della scorsa stagione, si era parlato di rivoluzione senza che poi il progetto venisse realmente attuato.

Stavolta, invece, la linea appare tracciata: per uscire dalla zona grigia tra quinto e sesto posto servirà un cambiamento radicale, destinato a toccare in particolare quei giocatori che da anni rappresentano l’ossatura della Roma.

In quest’ottica si inserisce anche la situazione contrattuale di diversi elementi chiave. I rinnovi di Mancini e Cristante risultano congelati, mentre per Pellegrini — unico caso in cui ci sono stati contatti con l’entourage — così come per Dybala, Celik ed El Shaarawy non si è ancora entrati nel vivo delle trattative. Segnali evidenti di una riflessione in corso, che potrebbe portare a scelte dolorose ma ritenute necessarie dalla proprietà.

A pesare, inoltre, è anche il rendimento del mercato. Tra estate e gennaio sono stati investiti 96,5 milioni, cifra destinata a salire fino a 121,5 con il riscatto di Donyell Malen, ma i ritorni sono stati inferiori alle attese. Al netto di qualche segnale positivo proprio dell’olandese, di Wesley e in parte di Ghilardi, molti acquisti non hanno inciso: El Aynaoui resta un’incognita, Ziolkowski e Vaz rappresentano prospetti ancora acerbi, mentre i prestiti — da Bailey a Ferguson, passando per Zaragoza e Tsimikas — non hanno portato contributi significativi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: eliminazioni premature agli ottavi sia in Coppa Italia sia in Europa League e una classifica che vede la Roma inseguire da lontano la zona Champions, con il rischio concreto di restare fuori anche dalle competizioni europee.

In questo clima, la sfida di venerdì all’Olimpico contro il Pisa si preannuncia carica di tensione. La tifoseria è pronta a manifestare il proprio malcontento, non solo nei confronti della squadra ma anche dell’allenatore, finito sotto esame per un impatto ritenuto inferiore alle aspettative. Ci si aspettava una scossa simile a quella vista all’Atalanta, ma finora la risposta non è arrivata. E adesso, con il progetto tecnico in discussione e il gruppo storico vicino alla fine del ciclo, la Roma si prepara a un’estate che potrebbe cambiare tutto.

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