Luis Alberto: "La Lazio è la mia vita, tornerei ma non mi chiamano. Su Sarri..." | OneFootball

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·12 de maio de 2026

Luis Alberto: "La Lazio è la mia vita, tornerei ma non mi chiamano. Su Sarri..."

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Luis Alberto ha rilasciato delle dichiarazioni ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, in vista della finale di Coppa Italia Lazio-Inter.

L'intervento di Luis Alberto a La Gazzetta dello Sport

Mercoledì non sarò all’Olimpico purtroppo. Ho già parlato con Radu: l’anno prossimo vengo in curva nord o in tribuna, come ha fatto Milinkovic. E lo farò, non scappo: amo la Lazio, è stata la mia vita e nel mio cuore, nel profondo, sono ancora lì all’Olimpico. Sarà sempre parte di me.

Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardi noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Giocavamo senza pressioni e con la gente alle spalle. Ricordo Caicedo e il pareggio storico con l’Atalanta, da 3-0 a 3-3. Siamo rimasti imbattuti non so per quanto. Con l’Olimpico vuoto si perse la magia.

La mia famiglia sta da dio e non ci manca niente. Ma so che non manca molto alla fine. In futuro mi piacerebbe fare l’allenatore. Se torno alla Lazio? Non mi chiamano. Ma magari torno da mister…

Alla Lazio hanno avuto fiducia in me quando nessuno ci credeva. Dopo i primi cinque mesi volevo smettere, ero andato nel pallone, luce spenta. Ne sono uscito grazie a un mental coach e a Igli Tare, che filmava i miei allenamenti e li mandava al mio agente. All’inizio parlava male, non capiva come mai non riuscissi a fare quello che so fare, poi, dopo un incontro a casa mia, ci siamo chiariti.

Sarri

All’inizio non ci potevamo vedere. Un paio di volte sono volati stracci, male parole, insulti vari. Ma il nostro rapporto è iniziato lì: io ho capito lui e lui ha capito me. Amo chi mi dice le cose in faccia. Il nostro legame andava oltre. Senza di lui ora non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo.

La sua Lazio

Noi eravamo una famiglia, tutti amici. Per certi aspetti non credo sia più replicabile. Si era creata una magia difficile da raccontare. Io e Milinkovic giocavamo a memoria, Immobile segnava bendato, Leiva gestiva… e Radu me ne diceva di tutti i colori perché rientravo poco in difesa. Sentirci era quasi comico: mi insultava per tutta la partita. La verità è che mi sono divertito come un bambino. Le stagioni 2017-18 e 2019-20 sono state le migliori. Ero nel prime.

Motta, Maldini e Pedro

La Lazio segna poco? Ma sa difendere: la chiave può essere questa infatti. Una buona ripartenza, la velocità di Maldini o Pedrito… e il gol. E poi c’è super Motta, un predestinato: magari parasse altri quattro rigori come in semifinale. Quando l’ho visto contro l’Atalanta ho esultato come un pazzo.

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