Luis Enrique elogiato da Niang: «Gli allenatori oggi non servono a nulla, lui invece è l’esatto opposto! Vi spiego il motivo» | OneFootball

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·29 de março de 2026

Luis Enrique elogiato da Niang: «Gli allenatori oggi non servono a nulla, lui invece è l’esatto opposto! Vi spiego il motivo»

Imagem do artigo:Luis Enrique elogiato da Niang: «Gli allenatori oggi non servono a nulla, lui invece è l’esatto opposto! Vi spiego il motivo»

Luis Enrique, allenatore del Psg, è stato esaltato attraverso queste dichiarazioni da Mbaye Niang. Ecco cosa ha detto l’attaccante

Dal suo approdo all’ombra della Torre Eiffel nell’estate del 2023, Luis Enrique ha compiuto una vera e propria rivoluzione culturale al Paris Saint-Germain. Addio all’era delle primedonne, dei capricci da star e delle collezioni di figurine: il tecnico asturiano ha rimesso il collettivo al centro del progetto tecnico. Oggi il club parigino gioca a immagine e somiglianza del suo allenatore, un leader autoritario che sembra rappresentare una vera e propria mosca bianca nel complesso panorama calcistico moderno.


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L’analisi spietata di Niang: “Gli allenatori di oggi? Inutili”

A sottolineare l’eccezionalità del lavoro dell’ex Ct della Roja è intervenuto M’baye Niang. Ai microfoni della trasmissione Safe Play su BeIN Sports, l’attaccante ha offerto una lucida e cruda riflessione sul ruolo dei tecnici nel calcio contemporaneo, promuovendo a pieni voti lo spagnolo:

«Gli allenatori? Oggi non servono a nulla. I giocatori scendono in campo convinti di sapere già tutto e fanno l’esatto opposto di quanto studiato in settimana. Quando un tecnico in sala stampa ammette di non capire perché la squadra non abbia seguito la preparazione del match, significa semplicemente che lo spogliatoio non lo ascolta. Sei inutile. Luis Enrique, invece, è l’esatto opposto».

L’eccezione parigina e il controllo totale

Secondo Niang, il timoniere del PSG rappresenta una clamorosa inversione di tendenza rispetto ai colleghi: «Lui dimostra di avere sempre il pieno controllo della situazione e dello spogliatoio. Legge perfettamente le partite, detta i tempi e impone una chiara impronta tattica alla squadra. Certo, la vera prova del nove arriverà nel momento in cui giocatori chiave come Dembélé e Doué inizieranno fisiologicamente a segnare di meno, ma per ora il suo impatto è innegabile».

Una disciplina che vale l’Europa

La ricetta di Luis Enrique è tanto lineare quanto ferrea: autorità assoluta e maniacale esigenza. Il cinquantacinquenne non ammette sconti e non esita a strigliare e rimettere in riga chi si allontana dalle sue rigorose consegne tattiche. Un pugno di ferro che, seppur inizialmente accolto con scetticismo in un ambiente storicamente “viziato”, ha pagato i dividendi più alti possibili.

È stata proprio questa intransigente devozione al sistema corale a regalare al Paris Saint-Germain l’ossessione di un’intera era qatariota: la prima, storica e agognata Champions League. La dimostrazione definitiva che, quando applicata e rispettata a dovere, la mano ferma dell’allenatore resta ancora l’arma tattica più letale del calcio moderno.

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