Juventusnews24
·09 de abril de 2026
McKennie rivela: «Spalletti è il mio allenatore preferito. La Juve era troppo per me? Rispondo questo»

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Weston McKennie è stato intervistato da Dazn al format “Remember the Name”. Di seguito le parole del centrocampista della Juve.
SPALLETTI – «Ci vado d’accordo ovviamente, penso che ogni calciatore abbia diversi bisogni o diverse aspettative. Ogni volta che lo vedo mi dà un senso di sicurezza. Quando ti rimprovera non lo fa mai in maniera cattiva, lo fa per farti migliorare. Altri allenatori non fanno così. Ha questo potere di saper catturare la tua attenzione. Ti viene voglia di fare quello che ti chiede. È il mio allenatore preferito di sempre. Per il modo in cui gestisce la squadra, ci sono allenatori che ti obbligano a seguire la sua mentalità. Spalletti si rapporta in modo diverso con tutti, per ottenere il meglio»
JUVENTUS – «Non credo di rendermene davvero conto. Sono in Europa da tanto tempo, forse me ne renderò conto a carriera finita. Era troppo per me? Non mi sento di rispondere, a volte parlano i fatti. Non sono una persona meschina, ognuno ha le proprie opinioni, sono più il tipo di persona che reagisce a questo tipo di commenti con il lavoro»
CRISTIANO RONALDO – «È stato incredibile. Tutto quello che senti sulla sua personalità è vero. Tornavamo alle 3 del mattino e andava a farsi il bagno ghiacciato. È stata un’esperienza incredibile»
CALCIO – «Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista e credo che questo mi rappresenti. Amo il calcio, ma non sono solo un calciatore. Mi piace la musica, il golf, cerco di non limitare la mia vita solo al calcio. Per il golf uso il simulatore che ho a casa, così posso giocare quando voglio»
INFORTUNIO – «Quando mi sono rotto il piede, non ero in grado di camminare e ovviamente di giocare. Lì ho capito quanto erano importanti le cose che facevo fuori dal campo. Se vivessi solo per il calcio e non potessi praticarlo, non avrei saputo cosa fare. Ero devastato. La forza mentale di un atleta è molto importante. Devi imparare a non farti condizionare da altre cose. Credo che mi aiuti, ma per un calciatore che presta attenzione a questo il mio consiglio è quello di concentrarti su quello che puoi controllare. Cosa faccio dopo una partita? Parlo con me stesso allo specchio. Cerco un dialogo interiore e rifletto su cosa potessi migliorare»
LA FAMIGLIA – «Mio papà era nell’esercito, ed era bello perché da bambino pensavi ‘Mio papà è un militare!’. Mi ha permesso di vivere tante esperienze, se non mi fossi mai trasferito in Germania non avrei mai iniziato a giocare a calcio. Mia mamma ha lavorato un po’ per il governo, era una dentista. Mio fratello è un pompiere e mia sorella è un medium, qualcuno che può comunicare con il mondo spirituale. La mia famiglia è tutto per me: mia mamma mi portava sempre agli allenamenti, mio papà mi ha insegnato la disciplina, mio fratello mi portava sempre con lui e mia sorella la vedo come un ‘fratello orso’, è molto protettiva»
MONDIALI – «Sarà un’esperienza incredibile. Non solo per me, ma anche per i miei compagni. Giochiamo tutti in Europa, quindi ci sono tanti familiari o amici che non possono venirci a giocare. Giocare i Mondiali in America permetterà a tutti di poter esserci»
FUTURO – «Vorrei essere ricordato come una brava persona. Qualcuno fedele a sé stesso e ai propri valori. Qualcuno che riesce a portare una buona energia»









































