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·13 de julho de 2026
“Mi sveglio, aveva già fatto doppietta” – ex Spurs scioccato da Haaland

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L’ex nazionale olandese Rafael van der Vaart ha ammesso che Erling Haaland lo lascia completamente perplesso, pur riconoscendo il suo posto tra i più grandi attaccanti di tutti i tempi.
Van der Vaart è nella posizione ideale per esprimere un giudizio ponderato su alcuni dei giocatori più decorati del calcio, avendo condiviso il campo con talenti di livello mondiale nel corso di una carriera che lo ha visto vestire le maglie di Real Madrid, Tottenham e della nazionale dei Paesi Bassi, dove era considerato uno dei centrocampisti tecnicamente più dotati della sua generazione.
La sua valutazione di Haaland colpisce proprio perché coglie il paradosso che ha definito la carriera dell’attaccante del Manchester City: un giocatore che sfida in ogni momento la logica calcistica convenzionale, ma che continua a produrre numeri e momenti che nessuna dose di scetticismo riesce davvero a spiegare.
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La straordinaria campagna di Haaland ai Mondiali FIFA con la Norvegia ha ulteriormente acceso il dibattito sul suo status nel calcio, con l’attaccante che finora ha segnato sette gol nel torneo, inclusi due contro il Brasile agli ottavi di finale in una partita che, come ammette liberamente van der Vaart, non si aspettava affatto dopo quanto visto nel primo tempo.
Questi commenti arrivano in un momento in cui le prestazioni di Haaland in Nord America lo hanno posto saldamente al centro della discussione sui più grandi attaccanti della sua generazione e non solo, rendendo le riflessioni di van der Vaart tanto tempestive quanto divertenti.
Parlando con AceOdds.com, van der Vaart ha iniziato confrontandosi apertamente con la difficoltà di collocare Haaland nel più ampio pantheon degli attaccanti d’élite, e l’onesta incertezza nelle sue parole riflette qualcosa che pochi opinionisti hanno avuto il coraggio di esprimere in modo così diretto.
“Per me è molto difficile dire se sei il migliore o uno dei migliori attaccanti di tutti i tempi quando si parla di Erling Haaland”, ha detto. “Inoltre, è così difficile analizzare un attaccante come lui. Vi spiego perché: quando lo guardo per tutta una partita, penso tra me e me per 8 volte su 10 che questo ragazzo non sappia proprio giocare a calcio.”
L’ex nazionale olandese ha poi indicato la vittoria della Norvegia sul Brasile come l’esempio perfetto di un fenomeno che, a quanto pare, ha visto ripetersi più volte: “Ma poi all’improvviso, ‘boom, boom, boom’, eccolo lì. Per me questa è una qualità enorme. È una forza mentale incredibile da avere. Quando ho guardato il primo tempo contro il Brasile, non ha toccato il pallone. Mi sono addormentato e mi sono svegliato vedendo che aveva segnato due gol. Nel primo tempo non ha toccato un pallone!”
Van der Vaart è stato altrettanto sincero sulla questione se personalmente consideri Haaland il miglior attaccante del mondo: “Direi personalmente che è il miglior attaccante? No, perché a me piacciono gli attaccanti che sanno fare tante cose con il pallone, ma i suoi numeri, la sua forza mentale e la sua potenza… Ovviamente bisogna citarlo come uno dei migliori, anche di tutti i tempi, ma è difficile da spiegare quando si parla di un giocatore come lui.”
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Ha concluso con un aneddoto personale in cui si riconoscerà chiunque abbia mai faticato a conciliare ciò che vede con ciò che un giocatore finisce poi per produrre: “Quando lo guardo giocare mentre sono con mia moglie, le dico sempre: ‘guardalo, ha perso di nuovo il pallone’, ma poi lei mi dice che ha segnato due volte, e io davvero non so cosa dire. Ovviamente sono super geloso che non sia olandese. Mi ricorda un po’ Roy Makaay. Anche lui era così; non contribuiva davvero al gioco, ma era un finalizzatore pazzesco. È una grande qualità, e io lo rispetto moltissimo.”
Il paragone con Roy Makaay è istruttivo da parte di un uomo che nel corso della sua carriera ha giocato al fianco e contro alcuni dei migliori attaccanti del calcio europeo, con l’ex attaccante del Bayern Monaco ampiamente considerato uno dei finalizzatori più puri della sua epoca, pur avendo un’influenza sul fluire del gioco altrettanto discreta al di fuori dei suoi momenti di intervento decisivo.
Il fatto che van der Vaart pensi a Makaay piuttosto che a un nome più celebrato dice qualcosa di importante sul tipo specifico di genio che rappresenta Haaland: un genio radicato non nel tocco, nella tecnica o nel coinvolgimento, ma nella rara e quasi inspiegabile capacità di materializzarsi nel momento decisivo con una freddezza e una potenza che nessuna anonimato periferico può sminuire.
Per il Manchester City e Enzo Maresca, la discussione sull’identità calcistica di Haaland è qualcosa con cui tifosi e staff tecnico del club hanno ormai fatto pace da tempo, con lo straordinario record realizzativo dell’attaccante all’Etihad Stadium che rende in gran parte irrilevante, per chi ha il compito di vincere le partite, la questione filosofica di ciò che offre tra un gol e l’altro.
Resta da vedere se Haaland riuscirà a mettere a tacere anche gli scettici più eloquenti con una medaglia da vincitore dei Mondiali in Nord America, ma la valutazione di van der Vaart – calorosa, onesta e apertamente contraddittoria – coglie meglio di molte altre il mistero unico e duraturo di una delle figure più affascinanti del calcio.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🏴 qui.







































