Lazionews24
·21 de maio de 2026
Niente Lazio, Almeyda vola in Messico: ufficiale la firma con il Monterrey

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Le strade del calciomercato e della Serie A sanno essere imprevedibili, ma questa volta il romantico ritorno non si concretizzerà. Matias Almeyda non sarà il successore di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio. Nonostante i forti accostamenti e i sogni dei tifosi biancocelesti, il tecnico argentino ha scelto di ridefinire il proprio futuro oltreoceano. Come rivelato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, l’ex centrocampista ha firmato un contratto biennale con il Monterrey, prestigioso club della massima divisione messicana.
Per il popolo laziale, il nome di Almeyda evoca ricordi indelebili legati all’epoca d’oro di Sergio Cragnotti. Arrivato a Roma nel 1997, “El Pelado” è diventato l’idolo della Curva Nord grazie a un temperamento da guerriero e a una leadership trascinante. In tre stagioni straordinarie, l’argentino ha collezionato trofei storici: lo Scudetto del 2000, l’ultima Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, siglando anche gol leggendari come quello al volo da trenta metri contro il Parma.
La bacheca da allenatore è altrettanto ricca e dimostra una spiccata attitudine a vincere in contesti caldi. Ha iniziato riportando subito il River Plate in massima serie, ripetendo l’impresa con il Banfield. Successivamente, in Messico alla guida del Chivas, ha aperto un ciclo d’oro conquistando ben cinque titoli, tra cui la Champions League CONCACAF. Prima delle recenti esperienze europee sulle panchine di AEK Atene (dove ha centrato il double campionato-coppa) e Siviglia, l’argentino ha consolidato una reputazione internazionale basata su un calcio verticale, aggressivo e di forte impatto motivazionale.
L’eventuale sbarco di Matias Almeyda a Formello avrebbe garantito alla Lazio una scossa emotiva senza precedenti. Tatticamente, il suo baricentro alto e il forte pressing avrebbero raccolto l’eredità offensiva dei biancocelesti, ma con una dose di fisicità e agonismo superiore. Soprattutto, in un momento di profondo rinnovamento strutturale e d’addio a senatori storici, la figura carismatica dell’argentino avrebbe riacceso l’entusiasmo della piazza, portando nello spogliatoio quel senso di appartenenza e quella mentalità vincente che lo hanno reso immortale da calciatore.
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