Calcio e Finanza
·09 de abril de 2026
Non solo stadio: l’ex capo ultrà dell’Inter Ferdico era «il pusher di riferimento» della ‘ndrangheta a Milano

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Nelle intercettazioni veniva chiamato «il calciatore» oppure «Juventus», soprannome che probabilmente era anche una presa in giro bonaria per il suo passato da capo ultrà dell’Inter. Marco Ferdico, 40 anni, prima di essere arrestato nel 2024 nell’ambito dell’operazione Doppia Curva – che ha azzerato i vertici delle tifoserie organizzate di Inter e Milan – sarebbe stato «il pusher di riferimento» nel Nord Italia per il locale di ’ndrangheta di Ariola, radicato nel Vibonese. Secondo gli investigatori, come riportato da Il Giorno, aveva la capacità di far circolare «ingentissimi quantitativi di stupefacenti», tra marijuana, hashish e cocaina.
Il ruolo di Ferdico nel traffico di droga dalla Calabria alla Lombardia emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ruota attorno alle accuse di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, tentato omicidio e reati legati alle armi e che ieri ha portato allo smantellamento delle cosche Emmanuele e Idà. Tra i 54 indagati raggiunti da misure cautelari compare anche Ferdico, accusato di associazione mafiosa e di partecipazione a un’organizzazione dedita al traffico di droga. L’uomo è già detenuto ed è inoltre tra i cinque imputati per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà nerazzurro ucciso a colpi di pistola nell’ottobre 2022 a Milano.
Secondo quanto ricostruito, si sarebbe trattato di un delitto premeditato e «con modalità mafiose», come aveva sottolineato la gip Francesca Ballesi nel provvedimento di rinvio a giudizio che riguarda Marco Ferdico, suo padre Gianfranco, i presunti esecutori materiali Daniel D’Alessandro e Pietro Andrea Simoncini e l’altro ex leader della Curva Nord Andrea Beretta. Padre e figlio Ferdico sono ritenuti gli organizzatori dell’agguato. Beretta – già condannato a 10 anni per associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e anche per l’omicidio di Antonio Bellocco, membro del direttivo ultrà nerazzurro e appartenente a una famiglia di ’ndrangheta – ha dichiarato di essere stato il mandante dell’uccisione di Boiocchi, maturata nel contesto di una «guerra» per il controllo degli affari legati alla curva.
Le vicende si intrecciano in un quadro che unisce i vertici della tifoseria organizzata interista e le cosche calabresi con ramificazioni in Lombardia, in un intreccio criminale che si muove all’ombra dello stadio di San Siro. Ferdico, originario di Carugate, secondo gli investigatori della Dda di Catanzaro faceva parte del gruppo di persone legate da «rapporti fiduciari e consolidati nel tempo» con gli ’ndranghetisti del Vibonese.
Questo ruolo emerge anche dalle intercettazioni raccolte dalla polizia di Stato e riportate nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catanzaro. In uno dei dialoghi agli atti, Franco e Marco Idà parlano dell’attività di spaccio di Ferdico, descrivendolo come una persona capace di gestire il traffico senza accumulare debiti. Un soggetto ritenuto affidabile, a differenza della sua fidanzata che «parla troppo al telefono» e «racconta tutto ai genitori».
«L’altro giorno aveva 8 chili di fumo in garage (…) La mattina l’ha venduto», dicono riferendosi a lui. E ancora: «Oggi ha portato 16.500, ora nella settimana che viene deve darci altri 20.000 (…) ma essendo che la prima volta che siamo saliti si è comportato bene che ci ha tolto quei 10 kg di brutta (…) non gli abbiamo detto nulla e lo stiamo lasciando stare perché è sempre buono averlo».
La droga sarebbe finita anche nell’ambiente dello stadio, in un traffico parallelo a quello portato avanti negli stessi anni da un altro ex capo ultrà, ma sul fronte opposto della barricata: il milanista Luca Lucci. Ferdico, ha spiegato il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, era il «terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza per conto del locale di ‘ndrangheta» smantellato ieri.









































