Sampnews24
·25 de maio de 2026
Panchina Sampdoria, è in corso il toto-allenatore! I profili al vaglio del club

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La Sampdoria si appresta a vivere una vera e propria rifondazione, un terremoto controllato che sta ridisegnando i vertici societari e tecnici in vista della stagione 2026/27. Nelle scorse settimane, il club blucerchiato ha di fatto sancito l’addio al tecnico Attilio Lombardo. Una decisione societaria forte, arrivata nonostante l’allenatore sia riuscito a centrare l’obiettivo salvezza dopo essere subentrato a marzo, ricompattando un gruppo in totale sbandamento e trasmettendo uno straordinario spirito di sacrificio.
I cambiamenti non si fermano alla guida tecnica e assumono i contorni di una tabula rasa dirigenziale. Si registrano infatti i contestuali addii dei dirigenti Raffaele Fiorella e Massimo Ienca, mentre è stato annunciato l’ingresso di Claudio Morelli nel ruolo di CEO Corporate per dare nuova stabilità finanziaria. Resta invece in bilico la posizione di Andrea Mancini. Per lui sarà decisivo l’incontro settimanale con il CEO dell’area sportiva Jesper Fredberg, utile a capire se rimarrà come direttore sportivo o se cederà definitivamente al corteggiamento del Cesena, pronto a offrirgli un progetto di vertice. Sullo sfondo, la dirigenza si concentra sul tassello più importante della ricostruzione, ovvero la scelta della nuova guida tecnica.
Tra i profili più suggestivi monitorati da Jesper Fredberg c’è Ryan Mason. L’ex centrocampista del Tottenham, già collaboratore fidato a Londra e tecnico ad interim degli Spurs, rappresenta la via del modernismo europeo e del calcio globale. Il classe ’91 predilige moduli fluidi come il 4-2-3-1 o il 4-3-3, orientati a un pressing ultra-offensivo di stampo Premier League e a una grande intensità ritmica negli allenamenti quotidiani. Il punto di forza di questa scelta risiede nella sua abitudine a lavorare con giovani di livello assoluto e nella ventata di internazionalità che porterebbe a Genova, utile anche a rivalorizzare il brand societario. Di contro, pesa l’assoluta mancanza di esperienza nel calcio italiano e la barriera linguistica iniziale in uno spogliatoio complesso. Se la scelta ricadesse su di lui, la Sampdoria abbraccerebbe un’identità tattica moderna ed europea, accettando però i rischi di un fisiologico periodo di adattamento.
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Qualora la società decidesse di puntare sulla linea verde dei tecnici italiani, i nomi in pole position sono due profili che si sono messi clamorosamente in mostra nell’ultimo campionato di Serie B, mentre si allontana l’ipotesi Daniele Galloppa dopo le recenti smentite dello stesso allenatore della Fiorentina Primavera. Il primo nome caldo è quello di Ignazio Abate, reduce dallo straordinario miracolo alla guida della Juve Stabia. Il tecnico ha trascinato i campani fino ai playoff di Serie B, arrendendosi solo contro il Monza. Il suo credo è un 4-3-3 verticale e aggressivo, ideale per valorizzare i giovani del vivaio grazie a una fame agonistica non comune, anche se restano da valutare le sue risposte alle pressioni costanti di una piazza esigente come quella blucerchiata.
Allo stesso modo, la dirigenza valuta con attenzione la candidatura di Alberto Aquilani, autore di una stagione capolavoro sulla panchina del Catanzaro, squadra con cui è arrivato fino alla finalissima playoff per la Serie A, persa all’andata contro la formazione di Bianco e con il ritorno da decidere. L’ex Roma è un fautore del calcio ultra-propositivo basato sul controllo del possesso palla e sul modulo 3-4-2-1. Il vantaggio principale risiede nell’altissima qualità del gioco espresso dalle suas squadre, mentre il contro è legato a un radicalismo tattico che a volte espone la difesa a pericolosi contropiedi.
Entrambi i profili garantirebbero comunque entusiasmo, freschezza e un calcio coraggioso che il pubblico del Ferraris apprezzerebbe fin da subito. Va tuttavia sottolineato come sia Abate che Aquilani rappresentino al momento delle piste decisamente difficili e tortuose per il club blucerchiato: le loro eccellenti stagioni non sono passate inosservate, scatenando una fitta concorrenza e attirando le forti attenzioni di diversi club di prima fascia sia in Serie A in cadetteria, pronti a dare loro una chance immediata.
Se la proprietà preferisse l’usato sicuro, ovvero profili pragmatici, vincenti e con le spalle larghe per blindare l’ambiente, i fari si sposterebbero su Fabio Pecchia e Giovanni Stroppa, due autentici specialisti dei campionati di vertice. Il primo è un maestro del 4-2-3-1 che fa delle transizioni rapide e della velocità sulle fasce i suoi punti di forza. Ha dalla sua parte una bacheca ricca di promozioni e la capacità innata di gestire le pressioni di piazze storiche, anche se le suas idee richiederebbero investimenti mirati sul mercato degli esterni d’attacco.
Sull’altro fronte c’è Stroppa, reduce dall’ennesima impresa straordinaria della sua carriera, avendo appena riportato il Venezia in Serie A al termine di una trionfale cavalcata. Il tecnico lombardo è un cultore del 3-5-2 e del dominio della partita attraverso il palleggio. I vantaggi della sua candidatura sono evidenti e si riassumono in una solidità difensiva monumentale, nell’abitudine mentale a vincere e in una conoscenza maniacale della tattica. L’unico contro è legato alla rigidità del suo modulo, che richiederebbe interpreti molto specifici a centrocampo e sulle corsie esterne, obbligando la società a una vera e propria rifondazione della rosa attuale. In ogni caso, entrambi darebbero alla Sampdoria certezze immediate e la capacità di isolare la squadra dagli umori altalenanti dell’ambiente.
La scelta di non confermare “Attila”, tuttavia, rappresenta un rischio notevole. In un momento di profonda trasformazione societaria, privarsi di un tecnico che aveva restituito un’anima alla squadra rischia di allungare i tempi della ricostruzione. Tra i profili accostati alla panchina, la figura ideale per la Sampdoria sarebbe proprio il tecnico dei lagunari: infatti Giovanni Stroppa offre garanzie di solidità e pragmatismo che, unite alla necessaria conferma di Andrea Mancini nel ruolo di direttore sportivo, rappresenterebbero la vera polizza assicurativa per il definitivo rilancio del club.







































