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·06 de março de 2026

Riforma Arbitri, possibile svolta storica per la Serie A! Il piano di riforma della FIGC: si va verso il professionismo

Imagem do artigo:Riforma Arbitri, possibile svolta storica per la Serie A! Il piano di riforma della FIGC: si va verso il professionismo

Riforma Arbitri, possibile svolta storica per la Serie A! Il piano di riforma della FIGC tra nuovi ruoli e professionismo. Ecco cosa cambia

L’episodio di tensione verificatosi a Carrara, con l’accerchiamento di Gianluca Rocchi da parte di alcuni tifosi, è solo l’ennesimo segno di un’annata da dimenticare per l’intera classe arbitrale italiana. La situazione si è ulteriormente complicata con l’inibizione di 13 mesi confermata in appello per Antonio Zappi, che ormai è a un passo dalla decadenza formale. Un contesto turbolento che ha reso necessaria una riflessione profonda sul futuro degli arbitri italiani, tanto che il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha deciso di intervenire con un piano di riforma.

Il piano di riforma della FIGC, che punta a rinnovare profondamente il sistema arbitrale, è stato in parte motivato da un recente e severo report della UEFA che ha evidenziato le falle dell’attuale sistema di formazione e valutazione degli arbitri. La proposta di Gravina mira a trasformare l’arbitraggio in un professione vera e propria, seguendo l’esempio del modello inglese, dove i direttori di gara sono pienamente riconosciuti come professionisti.


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La rivoluzione: contratti, TFR e governance

La riforma prevede che gli arbitri di Serie A e B firmino contratti di lavoro autonomo, che successivamente, dopo un determinato numero di presenze, si trasformeranno in contratti a tempo determinato, con garanzie di contributi e Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un cambiamento fondamentale che garantirà maggiore sicurezza economica e stabilità professionale per i direttori di gara.

Un altro aspetto cruciale riguarda la governance del sistema arbitrale. La selezione degli arbitri non dipenderà più dalle attuali rigide graduatorie piramidali gestite dall’AIA (Associazione Italiana Arbitri), ma sarà gestita da un nuovo Consiglio di Amministrazione (CdA). Questo CdA sarà composto da tre figure indipendenti, non tesserati e non legati al mondo del calcio attivo, nominati dal Consiglio Federale. Il loro compito sarà eleggere un direttore generale e il nuovo designatore, segnando così una rottura con il passato e una maggiore trasparenza nella gestione degli arbitri.

I costi e le reazioni: il tramonto dell’AIA e la posizione dei club

Il progetto di riforma comporterà un costo di circa 18 milioni di euro. Questi fondi provengono in parte dalle attuali quote FIGC destinate all’AIA e in parte dai contributi delle Leghe di Serie A e B, che metteranno a disposizione circa 10 milioni di euro. In cambio, i club chiedono di avere un peso nelle nomine degli arbitri, anche se questo potrebbe causare conflitti interni, spingendo molte società a mantenere una posizione di neutralità.

Sul fronte opposto, l’AIA perderà controllo gestionale e una significativa porzione di fondi. Nonostante la ferma opposizione, un eventuale sciopero da parte degli arbitri appare improbabile: gli stessi direttori di gara, infatti, accoglierebbero favorevolmente il passaggio al professionismo, attratti dalle nuove tutele contrattuali e dalla disponibilità di staff medici e fisioterapisti dedicati.

La strada per una riforma radicale sembra ormai tracciata, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza, la trasparenza e la professionalità del sistema arbitrale italiano.

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