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Zerocinquantuno

·20 de março de 2026

Roma-Bologna 3-4 d.t.s.: il Tosco l’ha vista così…

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La probabilità di sembrare retorici è scontata dopo una vittoria del genere: ecco perché cercherò di entrare, ove possibile, dentro ai tatticismi di una partita che, in realtà, si è sviluppata proprio laddove i tatticismi sono andati a farsi benedire.


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Intendo dire che c’è poco di tattico quando Ndicka si fa rubar palla da Rowe mentre tenta un disimpegno, consentendo così a Castro di arrivare da dietro e lasciar partire una legnata che ha avuto, almeno per il sottoscritto, il senso della prepotenza: quella prepotenza tipica di chi, con una certa dose di sana ‘ignoranza’, ha infine ragione di una Roma che aveva caricato fin troppo un ambiente che poi gli si è ritorto contro, vedi i fischi finali.

Ha invece molto di tattico il rigore conquistato da Zortea, perché la sovrapposizione interna che ha permesso a Bernardeschi di imbeccarlo è una giocata tipica della proposta calcistica di Italiano.

Lo stesso Italiano che ha ricevuto parecchie critiche per aver sostituito tutto il reparto d’attacco con l’obiettivo di dare fisicità nella pressione offensiva, utile a quel punto del match per contenere una Roma alla disperata ricerca del pareggio.

Pareggio con relativo rimonta che poi si è concretizzato, ma siamo sicuri che con in campo Rowe, Castro e Bernardeschi i giallorossi non avrebbero messo comunque alle corde il BFC?

Da tempo Gasperini, quando vuole sparigliare le carte tattiche di una partita, muove i cosiddetti ‘braccetti’, o allargandoli in fascia come dei terzini aggiunti o facendoli inserire nei mezzi-spazi interni quando un attaccante riesce a fare una giocata a venire incontro. Ecco allora che Italiano, sul vantaggio di un solo gol, ha pensato di contenere queste avanzate di Mancini sull’out di destra e di Hermoso sul mezzo-spazio di sinistra inserendo i più freschi Cambiaghi e Orsolini, capaci per attitudine e freschezza di contenere e ripartire.

Dallinga per Castro ha invece avuto come scopo non solo quello di cercare la risalita di squadra dando la palla addosso all’olandese, ma soprattutto di piazzare la sfera proprio nello spazio che si creava alle spalle dei ‘braccetti’ che si alzavano o si allargavano: l’argentino aveva già dato tanto contro Ndicka, che tra andata e ritorno l’ha impegnato severamente, e la freschezza di Dallinga si è rivelata fondamentale per il gol vittoria di Cambiaghi.

Col senno di poi si può dire tutto: possono aver ragione coloro che hanno criticato Italiano per quei cambi ritenuti inopportuni, così come coloro che hanno la giusta motivazione di quei cambi. Naturalmente io faccio parte del secondo gruppo, perché non ritengo il mister uno sprovveduto: che dire allora di Gasperini, che togliendo Celik per Zaragoza ha spianato la strada alla quarta rete rossoblù?

Forse ‘Gasp’ ha tentato di vincerla prima di andare ai rigori, rischiando il tutto per tutto: gli è andata male, ma se la Roma avesse segnato il gol vittoria si sarebbe parlato di mossa vincente.

Ora la premessa diventa il finale: si rischia di essere retorici, ma altro non mi viene in mente se non che alla fine, cambi azzeccati o meno, il Bologna ha fatto una partita coraggiosa, al limite dell’arroganza sportiva.

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