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·28 de junho de 2026
Roma, il retroscena di Benatia: “Ho cercato di prendere El-Aynaoui al Marsiglia, ma costava troppo”

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Mehdi Benatia ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport, a cui ha raccontato il modello di crescita del Marocco e analizzato la situazione attuale del calcio.
Dopo aver lasciato il Marsiglia insieme a Roberto De Zerbi, Mehdi Benatia è tornato a parlare alla Gazzetta dello Sport, a cui ha raccontato il metodo marocchino, che ha portato alla crescita del calcio nel paese, oltre ai grandi risultati della nazionale nelle competizioni internazionali.
Oltre a ciò, l’ex Juventus, con cui ha vinto due Scudetti e due Coppe Italia, ha analizzato la situazione del calcio italiano e raccontato qualche retroscena di mercato. Ecco le sue parole.
Quali sono i segreti di quest’esplosione?
“Innanzitutto una generazione di talenti, che la federazione è stata brava a coltivare. Ma poi ci sono tanti ragazzi che crescono in Marocco e che diventano sempre più bravi. Una svolta è stata l’apertura dell’Accademia Mohammed VI, che si trova a Salé: una struttura di primissimo livello dove si sono formati Ounahi, Aguerde ed En-Nesyri. E c’è grande attenzione prima alla persona e poi al calciatore. Adesso la scena se l’è presa Bouaddi, che è un futuro campione. E il prossimo a venire fuori sarà Ait Boudlal, difensore centrale che gioca nel Rennes: non è stato convocato per il Mondiale ma è un 2006 fortissimo”.
Qual è il punto di forza di questo Marocco e cosa invece va migliorato per provare a ripetere la semifinale del 2022?
“La tecnica è ottima, ma poi c’è grande attenzione a livello difensivo e tutti i giocatori danno veramente il massimo. Bisogna essere un po’ più cinici in area: contro il Brasile avremmo potuto raddoppiare, ma poi abbiamo rischiato che la partita girasse. Comunque gare come quella servono, ti fanno maturare. E contro l’Olanda non si può pensare di avere tante occasioni: quelle che capiteranno bisogna sfruttarle“.
Hakimi vale i terzini destri più forti della storia?
“Per me sì, è sul livello di Cafu o di Maicon. Loro due, però, non facevano i 10-15 gol a stagione che segna Achraf, che gioca pure da centrocampista e da attaccante. E il suo rendimento non scende mai, pur facendo oltre 60 partite a stagione”.
Brahim Diaz non è brillante. Patisce per non aver ancora segnato?
“Probabilmente sì. Rispetto a El Khannouss, che sta giocando molto bene, Brahim è meno in forma. Porta un po’ troppo la palla, fa un tocco in più di quello che dovrebbe, però ha anche servito due assist splendidi a Saibari e ha una capacità unica di girarsi”.
Le riserve del Marocco sono all’altezza dei titolari?
“No, ma è normale. E il gruppo è forte nel suo complesso, perché quando hai bisogno di un giocatore lui risponde sempre nel modo giusto. Solo la Francia può schierare tre o quattro squadre più o meno dello stesso livello”.
È dispiaciuto per l’assenza dell’Italia?
“Tantissimo, l’Italia è nel mio cuore mi ha dato tutto. Purtroppo la realtà è che i migliori attaccanti italiani sono inferiori alle riserve del reparto offensivo della Francia. Spero davvero che l’Italia possa svoltare in tempi brevi”.
Bouaddi e Ounahi li consiglierebbe alle squadre italiane?
“Certo, Ounahi è molto bravo. Bouaddi ha qualcosa in più: è una stella, uno di quei giocatori che nascono solo ogni tanto. Ha una maturità incredibile, intelligenza tattica e personalità. Sembra che abbia 300 partite sulle spalle e invece è solo un 2007. Vale già cento milioni, lui in Italia non verrà: costa troppo”.
El Aynaoui le sembra cresciuto in Italia?
“È molto forte perché abbina qualità e quantità. Non ho capito come mai a Roma abbia giocato meno di quanto mi sarei aspettato. Avevo cercato di prenderlo per il mio Marsiglia, ma costava troppo”.
Il tabellone propone l’Olanda nei sedicesimi e poi eventualmente la vincente di Sudafrica-Canada. Si può puntare a giocare i quarti con la Francia?
“Si può puntare tutto, perché questa squadra fa sognare. Io penso che il Marocco andrà lontano, poi ovviamente il calcio dipende dagli episodi”. Il Mondiale allargato le piace?
“Non mi fa impazzire: troppe partite e alcune sono prive di interesse. E poi i prezzi dei biglietti sono troppo alti. Il calcio è del popolo, non dei ricchi”.
Messi è più giovane di lei di due mesi, Ronaldo più vecchio, altri suoi coetanei sono in campo. Le manca il calcio?
“No, non mi manca. Sono felice di quello che sono riuscito a fare nel calcio e nella vita. Adesso guardo le partite, dopo il Marsiglia non ho una squadra, ma per adesso va bene così”.
Proprio ai tempi del Marsiglia fece alcune trattative con Giovanni Carnevali, all’epoca a.d. del Sassuolo e adesso a.d. della Juve. Pensa che sia la persona giusta per far rinascere i bianconeri?
“Sono sicuro di sì. Adesso c’è la formazione perfetta. Giorgio Chiellini è una persona di livello altissimo, conosce la storia del club e ne condivide i valori. E Carnevali è bravissimo: mi aveva parlato molto bene di lui Roberto De Zerbi e quando l’ho conosciuto per la trattativa per Bakola mi è sembrato subito un dirigente esperto, calmo, che sa prendere le decisioni. Mi dispiace molto per la situazione della Juve, ma sono convinto che con questo nuovo assetto dirigenziale le cose cambieranno”.







































