Calcio e Finanza
·14 de julho de 2026
Sala sul caso Finalter: «Mai preso un euro». E annuncia la dismissione delle quote

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·14 de julho de 2026

«Ognuno risponde alla propria coscienza e io con la mia sono in pace». Con queste parole il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha aperto il suo intervento in Consiglio comunale, chiamato a riferire sulla sua partecipazione del 20% nella società di consulenza Finalter dopo la notizia di accertamenti avviati dalla Procura e dalla Guardia di Finanza.
A chiedere chiarimenti era stato il centrodestra milanese. I consiglieri di Fratelli d’Italia hanno aperto la seduta parlando di «Milano mangiatoia», mentre la Lega ha annunciato di voler affrontare la vicenda non sul piano giudiziario ma su quello politico, definendo Sala «il peggior sindaco che Milano abbia avuto».
Il primo cittadino ha respinto con fermezza le accuse. «Ho una lunga carriera professionale, manageriale e poi politica alle spalle – ha ricordato Sala – non ho da ridire se vengono criticate le mie capacità professionali ma mi dispiace se si fanno illazioni sulla mia integrità morale».
Finalter è stata costituita dopo Expo 2015, prima dell’elezione di Sala a sindaco, con un investimento definito dallo stesso primo cittadino «molto limitato» pari a 10mila euro. Il restante 80% della società appartiene a Cinque G, controllata dalla moglie e dalla figlia di Pietro Galli, già consigliere d’amministrazione in Atm e collaboratore di Sala durante l’esperienza di Expo. Gli accertamenti riguarderebbero alcune consulenze affidate dalla società Engineering, che negli anni ha ottenuto commesse da Palazzo Marino, proprio a Finalter.
Sala ha spiegato che una volta entrato in politica ha scelto di congelare la propria quota in un trust con sede in Italia, affidato al notaio Filippo Zabban, professionista con incarichi già ricoperti in Comune e scelto anche da Milan e Inter per il rogito legato alla vendita dello stadio San Siro.
«In dieci anni di attività della società non ho mai avuto benefici economici» ha chiarito il sindaco «non un singolo euro in dieci anni». Sala ha inoltre annunciato l’intenzione di dismettere la propria quota, cedendola al socio di maggioranza alla stessa cifra investita all’origine.
Sul fronte delle dichiarazioni patrimoniali il sindaco ha precisato di avere reso nota la partecipazione nella società già nel settembre 2016 e che, in assenza di modifiche normative, la legge non impone di ribadirla successivamente. Secondo Sala la vicenda ha però assunto un rilievo politico più che giudiziario: ha parlato di «giustizialismo a correnti alternate» e di un «intreccio tra media e politica», criticando la scelta di alcuni quotidiani nazionali di pubblicare la notizia accompagnata dalla sua fotografia, definendo l’operazione un modo per «buttarmi la croce addosso».
Al sindaco è arrivata la solidarietà della sua maggioranza. Sostegno è giunto anche dai Verdi, che comunque hanno rimarcato come la gestione delle nomine in Comune «è sempre stata poco condivisa e molto accentrata».







































