City Xtra
·17 de julho de 2026
«Se avranno bisogno di me, ci sarò»: Guardiola, ritorno al City

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·17 de julho de 2026

L’ex allenatore del Manchester City Pep Guardiola ha rivolto un messaggio sentito ai tifosi del club, insistendo sul fatto che un giorno tornerà all’Etihad Stadium e che il Manchester City resta “qualcosa di speciale” nella sua vita.
Pep Guardiola ha concluso il suo decennale incarico al Manchester City al termine della stagione 2025-26, lasciando il club da allenatore più titolato della sua storia dopo aver conquistato sei titoli di Premier League, due Champions League e uno storico Treble nazionale in un periodo che ha ridefinito profondamente il modo in cui il club è visto sia a livello nazionale sia nel calcio mondiale.
L’addio del catalano ha dato il via a un periodo di riflessione emotiva all’Etihad Stadium e non solo, con i tifosi alle prese con la realtà di una vita senza l’allenatore che aveva plasmato non solo i risultati ma l’intera identità del club per gran parte dell’ultimo decennio.
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Le parole di Guardiola nella sua intervista a OKX avranno quindi un peso enorme per una tifoseria che si sta ancora adattando alla nuova era sotto Enzo Maresca, con la promessa dell’ex tecnico di tornare – in qualsiasi veste – a offrire un certo conforto e un senso di continuità che le circostanze del suo addio avevano lasciato in parte in sospeso.
I suoi commenti rivelano anche un uomo che osserva con sincero interesse, affetto e più di un accenno della sua tipica ironia il nuovo capitolo all’Etihad Stadium – con l’immagine di Guardiola e del presidente Khaldoon Al Mubarak che guardano insieme le partite ad Abu Dhabi tra le più divertenti emerse da qualsiasi intervista di questa estate.
Parlando a OKX, Guardiola è stato come sempre diretto e aperto riguardo alle sue intenzioni per il futuro, offrendo una promessa che risuonerà ben oltre il momento in cui l’intervista uscirà dal ciclo delle notizie.
“Sarò dietro le quinte, sì o sì”, ha detto Guardiola. “Se avranno bisogno di me, io ci sarò. Il Manchester City per me è qualcosa di speciale nella mia vita. Un giorno, naturalmente, tornerò all’Etihad Stadium. Ma ora voglio stare dietro le quinte. Se avranno bisogno di me, il nuovo allenatore, naturalmente parleremo – non è un problema. Ma devono seguire il loro percorso.”
Alla domanda se guarderà le partite, Guardiola è stato categorico prima di aggiungere la precisazione che solo lui poteva offrire con un tempismo comico così perfetto: “Sì, sì, sì, sì! Non lo so. Se sono alla buca n.14 del campo da golf, magari finirò le quattro buche che restano. Ma se i tempi coincidono, certo. Le partite importanti le guarderò!”
L’ex allenatore ha poi condiviso uno scorcio del suo rapporto con Al Mubarak che strapperà un sorriso ai tifosi che hanno visto la vicinanza tra i due uomini durante tutto il loro periodo insieme al club: “Sono abbastanza sicuro che se sarò ad Abu Dhabi, Khaldoon chiamerà: ‘Dai, guardiamola insieme!’ Questa è una cosa che voglio fare, vedere come criticano il nuovo allenatore come hanno criticato me negli ultimi 10 anni! Ne ho sempre parlato con Khaldoon: ‘Come mi hai punito, come mi hai criticato lì!'”
L’umorismo autoironico sulle critiche ricevute nasconde quello che, alla base, è un insieme di sentimenti profondamente sinceri: un allenatore che se n’è andato non perché l’amore per il club fosse diminuito, ma perché era arrivato il momento, e che ora osserva da lontano con lo stesso coinvolgimento che portava a ogni partita dalla panchina.
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La promessa di restare “dietro le quinte” e di essere a disposizione di Maresca qualora il nuovo allenatore ne avesse bisogno è significativa e parla di una continuità nel rapporto tra tecnico uscente e tecnico entrante che il club ha cercato di favorire per tutta la transizione – con lo stesso Maresca che aveva lavorato sotto Guardiola durante la stagione del Treble prima di sviluppare una propria identità da allenatore al Leicester City e al Chelsea.
L’offerta di rendersi disponibile, per quanto attentamente accompagnata da riferimenti ai campi da golf e agli impegni ad Abu Dhabi, conferma che il rapporto tra Guardiola e la dirigenza del club resta forte come non mai – e che il direttore sportivo Hugo Viana e la leadership del club considerano il catalano non come una figura di un capitolo chiuso, ma come una presenza costante il cui consiglio e la cui esperienza restano una risorsa.
Per Maresca, affrontare gli inevitabili paragoni con il suo predecessore sarà una delle sfide decisive del suo mandato, e la battuta pungente di Guardiola sull’attendere di vedere il nuovo allenatore “criticato come hanno criticato me” porta con sé la consapevolezza che nessun tecnico all’Etihad Stadium sfugge all’attenzione e all’esame imposti dal peso delle aspettative generate dal decennio di successi del City.
Che il ritorno di Guardiola – in qualunque forma dietro le quinte esso alla fine prenda – sia questione di mesi o di anni resta incerto, ma la chiarezza e la sincerità della sua promessa non lasciano dubbi sul fatto che il Manchester City non abbia ancora visto l’ultima volta di colui che lo ha reso ciò che è – e che, quando arriverà il momento, tornerà esattamente come ha detto.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🏴 qui.







































